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venerdì, marzo 11, 2016

La bellezza in uno sguardo







“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall'aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l'amore.”

 AUDREY HEPBURN



martedì, giugno 24, 2014

Un battito d'ali



"Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei..."
Cantava Mia Martini... 

Giovanna si perdeva tra il richiamo del cuore che la spingeva tra le braccia di un amore disperato, e il fuoco del corpo che bramava di desiderio verso quel corpo troppo simile a lei.
E la mente... confusa, spaventata, impaurita, respingeva ogni impulso.Fingeva che quello che le stava accadendo fosse il frutto di un sogno, di un momento di pura scoperta.
Ma non era così.
Giovanna pensava. Giovanna si poneva tante domande. Giovanna si guardava allo specchio e non capiva. Perchè le stava accadendo tutto questo? Perchè lei? Perchè provava quelle emozioni?
Il vortice di emozioni che si era impadronito di lei, aveva un paio di occhi dallo sguardo di gatto, due mani perfette laccate di rosso, un sorriso radioso tinto di ciliegia. 
Negare non sarebbe servito.
Ribellarsi avrebbe ferito.
Passò il tempo, si accettò.
Giovanna era in pace, tra quelle braccia. 
Giovanna era la donna che aveva la forza di essere se stessa.
Giovanna amava Paola.
Giovanna si lasciava andare al richiamo del cuore, spense le parole della mente, dando tutte le risposte che avevo conosciuto. 


"Amami come la terra, la pioggia d'estate;
amami come se fossi la luce di un faro nel mare;
amami senza un domani, senza farsi del male
ma adesso amami dopo di noi c'è solo il vento
e porta via l'amor"
Cantava Emma...

La musica faceva da sottofondo, mentre Paola si perdeva negli occhi di Giovanna. Era la donna più bella che avesse mai visto... la purezza e il candore del suo sguardo erano totalmente disarmanti. Non aveva paura, non aveva dubbi, nutriva solo tante speranze. Che diventasse sua, che l'amasse, che si innamorasse di lei.
E sei lei non era omosessuale? Se le piacessero gli uomini? Come poteva capire se anche lei la guardava con la stessa intensità con cui la desiderava lei stessa?
Poteva provarci senza rischiare di fare una brutta figura?
Fu uno schiocco di dita, un battito di ali, il suono di un campanello, lo squillo di un cellulare... e l'amore è amore.
L'amore non ha bisogno di troppe parole, di situazioni strambe, di complicanzioni troppe complicate. A volte l'amore si ingarbuglia, ha bisogno di compiere passi più lenti o di rendere più appetitoso un incontro.
L'amore è un attimo fuggente o una lunga vita insieme. 
Per Paola, l'amore fu il sorriso timido di Giovanna.
Paola rischiò. Andò contro ogni barriera sociale, emotiva. La conquistò.
Paola e Giovanna si tennero per mano, per tutto il tempo in cui si amarono. 



giovedì, maggio 09, 2013

Amanda e Alexandra, due innocenze spezzate

 Torniamo questa settimana, dopo una lunga pausa, sui nostri (o forse miei), amati telefilm. Questa volta voglio presentarvi due Co-protagoniste della serie televisiva Nikita 2010, il remake della serie canadese andato in onda nei primi anni 2000. Partiamo dal fatto che le due serie non ha nessun collegamento, se non il prendere in prestito dei personaggi, ma nessuna è il proseguo dell'altra.

L'analisi di queste due protagoniste, verte su tema dell'innocenza, vista non tanto come infanzia, giochi, svago e spensieratezza, ma come un momento della vita di cui queste due donne sono state private e quindi, le conseguenze che hanno avuto sulla loro crescita e sulla loro personalità.


Amanda “Helene” Collins(interpretato da Melinda Clarke), è la stilista, assassina, doppiogiochista ed esperta di torture della divisione. Sin dalle prime puntate capiamo che Amanda è una psicopatica, maniaca del controllo che adora distruggere la personalità e l'emotività di ogni membro della divisione. Ha un fare molto, rassicurate, soprattutto quando si siede nella sua stanza con i membri della divisone, per farsi raccontare i dettagli delle missioni e delle loro vite private. Adora anche praticare lobotomie, come fossero semplici tagli di capelli, e non smette mai di inventare nuovi metodi di tortura, passando dal cavare un dente, fino al maciullare la mano con un martello o con una fiamma ossidrica.
Il background di Amanda è molto complesso, anzi la sua infanzia è complessa. Amanda, o meglio Helene e Amanda, sono due gemelle, ma alla nascita ne fu dichiarata solo una, Amanda, mentre la seconda, fu segregata dal padre in uno scantinato, e durante la sua adolescenza venne sottoposta a lunghe torture e lunghi esperimenti, da parte del padre, per poter dimostrare una sua teoria scientifica. Amanda  però stanca di questa situazione, decide di aiutare la sorella a fuggire di casa, ma durante la fuga il padre le scopre, nasce una lotta, uccide il padre, e poi anche la sorella, pugnalandola senza pietà, e assumendone l'identità, e bruciando la casa per non lasciare nessuna traccia.





Alexandra Udinov(interpretata da Lyndsy Fonseca)
,è un ex prostituta tossicomane, attualmente agente segreto della divisione, e erede delle industrie Zetrov. Nei primi episodi non capiamo come mai Nikita abbia addestrato questa ragazza e l'abbia fatta intrufolare nella divisione, ma nel corso della prima serie capiamo che le venne ordinato di sterminare un'intera famiglia russa per questioni politiche, ma al momento di concludere la missione, presa da un atto di compassione decide di salvare la ragazza, di nasconderla e in seguito di addestrarla. Ma nel corso degli anni, Alexandra passa dalla famiglia affidataria dello zio, a un giro di prostituzione, dove inizia anche a drogarsi, ma viene poi salvata da Nikita.
Anche qui il background del personaggio è molto importante,infatti l'innocenza di questa ragazza si è persa un po' a causa della divisione, che le ha distrutto tutta la famiglia, e un po' a causa di ciò che le è successo dopo essere finita in un giro di prostituzione nell'età adolescenziale. Durante il corso della seconda e della terza stagione, il personaggio compirà un lungo percorso interiore, che parte dal suo passato e la porta a comprendere chi è oggi e perché è così.

Amanda e Alexandra, sono uguali ma diverse allo stesso tempo, uguali perché entrambe hanno avuto un infanzia inesistente e un'innocenza rubata, per scopi “superiori”, ma diverse perché le loro reazioni sono totalmente opposte, in quanto Amanda è diventata una serial killer e una psicopatica manipolatrice, mentre Alex è una ragazza che ha fatto i conti con il suo passato e cerca di creare un futuro migliore per sé ma anche per chi come le molto tempo fa si trova nelle sue stesse condizioni.

venerdì, aprile 19, 2013

Ore 12 - Il sogno tra fiaba e realtà.

Biancaneve, Aurora, Alice e Dorothy.
Le fiabe sono la rappresentazione nella letteratura dei sogni, e i loro protagonisti spesso vivono una dimensione onirica, a volte reale, a volte immaginaria.
Un sogno può esser talmente reale per loro da confonderlo con la realtà stessa, e lasciare noi lettori con il dubbio che non tutto sia immaginato.
Il sogno può essere un semplice desiderio, o una dimensione altra da noi... nelle fiabe ovvio.
Sono spesso figure femminili a raccontarci il loro sogno, e per questo ho scelto quattro eroine molto fiabesche ma anche molto 'pop'.
Vi palerò di come la candida Biancaneve e l'ingenua Aurora si contrappongono alla curiosa Alice e alla audace Dorothy.
Biancaneve e i sette nani (1937) Walt Disney.
Biancaneve ed Aurora sognano ad occhi aperti, un amore da fiaba, un amore per sempre, un amore senza confine e senza difficoltà, e una volta incontrato cadono vittime di un sortilegio, e il sogno si trasforma in sonno, un sonno nel quale noi non entriamo, perchè l'unico sogno che gli autori vogliono regalarci è quello reale, quello dell'amore, quello di un mondo non diverso da quello delle protagoniste, con personaggi reali e non immaginati, con un lieto fine portato dalla concretizzazione del sogno e non dal risveglio da esso.
Alice e Dorothy vivono un sogno fisico ma irreale, noi spettatori non restiamo più fuori dal sogno ma lo viviamo, lo vediamo, lo affrontiamo insieme a loro. Il loro sogno non è l'avvenimento catastrofico della storia come per le due donzelle di prima, ma all'interno del sogno si svolge la storia, drammi compresi. E il lieto fine è portato dal risveglio dal sogno, non dalla sua realizzazione.
Due tipi di donne diverse vivono due tipi di sogni diversi.

La bella addormentata nel bosco (1959) Walt Disney.
Biancaneve e Aurora vengono da leggende e racconti popolari, di date imprecisate, fino alle trasposizioni letterarie dei fratelli Grimm per Biancaneve e i sette nani (1817), e di Charles Perrault per La Bella Addormentata (1697). Questo comporta che il modello femminile rappresentato e la loro idea di sogno sia molto arcaica, e vede come loro unica aspirazione l'amore di un principe azzurro a cavallo del suo destriero. Il loro unico sogno è l'amore, e la loro unica virtù è la bellezza, motivo per il quale le rispettive rivali cattive vogliono la loro morte, e le conducono nel sonno che le allontana dal raggiungimento del sogno. Solo i loro amati principi possono svegliarle e condurle alla realizzazione di loro stesse, il matrimonio. Una rappresentazione maschilistica in cui le nostre due eroine non hanno nessun modo di arrivare ai loro obiettivi con le loro stesse forze, ma dipendono dall'uomo. Motivo per quale noi siamo esclusi dal loro sonno, durante il quale diventano protagonisti gli altri personaggi, che sfidano le cattive di turno per salvarle. I due principi, Azzurro e Filippo sono gli eroi delle due fiabe, aiutati rispettivamente dai sette nani e dalle fatine, tutti partecipi della vittoria finale del bene sul male.
Alice nel Paese delle Meraviglie (1951) Walt Disney.
Alice e Dorothy sono state 'concepite' nella seconda parte dell'800, dalle penne di Lewis Carroll (Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie - 1865) e Lyman Frank Baum (Il meraviglioso mago di Oz – 1900). Per questo i due modelli femminili e i loro sogni sono molto più moderni e molto più paritari come diremmo oggi. Le due protagoniste vivono un sogno non reale ma immaginario, perchè le due storie ci portano appunto nella loro mente durante i loro sogni, e ce li fanno vivere direttamente. Non abbiamo più una donna che sogna ad occhi aperti, ma una che è talmente stanca di farlo che attraverso il sonno vive il sogno come fosse un accadimento reale.
Alice è spinta dalla voglia di conoscenza, dalla voglia di storcere la visione del mondo già conosciuta, figlia di un'era di importanti scoperte scientifiche che stavano rivoluzionando il mondo, portandolo in un caos di nuove idee. Nel Paese delle Meraviglie lei vive questo caos portato all'eccesso, se il suo sogno era vivere senza una cognizione logica delle cose qui viene accontentata, ciò che accade non ha nulla di logico e sensato. Ma è stata lei a volerlo. Ed è lei con le sue forze ad affrontare tutto quello che incontrerà, sarà la sua insolenza, e perchè no, maleducazione a levarla e metterla nei guai e sarà lei semmai ad aiutare gli altri e non viceversa. Non ci sarà un lieto fine fiabesco, il Paese delle Meraviglie diventa per Alice un posto da cui voler fuggire, e la sua collera la farà svegliare nel suo mondo, contenta dell'esperienza ma grata che sia finita. 
Il mago di Oz (1939) Victor Fleming.
L'evoluzione femminile continua con Dorothy, che sognerà il mondo di Oz per una voglia di emancipazione che la porterà via da casa. Dorothy è la figura più forte delle quattro, nonostante sia solo una ragazzina avrà l'audacia di percorrere un regno sconosciuto, affrontare strane creature, protestare contro il mago per far aiutare i suoi nuovi amici, e sfidare la tremenda strega dell'Ovest. Dorothy riuscirà ad aiutare l'uomo di latta, il leone codardo e lo spaventapasseri, donando loro tanta fiducia da far si che i loro sogni si esaudiscano, e salva la popolazione di Oz dalla minaccia delle streghe. Eroina indiscussa, che lascia casa per un desiderio di autonomia, e si ritrova in un sogno dove salva tutti e capisce che però nessun posto è come casa, e quindi il suo risveglio è nel suo letto, circondata da tutti coloro che le vogliono bene.
La particolarità di Alice e Dorothy è appunto il loro ritorno alla realtà, dopo un percorso che le ha fatte crescere e riflettere. Mentre Biancaneve e Aurora arrivano al sogno restando nella vita che han sempre avuto. Si potrebbe dire che loro realizzano il sogno, mentre le prime due no.
Non è così, perchè le quattro protagoniste rappresentano quattro donne diverse, e ognuna ha il suo sogno che a suo modo realizzerà. Il sogno non è necessariamente un paese dove tutto è al contrario o un uomo da amare, il sogno è sentirsi realizzati, e quattro ragazze raggiungono quattro mete che si erano prefissate, perchè Biancaneve ha trovato l'amore e la serenità che le era stata rubata, Aurora sposa il principe che aveva sognato da sempre, rincontrando i suoi veri genitori, Alice vive nel mondo dove tutto quello che è non è e capisce che non è accettabile, e Dorothy assapora la libertà capendo quando e come usarla.
I sogni son desideri cantava Cenerentola... come darle torto.

giovedì, aprile 18, 2013

Ore 00 - The little black jacket: Il sogno di Coco Chanel.

1954. Gabrielle Chanel ha un sogno: ricercare la modernità, permettere alla donna di sentirsi libera senza farle indossare una maschera, senza mai modificare il suo modo di essere a seconda degli abiti che indossa.
In una moda schiava degli anni '40, ricca di corpetti, vestiti a vita stretta e sfavilli vari, Madamoiselle
Coco è simbolo di eleganza e allo stesso tempo minimalismo fatto di linee dritte e decise.
Ma Coco è tormentata: il corpo è sempre in movimento e sembra quasi impossibile creare un capo che si adatti ad ogni occasione, che sia morbido e scenda perfettamente sulle curve femminili.
Gabrielle è la rivoluzione della moda femminile per eccellenza. Nessuna è come lei, nessuna sarà in grado di cambiare gli adattamenti dei tessuti e i tagli degli abiti.
Eppure sente che l'ispirazione è vicina.
Scoperto il tweed in Scozia, lo utilizza per realizzare i suoi famosissimi tailleur con gonne a portafoglio sino al ginocchio. E poi per dare alla luce l'evergreen della maison: la petite veste noire, the little black jacket.
Dritta, sfoderata, morbida, permette al corpo libertà di movimento, in qualsiasi postura. Quattro tasche vere, bordi a tinta unita o in contrasto.
Bottoni con il famoso emblema, mai senza asola e per finire, il tocco di precisione, la catenina posta all'interno: per far sì che il capo cadi perfettamente sul busto.
Una rivoluzione, una pietra miliare, indossata dalle maggiori star del momento, da Grace Kelly, a Brigitte Bardot a Romy Schneider. Diventa un capo essenziale, punto luce della donna.

Negli anni successivi è reinventata da Karl Lagerfield: eccessiva, trasgressiva, abbinata al tailleur, ma anche ai jeans. Ricamata, black o white, colorata, dai toni aggressivi a quelli pastello. Si adatta a qualsiasi
metamorfosi nella sua perfezione.
Diventa l'emblema della casa di moda ma anche uno dei capi fondamentali alla pari dei blue jeans e dalla camicia.

Gabrielle Chanel si ispira alle giacche maschili, in particolare a una divisa di un hotel austriaco, e riporta così la linea rigida nella femminilità, creando il simbolo della versatilità e della atemporalità.

La little black jacket è la realizzazione di un sogno di una grande donna, è la trasfigurazione del pensiero della libertà nell'arte. E' il simbolo della rivoluzione femminile, della forza delle donne, del nostro coraggio.
Non è un semplice pezzo di stoffa, ma una leggenda. Coco Chanel è stata in grado di cambiare l'immagine di noi donne, di renderci indipendenti e libere, selvagge e rigorose allo stesso tempo. Una figura che ha dato voce alla nostra personalità, un esempio da seguire, un sogno da imitare.

Karl Lagerfield dedica alla piccola giacca nera un libro e una mostra in cui, insieme a tantissime star del cinema, dell'arte e della moda, la reinterpreta. Per dimostrare quanto ancora oggi questo capo sia moderno, quanto ancora sia intramontabile.

mercoledì, marzo 27, 2013

Ore 00 - Alda Merini: una donna amante del vivere.


Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.”

Versi d'amore, di rabbia, di delusione ma anche di forza e tenacia, quelli della grande poetessa Alda Merini. Conosciuta, purtroppo, come La donna “pazza” capace di esprimere egregiamente i sentimenti attraverso le parole: questo è ciò che gli ottusi vedono.
Io vedo una magnifica donna, dall'animo coraggioso, pronta a resistere alle sofferenze del manicomio e a vivere di poesia. Una poesia in grado di lasciarti senza parole, di stupirti e sorprendenti per la sua intensità, quasi a voler lasciar scorrere lacrime consapevoli e profonde.
La cantante delle emozioni per eccellenza.

Alda Merini ha sofferto e patito nella sua vita. Sin da subito con la guerra: costretta a vivere per anni in un casolare vicino ad una risaia e privata della possibilità di studiare, riesce a resistere sino a quando non torna a Milano (la sua città) ma si ritrova in un locale, accampata, soffocata. Sposa Ettore Carniti, un uomo che amerà con tutta se stessa ma dal quale dovrà subire violenze. Il suo stato d'animo inizia a vacillare per poi sfociare in disturbi psichici: malinconia, depressione nell'ambiente domestico. Anni e anni in manicomio segnano la sua personalità. Dure sono le parole che la stessa poetessa esprime nei confronti del trattamento riservato soprattutto alle donne internate nei diversi ospedali che si trova a frequentare.

Quando ci mettevano il cappio al collo
e ci buttavano sulle brandine nude
insieme a cocci immondi di bottiglie
per favorire l'autoannientamento,
allora sulle fronti madide
compariva il sudore degli orti sacri,
degli orti maledetti degli ulivi.”
e ci buttavano sulle brandine nudeinsieme a cocci immondi di bottiglieper favorire l'autoannientamento,allora sulle fronti madidecompariva il sudore degli orti sacri,degli orti maledetti degli ulivi.”

O contro gli stessi preti che si occupavano delle funzioni religiose in quegli ambienti: stuprano le giovani donne, ridono di loro, e Alda non può che allontanarsi dalla sua fede in Dio e dipingerlo come un tempio cattivo che ci guarda da lontano.
Solo con il passare degli anni Anna, ormai vedova, riuscirà a ritrovare se stessa e l'amore per la poesia superando il periodo cupo e vuoto della sua esistenza. Da clochard nella casa dei Navigli, fra libri, quadri e sigarette, spesso in compagnia dei suoi amici artisti. Scoperta da Giacinto Spagnoletti sono in tanti ad apprezzarla: da Quasimodo a Montale, a Pasolini alla Spaziani. Ottiene persino il premio Montale Guggenheim nel 1993. Ma ciò che rimane di lei è la sua profonda passione per la letteratura e la poesia, la sua voglia di vivere e l'ardore che accompagna i suoi scritti. E' “una macchina d'amore”: è ciò che muove la sua vita, ciò che la avvicina nonostante tutto a suo marito, ciò che la porta ad aprirsi al prossimo, a resistere fra mura oscure, a pregare quando ne aveva bisogno, a sognare di poter volare in alto, a desiderare le sue figlie, a mascherare la malinconia o il vuoto della quotidianità, a desiderare e a soffrire allo stesso tempo.
Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola,
per riderci sopra
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
la mie canzone d'amore.”
Innalza il suo canto d'amore, non privo di sofferenza. Amare è soffrire. Ma “Chi ama è il genio dell'amore.”

La poetessa vive burrascosamente ma non si risparmia mai: la donna è un essere splendido che brama ogni giorno e può arrivare fino alla cima dell'universo.
Alda Merini trae il bene anche dalle sue esperienze negative, dalla sua fragilità d'animo, dalla sua battaglia interiore; non disdegna mai ciò che è stato: “Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio.
Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”
.

Un esempio di donna. Un esempio di scrittrice. Un esempio di libertà.

martedì, marzo 19, 2013

Ore 12 - Il nuovo gentil sesso.

“Benvenuti nell'era dell'anti-innocenza: nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare; facciamo colazione alle sette e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile. L'autoconservazione e concludere affari hanno priorità assoluta. Cupido ha preso il volo dal condominio.”


Quattro donne a Manhattan. Ognuna incarna un diverso modello di personalità: complicata, cinica, romantica o spericolata. Tutto all'interno di un nuovo mondo e in una nuova concezione della realtà.
La donna ormai è padrona della sua vita, libera di conoscere diversi uomini, di costruirsi una propria carriera, di dedicarsi a ciò che la interessa, pur restando single, pur decidendo di non sposarsi e avere figli.
L'idea standard stile anni '50 è superata. Possiamo comportarci come gli uomini e mettere da parte i sentimenti.
Sex and the City è il classico telefilm anni '90 dalle idee brillanti, figlio di una nuova era, capace di mettere in mostra le nuove prerogative di donne affascinanti e potenti.
Così, quasi per gioco, ricordando che il tema della donna non poteva essere trascurato in questo mese, ho deciso di stilare un profilo delle protagoniste, Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha; specchio delle nostre più accentuate caratteristiche e nelle quali ci si può rivedere con ironia. Ricordando che è necessario ormai per noi donne essere al potere e superare i vecchi ed obsoleti uomini.

Carrie Bradshaw: Intraprendente e spigliata, è una scrittrice. La sua rubrica (appunto intitolata “Sex and the City”) descrive le nuove relazioni e le loro problematiche. Carrie è terrorizzata dai rapporti, ha bisogno di controllare qualsiasi cosa non sia programmata o schedata, e non riesce a godersi un legame senza essere tormentata dai possibili problemi in cui possa incorrere.
Il suo primo amore è New York: una città cosmopolita nella quale è talmente facile rimorchiare quasi quanto chiamare uno di quei famosi taxi gialli. E' tormentata dal futuro, dall'idea di poter rimanere un giorno sola ed infelice. Disperatamente cerca di rincorrere il suo Mister Big o di dimenticarlo con altre relazioni, tutte finite male. E' alla ricerca del vero amore, che la consumi e le bruci l'anima.
Ha bisogno della sua intimità e dei suoi spazi, la libertà per lei è fondamentale.
Ha uno spiccato senso della moda e ama comprare scarpe costose.
Per me è lei il mio alter ego.
“Certe donne non sono fatte per essere domate. Forse hanno bisogno di essere libere finché non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre.”

Miranda Hobbes: Avvocato, donna in carriera. E' forte e tenace, cinica quanto basta. Niente romanticismo nella sua vita: solo fatti e concretezza. E' diretta, arriva sempre al punto. E' la migliore amica di Carrie; riesce sempre a cogliere in lei ogni minimo problema e cambiamento, ma non le risparmia le sue critiche costruttive e molto sagaci. Non crede nel principe azzurro, ma nella possibilità di condividere con qualcuno le proprie scelte di vita con responsabilità. E' una maniaca del controllo, niente può essere fuori posto o andare contro le sue scadenze. Tra le sue priorità la carriera è in cima, seguita poi dal resto. Preferisce realizzare se stessa, magari con qualche pausa per del buon sesso.
“Il romanticismo non esiste senza del buon sesso.”

Charlotte York: Sentimentalista e sognatice. La classica ragazza romantica. Il suo scopo: matrimonio, famiglia, figli anche a costo di lasciare da parte la sua carriera. Spesso vede il sesso come un tabù. Non si sente libera di parlarne e non crede che le donne possano avvicinarsi a incarnare un uomo. Ci sarà sempre una distinzione classista. Noi siamo fatte per determinate cose, loro per altre. Può parlare di notizie futili e improvvisamente dire qualcosa di tanto saggio da avvicinarla al Dalai Lama, per poi ricadere nella sua personalità. La sua maturità spesso è nascosta dai suoi comportamenti infantili. Spesso è fin troppo moralista ed eticamente corretta.
“Le donne vogliono solo un uomo che le salvi.”

Samantha Jones: Donna di successo, in grado di non provare sentimenti. Si gode la vita per i piaceri che riesce a concederle. Usa gli uomini come siano qualcosa da gettare. Ama parlare del sesso come se fosse un nuovissimo romanzo o programma televisivo. Lo conosce in tutte le sue forme e spesso, proprio per questo, si scontra con Charlotte. Il diavolo e l'angioletto.
E' seducente, spontanea, ottiene sempre ciò che desidera a qualsiasi costo. Non crede fermamente nel matrimonio e nella monogamia. Le relazioni vanno usate per trarne piacere e profitto. Il dolore e l'amore sono inconcepibili. La sua vita sessuale è decisamente attiva.
E' difficile farle cambiare idea, è alla pari di qualsiasi uomo di potere e successo.
“Il denaro è potere, anche il sesso è potere, quindi un'operazione denaro per sesso è soltanto uno scambio di potere.”

Ovviamente ci sono tantissime altre sfumature nel cuore e nell'anima di una donna. Ma spesso siamo così diverse da poter sembrare agli uomini territorio nemico. Ma quello che loro non sanno è che siamo le uniche in grado di cambiare la loro vita e giocarci come meglio crediamo.
Spesso il potere è la giusta soluzione.
O è meglio aspettare il vero amore?
Siete più Charlotte o Samantha?

“L'uomo avrà anche scoperto il fuoco ma la donna ha scoperto come giocarci.”