martedì, febbraio 19, 2013

Ore 12 - Les Misérables parte 3 - Un percorso attraverso i costumi.

Post restaurazione. Il popolo francese è ancora una volta sottomesso ad un re e vuole insorgere. Il popolo francese è stanco, combattuto, affamato, scontento. I ricchi sono sempre più lontani dai poveri. E si vive fra le strade, con stracci e malattie. Senza amore, senza pane, senza speranza.
Questo è il mondo dei Miserabili: diseguaglianze sociali e malcontento generale. Victor Hugo compone una storia monumentale che percorre un periodo di tempo dal 1815 al 1848. Tom Hooper invece decide di trasformare questo capolavoro in una rivelazione: un musical capace di riportare ogni singola emozione.

Tra le varie nomination agli Oscar, oltre ad Hugh Jackman e ad Anne Hathaway per la loro splendida interpretazione, quella a Paco Delgado per i Migliori Costumi.
Il costumista, già famoso per La pelle che abito, ha curato con particolare attenzione ogni abito dei diversi protagonisti.
Il suo è stato un vero e proprio percorso, non solo di ricerca, ma anche di riscoperta dei caratteri dipinti da Hugo.
Il più importante è sicuramente Jean Valjean: il regista voleva conferirgli una sorta di santità, ovvero un cammino che portasse sulla buona ed umile strada. L'ex galeotto da ladro si trasforma in un sindaco e poi in padre modello, conferendo la personalità di un uomo saggio ed altruista. Anche il suo aspetto lo conferma: partiamo da una situazione difficile raffigurata da una veste rossa e strappata per poi giungere a completi impeccabili, fra cui il multistrato scuro ritrovabile persino in molte nuove collezioni attuali.
Delgado quindi si ispira alla moda contemporanea mischiandola con le raffigurazioni di un tempo.

Più complessa diventa la strada di Fantine. Come sostiene lo stesso costumista, il film è una sorta di specchio. La candida ragazza infatti pare svolgere il processo inverso a quello del protagonista principale, così come accadrà poi con Eponine e Cosette.
Delgado aveva bisogno di rappresentare la sua purezza, il candore, la sua impeccabilità e timidezza, esprimendo una parte apparente della sua personalità: l'abito rosa quasi da Venere o da dama nobile è in assoluto contrasto con quello scarlatto indossato nel bordello.
Prova del chiasmo creato è il colore rosso: Jean Valjean appare nella prima scena vestito di rosso quando è più in basso nella società e così apparirà poi Fantine alla fine della sua decadenza.
Il candidato all'Oscar inoltre sottolinea come si sia completamente avvicinato agli usi dell'epoca: le donne di strada erano coloratissime e presentavano veli trasparenti in ogni parte del corpo.

Con la “caduta” della madre, Cosette, la figlia di Fantine, sconvolge la sua posizione: da serva ribelle a bambola pura e rispettabile. Sembra quasi che la morte sia servita per riportare alla luce un'anima destinata all'ombra.
Gli stracci con cui è vestita Cosette ricordano quelli dei tanti poveri che appaiono ovunque nelle strade parigine. E stonano a confronto con la figlia dei locandieri, Eponine, trattata come una principessa.
Da anatroccolo quindi, Delgado le dona l'aspetto di un cigno, di una giovane elegante, con sempre elementi bianchi a caratterizzarne lo spirito elevato.
Il nero, il verde militare, le tonalità scure rivestono invece l'anima forte e coraggiosa di Eponine ormai adulta; confinata alla strada e senza un futuro, consumata dall'amore per Marius che ha occhi solo per Cosette.
Anche qui Eponine perde ancora una volta, quasi a ricordare che non per tutti c'è un lieto fine.

Ogni personaggio sembra essere quasi esasperato nella sua figura: le situazioni sono così anch'esse marcate da dare la necessità di mescolare elementi di irrealtà e fantasy.
E subito spiccano nei ricordi i Thènardier, i locandieri, che quasi ricordano un circo o gli artisti di strada del Montparnasse. Sono la punta di colore del film e Paco Delgado disegna perfettamente la loro immagine, donandogli costumi quasi da film da animazione. Labbra scarlatte, viso chiaro, cappello nero e riccioli rossi. Un patchwork, un insieme di tonalità che risaltano senza dubbio, quasi rieccheggiando i temi barocchi delle sfilate milanesi alla Dolce e Gabbana.


Ed infine troviamo da una parte (sembrerebbe quella giusta) i ribelli e dall'altra Javert, l'ostinato nemico di Valjean.
La loro è una lotta che segnerà uno strano epilogo ma che rappresenterà anche la fine di un'era.
Javert è simbolo dello stato e quindi della monarchia stessa, la sua morte sarà preludio di una nuova rivoluzione dove ancora una volta le vecchie istituzioni cadranno per lasciar spazio alla comunità e alla democrazia.
La bandiera francese è quasi un nascosto protagonista, presente in ogni circostanza, è lì silenziosa a ricordare la storia e le sofferenze di un popolo illuminato. E tali sono gli abiti dei rivoluzionari, a partire da Enjolras, il capo degli studenti, il più fiero e il più coraggioso, legato ai suoi ideali da sacrificare la sua giovane vita sino ad arrivare a Marius, l'amore di Cosette, e a Gavroche, il saggio ed impavido ragazzino di strada.
E' ad un personaggio realmente esistito che Delgado si ispira questa volta. Nell'Ottocento era consuetudine ritrovare fra i vicoli delle grandi città, bambini che vivevano senza dimora e dimostravano la maturità di uomini ormai adulti.
La divisa che ognuno di loro indossa porta come stemma la coccarda di nastro tricolore ripiegata mediante plissé simbolo della rivoluzione francese, per indicare il loro dovere verso la libertà, la fratellanza e l'uguaglianza.
Ricoperto di blu, per quasi tutto il film, è invece Javert, che si classifica come l'altra faccia della medaglia. L'ispettore di giustizia troppo ottuso per riscattare Valjean. L'ispettore troppo saldo sui suoi principi per abbracciare il cambiamento che infervora la popolazione. La sua divisa militare turchese è similmente ispirata alle nuove giacche invernali di Gucci, così come il rosso scarlatto è ripreso dalla collezione estiva di Paul Smith.
Elementi nuovi per uno stile passato. Paco Delgado cerca di comunicarci attraverso le immagini il percorso psicologico e caratteriale dei personaggi, accompagnandoci in un mondo dove niente è perfetto, dove gli uomini devono lottare ogni giorno e non sempre vincono le loro battaglie. Uomini che forse sono troppo in basso per essere notati, o semplicemente troppo Miserabili per essere considerati. A cui però spetta un riscatto, quello di Dio.
“Look down and see the beggars at your feet
Look down and show some mercy if you can
Look down and see the sweepings of the street
Look down, look down,
Upon your fellow man!”

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4/ 5
Oleh