giovedì, maggio 23, 2013

Ore 12 - L'iconica innocenza di Marilyn


Marilyn Monroe (by Sam Shaw, 1958)
 Le persone dolci non sono ingenue né stupide, né tanto meno indifese. Anzi, sono così forti da potersi permettere di non indossare nessuna maschera. Libere di essere vulnerabili, di provare emozioni, di correre il rischio di essere felici

Siamo giunti al termine di questo viaggio attraverso gli adulti e la loro innocenza, e dopo aver parlato di maniacali collezioni, travestimenti fumettistici, canzoni innocentemente rock, è l'ora di lasciare spazio all'incarnazione dell'innocenza, alla prima ed inimitabile icona pop, una diva che ha fatto della suo distratto divismo e del fanciullesco sorriso le sue armi.
L'imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi.
 
Marilyn Monroe (by Sam Shaw, 1956)
Marilyn Monroe, al secolo Norma Jeane Mortenson, ha rappresentato per gli anni '50 l'innocenza femminile e al tempo stesso la sua malizia, il sorriso e la sensualità, la diva e la fragile donna.
Quello che viene a volte confuso con leggera fatuità è in realtà una necessità di sentirsi innocenti e bambini, una necessità di vivere una spensieratezza che ci è stata negata da bambini.
Marilyn era questo prima di essere una diva, una donna che aveva bisogno della leggerezza per affrontare i tanti problemi e drammi che la vita le aveva posto davanti.
Quando ero piccola, nessuno mi diceva mai che ero carina; bisognerebbe dirlo a tutte le ragazzine, anche se non lo sono.
Si potrebbe pensare che Marilyn fosse la donna più fortunata, amata, bella, perfetta dell'epoca, anzi di tutti i tempi, ma la Monroe aveva affrontato una infanzia tra famiglie affidatarie e orfanotrofi, una madre colpita da diversi disturbi mentali, fino al punto di dimenticarsi, nel vero senso della parola, dell'esistenza di sua figlia, abusi sessuali, matrimoni sempre terminati male, qualsiasi tipo di lavoro, anche il meno onorevole, per sopravvivere, e diversi problemi di salute che le hanno impedito nel suo ultimo anno di vita di girare film e lavorare a tutte le pellicole propostele.
Ed una eterna solitudine ed infelicità, che la portò ad abusare di medicinali e barbiturici, gli stessi che la portarono alla morte la notte del 5 agosto 1962.
Non starò qui a fare teorie sulla sua sospetta morte, sui complotti, sui Kennedy, perchè che sia stato un suicidio, un incidente, un omicidio, nulla cancellerà la turbolente anima di questa donna, che usava il sorriso per assaporare una innocenza ed una infanzia negate e rubate.
La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l'incarnazione.

Marilyn Monroe (by Nickolas Murray, 1952)
Marilyn incarnava i canoni della bellezza giunonica anni '50, diventando poi lei stessa l'icona e l'incarnazione di questa bellezza, che ancora oggi ispira milioni di donne comuni e dello showbiz, da Madonna a Gwen Stefani, per citare gli esempi più noti.
Marilyn è diventata per milioni di persone, specie dopo la sua morte, una icona indiscussa del cinema e della moda, perchè con quell'aria distratta e un po' infantile incantava tutti, e con la sua bellezza e la sua sensualità convinceva chi ancora non credeva nella stella di Hollywood.
La abilità di Marilyn è stata proprio quella di saper unire in un unico personaggio la bambina e la donna, la bambola e la diva, un po' come un angelo e un diavolo che condividevano lo stesso abito di paillettes, gli stessi boccoli biondi, e la stessa tonalità di rossetto.

Le donne sono dotate di due armi formidabili: il trucco e le lacrime. Fortunatamente per gli uomini, non possono essere utilizzate contemporaneamente.

La femminilità è ancora più attraente se dolcemente ammiccante, e l'innocenza è ancora più stuzzicante se sessualmente provocante.
La Monroe aveva capito tutto questo, e ci giocava in parte, ma probabilmente lei era davvero fatta così, e il suo successo era dovuto proprio a questa dualità, a queste due anime che lottavano tra loro, tra divertimento e tristezza, tra sogni e reali dolori, tra sesso e amore.
Tutto nella storia di Marilyn ha un doppio risvolto, e tutto può essere visto sotto queste due luci diverse, ma una non esclude l'altra.

Non sarò soddisfatta finché la gente non vorrà ascoltarmi cantare senza aver bisogno di guardarmi.

Marilyn Monroe (by George Barris, 30 giugno 1962)
L'innocenza di una donna che non è riuscita ad essere bambina, quando diventa felice, si triplica, l'innocenza di una donna che ha sofferto, quando viene delusa si nota ancora di più, l'innocenza di una diva, quando i riflettori si spengono, brilla ancora di più, brilla più di quei famosi diamanti, migliori amici delle ragazze.
Marilyn sapeva di essere bella, e sapeva che avrebbe dovuto pagare un prezzo anche per quello. Forse la sua bellezza era la fonte del suo successo, visto che lei stessa non credeva nelle proprie doti recitative, ma quello che resterà impresso in tutti noi sarà quel sorriso da bambina, quegli occhi sinceri, e quell'aria spensierata qualunque cosa facesse o dicesse.

Non sono stata abituata alla felicità: è qualcosa che non ho mai dato per scontato, ma pensavo che sarebbe arrivata con il matrimonio.

Perchè nonostante Marilyn dicesse di preferire una tiara di diamanti ad un bacio, era il calore umano che quella ex bambina maltrattata cercava in chi le si avvicinava, per questo si innamorava così facilmente, e altrettanto facilmente restava delusa dalle persone.
Non so chi fosse davvero Marilyn, ma senza dubbio Norma e la sua innocenza son sempre state la parte più importante di una icona patinata scappata troppo in fretta da una vita che forse le aveva dato tutto, o forse niente.
Sapevo di appartenere al pubblico e al mondo, non per il talento o la bellezza, ma perché non ero mai appartenuta a nient'altro o a nessun altro.

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