mercoledì, aprile 24, 2013

Ore 12 - Traumerei: i Kinderszenen e il Sogno di Schumann


"Era un'eco delle parole che mi hai scritto una volta, che <<a volte ti sembro un bambino>> - in breve mi sentivo un fanciullo e ho scritto circa trenta coserelline spassose, ne ho scelte dodici e le ho chiamate Kinderszenen."

(scrive Robert Schumann alla moglie Clara Wieck, 1838)

Composti nel 1838, i Kinderszenen (in italiano Scene infantili) costituiscono una delle opere più celebri di Robert Schumann e, al tempo stesso, una delle più controverse. Sono in molti a definire questa raccolta di pezzi brevi una raccolta per bambini, come lo stesso Schumann affermò in un primo momento. Al tempo stesso, però, ci si chiede se tale opera possa essere, in realtà, sui bambini, ma fondamentalmente rivolta agli adulti. Clara Wieck, moglie del compositore e pianista lei stessa, aveva più volte sottolineato, nelle sue lettere, lo spirito "fanciullesco" del marito e pare siano state proprio tali epistole a ispirare la composizione dei Kinderszenen.

Tutti voi avrete ascoltato almeno una volta il Traumerei, il brano più celebre dei Kinderszenen. Ve lo riporto, eseguito dalla grande Martha Argerich:


Traumerei (in italiano Sogno) è un brano caratterizzato da un tema semplice, lineare, che rievoca la dolcezza della dimensione onirica e che, inserito in una raccolta dedicata all'infanzia, acquista la sfumatura delicata dell'innocenza, del sonno senza incubi di un bambino. I Kinderszenen, così come le altre due raccolte del 1838 (Kreisleriana  e Novelletten) costituiscono un "ciclo poetico", ovvero una delle opere nelle quali si esplica con più chiarezza il legame tra musica e poesia che caratterizza tutta la produzione schumanniana. Nel diario "domestico" scritto a quattro mani da Robert e Clara, il compositore scrive, nell'agosto del 1838:

"Suona qualche volta i miei Kreisleriana! In alcuni pezzi c'è un amore veramente folle e la tua vita e la mia e tanti dei tuoi sguardi. Le Kinderszenen sono l'opposto, soavi delicate e felici come il nostro futuro."

E' così che Schumann descrive le sue Scene infantili: come qualcosa di soave, di delicato e di felice. A quale altro elemento potremmo applicare questi attributi se non proprio al sogno? un sogno che affonda le sue radici nella pace domestica, in quel futuro sereno che Schumann prospettava per sé e per la sua famiglia e che, purtroppo, non ebbe mai: il celebre compositore, infatti, morì a quarantasei anni dopo aver tentato il suicidio ed essere stato internato in manicomio dalla stessa Clara. Tuttavia, malgrado il terribile destino che lo attendeva oltre la soglia dell'età adulta, nelle composizioni di Schumann possiamo trovare ancora il "bambino" che Clara vedeva in lui, l'affinità elettiva (per richiamare un autore che amò moltissimo: Goethe) tra musica e poesia, tra sogno e realtà, tra innocenza e maturità.

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Oleh