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lunedì, aprile 11, 2016

Eventi Prudenti: 'Il sindaco pescatore' all'Auditorium comunale di Adelfia.

Ieri sera presso l'Auditorium Comunale di Adelfia (Bari), si è tenuto lo spettacolo di prosa "Il sindaco pescatore", con la regia di Enrico Maria Lamanna, con protagonista Ettore Bassi nei panni di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso nel 2010. 
Tratto dall'onimo libro di Dario Vassallo, lo spettacolo racconta la vita politica, ma non solo, di Vassallo, che da pescatore diventa sindaco, per il suo desiderio di cambiare le cose, anche in una piccola comunità, anche un po' alla volta, anche, solo, a piccoli passi.
Basta credere in ciò che si fa, e si può ottenere ciò che si vuole, si può ottenere il cambiamento.
La rappresentazione, che vede come unico protagonista uno straordinario Ettore Bassi nei panni del "sindaco pescatore", vede la partecipazione di alcune voci fuori campo, tra cui quelle di Sebastiano Somma e Pino Ammendola, e di alcuni ragazzi sul palco, che rappresentano un po' i giovani di Pollica, e la sua speranza. Le musiche originali sono state composte da Pino Donaggio.
Bassi, probabilmente nella sua interpretazione migliore, da vita al personaggio di Vassallo, raccontando la sua vera storia, in prima persona, pochi minuti di spirare, in quei 30 secondi prima che il suo ignoto assassino spinga il grilletto, e faccia fuoco su di lui, con quei nove colpi mortali.
Nonostante il momento in cui tutto questo sta accadendo, nella sua mente il personaggio ha la lucidità di spiegare al suo assassino perché il chiamarlo "sindaco di merda" e ucciderlo non abbiamo una vera ragione, e con molta spensieratezza racconta tutto ciò di buono che ha fatto nella sua vita politica, rimboccandosi le mani, senza mai paura di sporcarsi, sia fisicamente che moralmente.
E così Angelo ci racconta del coraggio di suo padre, il "collega", che aveva sfidato da bambino un delinquente pur di riavere il suo pallone, ci parla di come il richiamo del mare fosse troppo forte, e da una piccola imbarcazione lui e i suoi fratelli sono arrivate a averne tre, di cui l'ultima fatta apposta per loro, lavorando sempre senza sosta, ci racconta di come il richiamo politico fosse inevitabile, non per denaro, ma perché lui di vedere il potenziale del suo paese non ne poteva più. 
Una serie di aneddoti che mostrano un uomo nella sua interezza, un politico ma un pescatore, un marito e un funzionario dello stato, un animo buono ma a cui non importava inimicarsi nessuno, purché la sua terra prosperasse e progredisse. Un uomo tutto d'un pezzo, ma sempre disposto a aiutare tutti. 
L'attore barese riesce a spiegarci tutto con una tale semplicità disarmante da non permetterci mai di staccare gli occhi da lui per tutta la durata dello spettacolo. Un personaggio molto sentito da Bassi, come dimostrano il sentimento e la bravura che trasmette in ogni battuta, in ogni attimo del racconto, fino a quel momento di commozione finale per i lunghi applausi del pubblico, che lui dedica a Vassallo, un vero eroe moderno, che ha portato in un posto fino a allora dimenticato, provvedimenti poi attuati in tante altre città.
Uno spettacolo lineare, pulito, senza distrazioni, che cattura il pubblico, per l'efficacia del testo e la bravura del protagonista. Brillano di luce propria alcuni momenti, come il racconto divertente del depuratore (che mostrano un sindaco al servizio del cittadino nel vero senso della parola), o il brano tratto da "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway, e infine il momento in cui il più piccolo dei ragazzi sul palco indossa la fascia da sindaco.
Lo spettacolo si chiude con la morte del protagonista, che rimane disarmato dall'assenza dei suoi concittadini in un momento come quello, e con il suo viaggio verso una nuova vita, rivestendo i panni del pescatore, e riponendo la fiducia nei giovani. Un messaggio di speranza quindi, perché quello che Angelo ha fatto non verrà di certo dimenticato, e anche se lui non c'è più, tutte le piccole comunità dovrebbero prendere esempio da quello che ha fatto lui, perché nella legalità c'è sempre la strada che porta a una rinascita.

Ma chi era Angelo Vassallo?
Angelo Vassallo è stato sindaco di Pollica, località in provincia di Salerno, per tre mandati. Oltre alla carica di sindaco, ricopriva anche quella di presidente della Comunità del parco, organo consultivo e propositivo dell’ente Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed era stato Presidente della Comunità Montana Alento Monte Stella. Era inoltre vicepresidente delle ‘Città slow’, aderenti al manifesto dell’associazione Slow Food ed era stato Presidente delle 'Città Slow' nel mondo.
Nel 2009 Angelo Vassallo si è fatto promotore della proposta di inclusione della dieta mediterranea tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità. La proposta è stata accolta dall’UNESCO il 16 novembre 2010, a Nairobi. La delegazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, presente in Kenya per la proclamazione, ha dedicato il riconoscimento alla figura del suo promotore. Vassallo ha poi fondato il “Centro studi per la Dieta Mediterranea”. Il centro ha sede nel castello dei principi Capano di Pollica.
Vassallo era noto come il sindaco pescatore, per il suo passato di pescatore e per l’amore per il mare e la terra, che nella sua attività di amministratore lo aveva sempre guidato. Tra le opere che vanno ricordate non può mancare il “Museo vivo del mare”, istituito nella frazione di Pioppi, presso il castello di Vinciprova.
Ambientalista convinto, amato dai suoi concittadini, viene ricordato anche per le sue ordinanze singolari. Nel gennaio 2010 firma un’ordinanza che prevede una multa fino a mille euro per chi viene sorpreso a gettare a terra cenere e mozziconi di sigarette. Esempio di rigore nel rispetto della legge, con modi severi e fermi, che però permettono di mantenere intatta la bellezza di uno dei comuni più caratteristici del Cilento.
Angelo Vassallo ha travasato il suo amore per il mare, nelle buone pratiche di una bella politica. Ciò ha portato le acque di Pollica ad essere le più premiate, negli anni, con le 5 vele – massimo riconoscimento - della Bandiera Blu di Legambiente e Touring club. L’eredità di Angelo Vassallo ha consentito di proclamare Pollica, anche per il 2011, regina d’Italia, unica nella penisola a ricevere le prestigiose 5 vele.
La sera del 5 settembre 2010, mentre rincasava alla guida della sua auto, Angelo Vassallo è stato barbaramente ucciso, per mano di uno o più attentatori. I suoi assassini sono ancora ignoti.
Angelo Vassallo viene ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell’impegno di ‘Libera’, associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

Per altre info sulla stagione teatrale e altre attività:
Auditorium comunale
Adelfia (Bari)
Corso Umberto I, 119,
tel. 080-4597455

giovedì, gennaio 14, 2016

Alan Rickman, il villain che ha cresciuto una generazione


Ricordare Alan Rickman solo come Severus Piton è davvero riduttivo. Nonostante questo sia il ruolo più conosciuto negli ultimi anni, specie per il pubblico più giovane, Rickman aveva lavorato in circa 40 film, faceva teatro, televisione, e la sua voce era nota e apprezzata anche nel campo del doppiaggio.
Dopo essersi diplomato alla Royal Academy of Dramatic Art (RADA), Rickman comincia a lavorare in varie compagnie teatrali fino al debutto nel cinema negli anni Ottanta lavorando a Hollywood in film di cassetta come Trappola di cristallo e Die Hard - Duri a morire, che lo hanno lanciato poi verso una carriera sempre più in alto.
 Comincia la serie dei "villain" con il ruolo dello spietato Sceriffo di Nottingham nel film con Kevin Costner Robin Hood per il quale conquista un Bafta, l'Oscar inglese. Non ha mai vinto un Oscar, ma molti premi sia per il cinema che per il teatro.
Negli anni Novanta, dopo una serie di ruoli romantici ne Il fantasma innamorato, in Ragione e sentimento di Ang Lee, debutta come regista cinematografico ne L'ospite d'inverno con Emma Thompson, una delle attrici con cui più ha lavorato. Li ricordiamo insieme soprattutto nella commedia sentimentale Love Actually. Il successo popolare a livello mondiale, come dicevamo prima, lo deve al personaggio del professore Severus Piton della saga di Harry Potter, uno dei personaggi più odiati e al tempo stesso amati dalle nuove generazioni. 
Possiamo proprio dire che il suo personaggio, nella rappresentazione cinematografica del romanzo, ha cresciuto una intera generazione, attraverso i suoi otto film, una generazione che oggi lo piange, dopo la sua scomparsa a causa del cancro.
Nel doppiaggio la sua inconfondibile voce aveva dato vita a Marvin, il robottino più depresso della galassia nella trasposizione cinematografica di Guida Galattica per Autostoppisti e al Bruco in Alice in Wonderland e Alice Through the Looking Glass, in uscita nel 2016.
Alan è stato anche regista e sceneggiatore, a dimostrare del suo grande e camaleontico talento.
Tra i tanti messaggi di cordoglio arrivati, quelli che vogliamo citare sono di Daniel Radcliffe , che ci lascia un ricordo della sua prima esperienza con Alan sul set, un ricordo che mostra un grande uomo e attore umile e professionale: “E’ stato il primo a trattarmi come un collega piuttosto che come un bambino. Lavora con lui a quell’età è stato formativo, mi ha insegnato cose che porterò sempre con me. I film ed i palcoscenici teatrali sono adesso più vuoti senza questo grande uomo ed attore

A noi piace ricordarlo con una sua frase, un suo sguardo al futuro che purtroppo non potrà avverarsi, ma che sta facendo il giro del web, commuovendo milioni di fans, e non solo:

"Quando avrò ottant'anni e sarò seduto nella mia sedia a dondolo, starò leggendo Harry Potter. E la mia famiglia mi dirà, 'dopo tutto questo tempo?' e io dirò 'sempre'"

mercoledì, ottobre 07, 2015

Bravòff 3.0



Una piccola grande realtà quella di Bravòff che ritorna per il terzo anno: nuovi spettacoli, nuovi scenari. Uno spazio per l’Arte, per diffonderla, per raccontarla, per avvicinarla al pubblico che spesso ne è così lontano.

Quest’anno la rassegna Bravòff dedica i suoi spettacoli alle lettere d’amore inviate dal fronte in occasione del centenario dall’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra e al regista polacco Tadeusz Kantor, così importante per il panorama barese ma conosciuto da pochi.

Cinque realizzazioni artistiche per sostenere la cultura e per aprire il cuore del pubblico a riflettere e a riflettersi.

Guerra, comicità, storia, improvvisazione: elementi che verranno affrontati in cinque serate, con doppio appuntamento.

Si parte con “Riccardo e Lucia” di Claudia Lerro che narra la storia di Riccardo e Lucia, i suoi nonni, attraverso i racconti e i diari del nonno, nei quali non vi è solo la vicenda d’amore ma anche la lotta per i propri ideali e la fiducia nelle proprie convinzioni.

“Lembos” con Amalia Franco è storia di vita, di anime che si intrecciano nella vita di ognuno di noi. Vecchiaia e infanzia, maschere, danza, non ci sono personaggi, i personaggi siamo noi.

Poi “Mitici, so’ forti sti greci” di Domenico Clemente, il racconto della mitologia con l’uso del linguaggio contemporaneo, diretto e dissacrante. C’è il teatro e l’attore, c’è una nuova visione rispolverata dell’antico.

A spezzare “Improgames”, un vero e proprio teatro d’improvvisazione, nel quale non vi è copione, non vi è scaletta, ma solo gioco con il pubblico che muove le sorti dello spettacolo dall’inizio alla fine.

Ed infine, “Giordano Bruno, l’eretico furore”, percorso nella vita misteriosa e poco conosciuta del filosofo Nolano, dal rogo sino alle origini.


Il teatro Bravò riesce così anche quest’anno a riunire diverse forme di teatro per dare vita con le proprie forze a uno scenario ricco e brillante, una produzione pugliese da non perdere. 

giovedì, gennaio 15, 2015

Rassegna Bravòff: Tutto quel che non si dice



L'11 e il 12 dicembre, a conclusione della Prima Edizione della Rassegna Bravòff, la Compagnia Epos Teatro ha portato in scena lo spettacolo “Tutto quel che non si dice” con la regia di Maurizio Pellegrini, interpretato da Chiara Zerlini.
Viene rappresentata l'incomunicabilità dentro ad ogni donna, le sue incertezze e il suo rapporto con l'amore. Attraverso i testi di Wesker, De Filippo e Ruccello, si raccontano storie di femminilità: l'essere madre, amante e donna in tutto e per tutto.

Chiara Zerlini riesce a tenere viva l'attenzione del pubblico con facilità e straordinaria bravura. Spontaneità e coinvolgimento emotivo sono la chiave della sua impeccabile interpretazione. Le sue donne si sentono sulla pelle che raccontino vicende comiche o sofferte.
La preparazione ad un fatidico appuntamento - la scena mostra un palco in disordine e la protagonista intenta a prepararsi - è la storia portante dello spettacolo: dubbi, ricerca dei difetti dell'altro, aspettative, delusioni; vengono svelati i meccanismi psicologici che si creano durante l'approccio con l'individuo maschile.
La comicità è realtà, usata per svelare le problematiche insite nell'indole femminile così forte e così fragile allo stesso tempo.

Tra una risata e l'altra pagine d'autore che ci inducono a riflettere sui rapporti: la maestra che perdere il suo piccolo alunno a causa della sua negligenza, la donna che uccide il suo compagno e vuole mangiarlo per tenerlo per sempre con sé, la paura di rimanere “zitelle”, la lettera ad un uomo amato e perduto; più voci per presentare i legami nella loro vera semplicità e complicità e lasciar vedere le estreme e crude conseguenze dell'ossessione d'amare.

Tutto quello che solitamente non si dice e si nasconde dietro a silenzi di loquace femminilità.

lunedì, novembre 17, 2014

Rassegna Bravòff: Jom



Jom, secondo spettacolo della rassegna Bravoff tenutosi il 13/14 novembre, ci parla della drammatica vicenda di un ragazzo “negro”, vittima delle prevaricazioni di una società in cui è impossibile sfuggire alla diversità.
Jom è strutturato sulla base de “La Putain respectueuse” di Jean-Paul Sartre, opera costituita da un solo atto, scritta nel 1946 in seguito ad un viaggio negli Stati Uniti e alla lettura di una storia vera contenuta ne “Les États-Désunis” di Pozner.
La condizione in cui il popolo nero viveva in America, le discriminazioni a cui era soggetto, scatenarono in Sartre la necessità di comporre un testo rivoluzionario, un testo sociale in grado di dare l'idea su quella che fosse la reale situazione.
Un “negro” costretto a fuggire per una colpa che non detiene, a cercare aiuto presso la prostituta Lizzie per evitare la morte.
Sartre dimostra come Lizzie, il ragazzo (chiamato sempre e solo “negro”), i suoi persecutori (la polizia, il cliente importante e il senatore), siano allo stesso tempo i prodotti e le vittime di certe strutture collettive immancabilmente costrette ad un condizionamento reciproco degli individui che le compongono.

In Jom la messinscena stilizzata e la musica riprodotta dal vivo hanno reso maggiormente l'idea di un testo nervoso, aggressivo, fatto di parole che colpiscono nel segno e danno vita all'assurdo.
Le movenze, i tic, lo stesso linguaggio portano alla nascita di un riso spontaneo ma di denuncia degli scandali sociali e morali dell'intera vicenda.
Vediamo come i Bianchi, il potere violento e presuntuoso, paralizzi il diverso dall'interno, nella sua vita quotidiana e nella sua esistenza. Così “il negro” si rifiuta di sparare, così Lizzie non osa di più.
I “Superiori” appaiono come il bene, la cui stessa vita è giustificata in partenza: la nazione ha bisogno di un uomo onesto e lavoratore che appartenga al suo popolo, cosa può dare invece un uomo differente e povero?
Lizzie e il ragazzo di colore diventano il male: lo stesso cliente affermerà che la prostituta è il Diavolo, quale sortilegio gli ha gettato?

Ma Jom è ancora di più, è anche l'unione di eventi di cronaca e di realtà. L'estemporanea all'interno della rappresentazione, ci racconta ciò che accade ai giorni nostri, ciò che vediamo fingendo di non accorgercene.
E' il viaggio di tanti ragazzi senegalesi, è la speranza di trovare un mondo migliore.
Jom, con Gabriella Altomare, Arianna Di Savino, Francesco Lamacchia, Vito Latorre (anche regista e traduttore), Ermelinda Nasuto e Antonio Repole, è il racconto del coraggio. E' il coraggio di tanti uomini pronti ad affrontare ogni potere, ogni violenza per raggiungere il loro sogno.

La Compagnia Teatrale Onirica dà vita ad un teatro di apertura alla riflessione sociale, un teatro che porti al cambiamento partendo dall'individuo. Un punto di vista differente per una nuova opportunità.



martedì, ottobre 21, 2014

Rassegna Bravòff: Giocondo


E' la storia di una scarpetta. Di una donzella che l'ha smarrita.
Così Cenerentola appare il filo conduttore dello spettacolo “Giocondo”, tenutosi al Teatro Bravòff in occasione della Prima Rassegna il 16/17 ottobre, con Francesco Tammacco, Pantaleo Annese e Betty Lusito.
La favola apre e chiude la rappresentazione giocosa della poesia italiana, nella quale si canta, si balla e si interagisce con il pubblico.
All'inizio dello spettacolo, viene decantato un omaggio a Vittorio Bodini, a cui la stessa rassegna è dedicata. Un grande poeta e traduttore barese lasciato purtroppo in disparte dalla letteratura.

In una climax di situazioni comiche, viene raccontato l'amore, la fame, la povertà e la morte. Temi forti alleggeriti dalla risata e dalla musica tradizionale.
Ridere per riflettere e per arrivare al cuore dei presenti, sempre stimolati e coinvolti nelle situazioni.

Uno spettacolo che prende spunto dalle prime forme di poesia giocosa dai grandi nomi come Cecco Angiolieri, Cielo D'Alcamo, Giorgio Baffo, Dante e tanti altri.
Uno spettacolo con maschere, danza, canti e burattini nella direzione del recupero dell'oralità drammatica stessa tipica dei giullari del medioevo.

Si raccontano storie, si vivono momenti che ricordano tante situazioni del quotidiano, e quella scarpetta in realtà è solo un contorno a quella che è la vera trama.
Spaccati del vissuto per dare vita ai temi scottanti della vita, per cui viviamo e combattiamo.
Si passa dal giullare, alla coppia innamorata, dal teatrino delle marionette col famoso Pulcinella alle tre “comare” di Chiesa.
Una comicità amara che arriva.

La Compagnia Carro dei Comici ricrea così, in modo magistrale, un ambiente popolare perfetto nel quale rispecchiarci e per il quale ridere e immedesimarsi seppur così distante nel tempo.

Un ambiente giocoso e pungente per educare la gente ridendo.

venerdì, ottobre 03, 2014

Conferenza stampa Teatro Bravòff


Dopo l'edizione zero, il Teatro Bravòff torna con la sua prima edizione (ottobre/dicembre 2014) composta da cinque spettacoli, tre in abbonamento e due fuori abbonamento, dando nuovamente vita ad uno spazio off per produzioni di grande qualità.
La rassegna, prodotta dall'associazione La Bautta e da Premiere Cinema, in collaborazione con l'Università di Bari e di Puglia Off, con il sostegno di Prink e della Falvision Editore, affronterà tematiche e stili diversi e sarà interamente dedicata al poeta e traduttore pugliese Vittorio Bodini, in occasione del centenario dalla nascita.

Il 16-17 ottobre andrà in scena “Giocondo” il primo spettacolo dell'edizione con la regia di Francesco Tammacco (Compagnia Carro dei Comici), basato sulle prime testimonianze di scrittura giocosa italiana come quella di Cecco Angiolieri, Gioacchino Belli, Giorgio Baffo e tanti altri, nel quale si giocherà col pubblico cantando, recitando e danzando.
Il 13-14 novembre sarà la volta di “Jom” con la regia di Vito Latorre (Onirica Poetica Teatrale) basato sul testo “La putaine respecteuse” di J.P. Sartre. La vicenda narrativa descriverà le vicissitudini di un immigrato, vittima di un sistema del potere volto alla prevaricazione dei diritti.
Ultimo, l'11-12 dicembre “Tutto quel che non si dice” tratto da Wesker, De Filippo e Ruccello, racconterà storie di ordinaria femminilità sull'avventura di essere donna, con la regia di Maurizio Pellegrini della Compagnia Epos Teatro.
Fuori abbonamento: “Le fuggitive”, regia di Stefano Murciano, e “In cerca d'a(u)t(t)ore” di Mariella Soldo. L'uno è il viaggio di due donne soffocate dal mondo alla ricerca della libertà e l'altro un esperimento di quattro corti teatrali con la collaborazione di autori e attori emergenti pugliesi.

Il Teatro Bravòff nasce con l'intento di voler promuovere nel contesto teatrale, musicale e della comicità, le realtà dell'arte pugliese, con la speranza di poter diffondere quel teatro che solitamente a teatro non si fa. Altre storie, appunto off, all'infuori delle tipiche occasioni del teatro stesso.
L'obiettivo infatti è quello di creare, con l'ausilio dei giovani, uno spazio che possa contribuire al rinnovamento culturale della città e produrre spunti di riflessione e di crescita.

Per maggiori informazioni sui costi o altro: www.bravoff.com

giovedì, aprile 17, 2014

Coriolanus al National Theatre di Londra

La forza di un soldato non sta nell'energia che impiega per intimidire l'avversario inviando un mucchio di segnali, ma nella capacità di concentrare in sé la forza focalizzandosi su sé stesso.”(L'eleganza del riccio, Muriel Barbery)


L'eleganza del riccio” mi ha ispirato oggi: ha racchiuso in una frase l'essenza del Coriolano di Shakespeare e della magnifica interpretazione di Tom Hiddleston.
Caio Marzio (poi chiamato Coriolano per aver preso la città di Corioli) è il miglior soldato romano repubblicano in circolazione e grazie alla sua abilità in campo e alle sue capacità riesce a distruggere qualsiasi esercito abbia di fronte.
Il Maestro Shakespeare ci disegna un uomo dedito al suo essere, alla sua anima da combattente, orgoglioso e cosciente di essere più forte e più in alto di molti altri uomini.
Il suo coraggio è esemplare, per lui battersi da solo dinanzi a più di mille volsci non è un atto stupido e suicida, ma è dedizione alla sua patria e alla sua essenza..
Il suo cuore è libero, parla attraverso le sue labbra e non pone filtri, non usa la parola come arma ma giunge dritto al punto, come la lama della spada.
E' coerente, fermo, solido. Rispetta sua madre e ama sua moglie.
Eppure.
Eppure i trubuni della plebe lo vedono come una minaccia. Eppure lasciano che sia bandito dalla città, lasciando cadere i suoi onori e i suoi incarichi. Ripudiano il loro unico difensore.

Caio Marzio non riesce a difendersi, non crede nel mentire per accattivarsi il favore degli altri, dei più deboli. Li disprezza, non può mostrare loro le sue ferite, non può vantarsi per ciò che doveva essere fatto.
Non può chiedere loro perdono. Non può.
E' fermo sulle sue convinzioni. E' migliore di chi è codardo, di chi si lascia manipolare, di chi piange per il grano e non crede nel potere del senato.
Non può essere un console romano, se il popolo non crede nel suo valore. Se non si fida dei suoi comandanti.

Caio Marzio lascia la sua casa e cerca il suo nemico, Aufidio. Stringe un patto con lui. Marcia su Roma per distruggerla.
Solo allora tutti vedono il grande errore che è stato commesso. Solo allora le parole di Volumnia, sua madre, di Menenio e di Cominio hanno giustizia.
Solo allora Volumnia si inchina dinanzi al suo grande figlio per chiedere il perdono e la pace.

Tom Hiddleston incarna tutte le qualità insite nella dura personalità di Coriolano. Riesce con un solo sguardo a comunicare più di mille parole e mille emozioni. Commuove. Ti rapisce. Ti porta a credere fino in fondo nel personaggio.
E ha una classe in grado di affascinarti sino all'ultimo atto, quello più intenso, quello più difficile.
La morte di Coriolano diviene dolore, per quanto le convinzioni di quest'uomo possano sembrare del tutto lontane dall'idea di democrazia e ugualianza che abbiamo, soffriamo per averlo perso. Ci battiamo per lui durante tutta la durata della rappresentazione.
Ci fa entrare in ogni singola sfaccettatura del suo animo nobile e duro.
Impariamo a conoscere una tragedia così poco raccontata e apprezzata, arriviamo ad attualizzare anche ciò che ci appare così lontano.

Gli altri personaggi riescono bene ad inserirsi di contorno alla forte aurea che Hiddleston crea attorno al suo Caio Marzio.
Mark Gattis, Deborah Findlay e Hadley Fraser portano in scena Menenio, Volumnia e Aufidio quasi alla pari del protagonista.
Volumnia incarna la matrona romana, dedita a suo figlio e alla patria. Lo conduce sin da bambino in guerra, lo plasma come uomo, lo rende forte. Meglio che sia morto piuttosto che vivo ma senza onori.
Un'interpretazione forte e carismatica, in grado di reggere i lunghi dialoghi con Hiddleston e farci commuovere.
Sarà soltanto Volumnia colei che riuscirà a piegare l'animo di Coriolano e a rinunciare alla vendetta. Rinuncia che lo porterà alla morte per mano dei Volsci.


Menenio, invece, è irriverente, il tipico senatore romano capace di stregare con le parole piuttosto che con i fatti. Gattis è un attore straordinario, le sue interpretazioni sono sempre perfette e colgono sempre il lato ironico del personaggio.
A differenza di Aufidio, così dedito alla guerra e all'odio verso i romani, da piegarsi anche di fronte alle richieste di colui che ha distrutto la sua città. Di baciare Coriolano e affidargli il suo esercito.
Le scene tra i due soldati sono sempre cupe e tese, affascinanti e cariche di emozione.
Il loro combattimento in battaglia lascia senza fiato.

Altri nomi importanti scorrono sulla scena diretta da Josie Rourke: Birgitte Hjort Sorensen (Virgilia, moglie di Coriolano), Alfred Enoch (lo ricordete come Dean Thomas in Harry Potter), Elliot Levey e Helen Schlesinger (i “maligni” tribuni della plebe).
Il set appare ben diverso dalla classica città romana, ma lascia trasparire un senso di imponenza e oppressione allo stesso tempo. Un muro rosso cupo, una scala spoglia usata per le battaglie, vernice rossa sul pavimento, rimandi al sangue e alle ferite che Coriolano ma anche gli stessi romani portano.

Ringrazio gli dèi per aver scelto di vedere questo dramma. La potenza dell'inglese in questo caso vale molto più di mille doppiaggi, per cui lasciate perdere l'italiano e al massimo usate i sottotitoli.
Shakespeare va seguito per ciò che è, Coriolano va vissuto in tutto e per tutto.
E soprattutto ringrazio Tom Hiddleston per aver trasmesso la forza di uomo così lontano, eppur così vicino a noi.

Would you have me false to my nature? Rather say I play the man I am.” (Coriolanus, act 3, scene 2)