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lunedì, gennaio 25, 2016

Vanity Fair: La commedia è finita

"Il regista che siede sul palcoscenico 
davanti al sipario a contemplare la Fiera,
 si sente pervadere dal sentimento 
di profonda malinconia 
che gli ispira quel luogo brulicante di folla."


Iniziare questo articolo è un po' come fare un salto indietro di quasi cinque anni nella mia vita come studente universitario, in quanto vi parlerò del primo libro che ho letto in ambito universitario. Il lettore certamente abbandonerà l'articolo dopo aver letto la prima frase, pesando che recensisca un manuale universitario o che mi metta a spiegare gli aspetti tecnici e stilistici di un romanzo. In realtà voglio semplicemente parlarvi di come mi abbia profondamente colpito e trasformato la lettura del libro: "Vanity Fair: A novel without a Hero " (La fiera della vanità). Già il sottotitolo attira l'attenzione del lettore, in quanto non esiste una "novel" romanzo senza eroe, dove manca quindi la morale e l'anti morale (permettetemi questa licenza poetica).
Protagoniste della storia sono due ragazze Rebecca (Becky) Sharp e Amelia (Emmy) Sedley, due amiche talmente opposte, da poter quasi sembrare complementari ma molto, anzi totalmente distanti sul piano morale e sociale.
Becky è la ragazza che aspira ad essere una Lady, vuole diventare un qualcuno e ottenere lusso, potere e ricchezza, tutte cose che in giovane età le sono state negate a causa della condizione economica precaria in cui vessava la sua famiglia. La donna sarà disposta a tutto, pur di ottenere ciò che vuole.
Amelia è una ragazza dolce pacata, una inetta, se paragonata a Becky. Vive costantemente nel suo mondo patinato immaginario, se così lo si può definire, dove le sue uniche ragioni d'esistenza sono il marito George Osborne e il figlio George. Amelia idealizzerà la figura del marito per tutto il romanzo fino a quando non scoprirà che in realtà ha amato, e ha giurato amore eterno anche dopo la morte alla persona sbagliata.
Già l'introduzione di queste due protagoniste promette al lettore una grande serie di dinamiche che si amalgameranno nel corso della storia intrecciando i diversi personaggi su diversi piani, sia sociali che emotivi.
L'opera ha il sottotitolo di A novel whitout a Hero, poiché nella storia manca il vero e proprio eroe in quanto nessuno è capace di imporsi veramente sia nelle dinamiche che come un vero e proprio personaggio di spicco, che riesce a spuntarla. Sebbene forse ci sia un personaggio che solo nelle ultime pagine si può realmente definire un eroe: William Dobbin, migliore amico del marito di Amelia, segretamente innamorato di quest'ultima ma sempre rifiutato a causa dell'amore ossessivo della donna nei confronti del suo ex marito deceduto in guerra.
Dobbin, forse può essere definito l'unico eroe, poiché a differenza di tutti gli altri personaggi è l'unico che mantiene una coerenza morale dall'inizio alla fine, ed è l'unica persona leale e sincera sia per i personaggi che ruotano attorno a lui, e sia per il lettore in quanto l'unico punto fermo all'interno di questa vastissima Fiera della Vanità dove ogni personaggio ricopre un ruolo, come se fosse a teatro, ma cambia la sua maschera a seconda delle necessità.
Lo stesso autore/narratore ricorda questo dettaglio sia all'inizio del romanzo nella premessa che alla fine, quando conclude il romanzo con questa frase: "Ah! Vanitas Vanitatum! Which of us is happy in this world? Which of us has his desire? or, having it, is satisfied?-Come, children, let us shut up the box and the puppets, for our play is played out."
Personalmente ritengo la penna di William M. Thackeray, la più geniale e anche la più irriverente della letteratura inglese, poiché con una magistrale armonia, e con una grandissima padronanza è riusciuto a sfumare ogni singolo personaggio della storia, dai protagonisti fino a delle semplici comparse. E come lo sguardo d'insieme con il quale apre il libro, allo stesso modo riesce ad entrare scalfendo la superficie nella psicologia e nell'intimità di ogni singolo personaggio.

"In una splendida mattina di giugno, 
nel secondo decennio del nostro secolo, 
davanti al grande cancello di ferro 
dell'educandato femminile di Miss Pinkerton..."

martedì, gennaio 12, 2016

CinePrudence: Il Piccolo Principe

Le Petit Prince
Francia 2015| Genere: Animazione | durata 108'
Regia di Mark Osborne
Una piccola Bambina, preparata dalla madre al mondo adulto, stringe amicizia con l'eccentrico Aviatore, suo vicino di casa dal cuore d'oro. L'Aviatore la la condurrà in un universo straordinario, in cui tutto è possibile e che a lui è stato mostrato molto tempo prima dal Piccolo Principe. Grazie al viaggio magico ed emozionante che vivrà, la Bambina riscoprirà la sua infanzia e ciò che conta di più nella vita.

Perché aspettavo capodanno 2016? Per l'arrivo de "Il Piccolo Principe" nelle sale cinematografiche italiane. Un must della letturatura internazionale, ma soprattutto un film che attendevo da quasi un anno, da quando uscì il trailer.
La lettura del romanzo è d'obbligo per tutti i ragazzini e bambini. Certo, la prima volta non è facile capire il vero senso della storia, o si tende a cadere nella convinzione che sia un semplice racconto breve e lineare a cui non dare troppa importanza; invece "Il Piccolo Principe" va letto ad ogni età, poiché tende a suscitare nel lettore diverse interpretazioni in base al momento in cui lo legge. Una volta il testo può essere inteso come la metafora della malinconia di crescere, una volta come la paura di abbandonare le persone amate, una volta come il dover ampliare i propri orizzonti. Ci sono tantissime interpretazioni, ognuna più valida dell'altra, a seconda del lettore e del suo stato emotivo nel momento in cui lo legge. Anche il film in questo caso non è da meno.
La pellicola attinge a piene mani dal racconto di Antoine de Saint-Exupéry, riportando sul grande schermo ogni singolo aspetto della trama, sia dal punto di vista narrativo che interpretativo.
Per questioni cinematografiche la trama principale è stata interpolata con la storia di una ragazzina che incontra il famoso aviatore del libro, il quale le racconta la storia del "Piccolo Principe", come se fosse un continua della storia originale, che però riprende la trama del libro.
Una sorta di racconto nel racconto, con una novità: troviamo un piccolo principe cresciuto, adulto e senza più la sua innocente immaginazione.
Uno sviluppo innovativo, interessante e ben studiato, soprattutto se si pensa che questa è una delle chiavi di lettura del romanzo. Non è assolutamente un cartone animato, come lo si intende nel nostro immaginario, soprattutto per i temi e per la profondità con cui sono trattati, sebbene la maggior parte del pubblico nella sala era composto da bambini accompagnati dai loro genitori.

Una storia per tutti, che viene presentata al nuovo pubblico grazie all'aiuto di nuovi personaggi moderni, senza nulla togliere allo splendore originale.

mercoledì, gennaio 07, 2015

Mostre Prudenti: quando e dove in giro per l'Italia

La poesia della luce. Disegni veneziani dalla National Gallery di Washington
Dal 02 Dicembre 2014 al 22 Febbraio 2015
Luogo: Firenze, Palazzo Pitti - Museo degli Argenti
Nelle monumentali sale del Museo degli Argenti, si terrà la mostra I TESORI DELLA FONDAZIONE BUCCELLATI. Da Mario a Gianmaria, 100 anni di storia dell’arte orafa, frutto della collaborazione tra la Fondazione Gianmaria Buccellati e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, che presenterà una selezione di oltre cento opere, tra gioielli, lavori di oreficeria e di argenteria disegnati da Mario e
Gianmaria Buccellati, due tra i nomi più significativi del panorama orafo mondiale, eredi della illustre tradizione italiana, fiorita nel Rinascimento con Benvenuto Cellini, uno dei massimi artisti di ogni epoca. [MAGGIORI INFO]
La poesia della luce. Disegni veneziani dalla National Gallery di Washington
Dal 06 Dicembre 2014 al 15 Marzo 2015
Luogo: Venezia, Museo Correr
In mostra a Venezia, al Museo Correr dal 6 dicembre 2014 al 15 marzo 2015, giungono della National Gallery of Art di Washington oltre centotrenta opere realizzate tra il XVI e il XIX secolo a Venezia, quando la città dei Dogi e la terraferma rappresentavano la culla dei più raffinati artisti italiani.
Un nucleo sceltissimo di una delle più importanti collezioni di disegni al mondo, ricondotti in laguna per un’irripetibile esplorazione del genio artistico dei grandi maestri veneti e del loro rapporto con l’arte grafica: da Mantegna, Bellini e Carpaccio a Giorgione, Lotto e Tiziano, fino a Bassano, Veronese, Tintoretto, Piazzetta, Canaletto, Tiepolo, Guardi, per approdare alle passioni veneziane di “foresti” come Whistler, von Alt, Lear, Werner, Callow e soprattutto Sargent. [MAGGIORI INFO]
Ritratto e figura. Dipinti da Rubens a Cades
Dal 06 Dicembre 2014 al 1 Marzo 2015
Luogo: Lecce, Palazzo Ducale dei Castromediano
La mostra presenta 40 ritratti di principi, cardinali e figure di spicco della società italiana tra Seicento e Settecento, oltre a filosofi, santi, artisti e figure popolari, suddivisi in due sezioni, in gran parte formate da opere inedite o mai esposte al pubblico.
Oltre a dipinti provenienti da importanti musei e istituzioni pubbliche (Ariccia, Palazzo Chigi; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo Corsini; Roma, Accademia Nazionale di San Luca), vengono presentate anche opere poco note appartenenti a collezioni private, caratterizzate da qualità molto elevata e firmate dai massimi ritrattisti attivi tra primo Seicento e fine Settecento. [MAGGIORI INFO]
Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento
Dal 24 Dicembre 2014 al 02 Giugno 2015
Luogo: Vicenza, Basilica Palladiana
Divisa in sei sezioni di carattere tematico e non cronologico, è composta da 115 opere, provenienti come sempre da musei e collezioni di tutto il mondo. In tutta la prima parte (La notte segue il fiume. Gli Egizi e il lungo viaggio), forte di 22 tra sculture e oggetti, e facendo interamente ricorso a una delle più straordinarie collezioni al mondo nel settore, quella del Museum of Fine Arts di Boston, viene ricostruita l’idea che della notte avevano gli Egizi. Notte intesa in senso figurato, come cammino nell’oscurità di un dopo morte che invece si illumina con la resistenza delle immagini della vita, degli oggetti della vita, le figure, i segni, i simboli. È la parte dell’esposizione in cui i dati della realtà diventano oggetti, gli oggetti che venivano custoditi nelle Piramidi, simbolo luminoso della notte dell’eternità, che però si portava dietro la vita. [MAGGIORI INFO]
Cristian Chironi. My house is a Le Corbusier
Dal 7 Gennaio 2015 al 25 Gennaio 2015
Luogo: Bologna, Padiglione Esprit Nouveau
Parte da Bologna, il 7 gennaio 2015, My house is a Le Corbusier, un progetto di Cristian Chironi che ha al centro le numerose abitazioni progettate nel mondo dal celebre architetto, nelle quali l'artista trascorrerà un periodo di residenza.
Al contempo opera work in progress, cantiere d¹idee, ricerca, didattica, mostra, oltre che residenza, My house is a Le Corbusier ha l'ambizione di realizzarsi in un lungo periodo e di costituirsi come l'insieme di tutte le esperienze che Chironi potrà realizzare all'interno delle tante case progettate da Le Corbusier nel mondo, trascorrendo nelle stesse un periodo variabile di tempo. Il progetto a lungo termine (che si svilupperà sull'arco potenziale di 30 opere abitabili di Le Corbusier in 12 nazioni) è una performance dilatata nel tempo, casa dopo casa. ³Abitazioni pellegrine² legate imprescindibilmente al movimento e all¹incrocio di geografie e culture diverse.  [MAGGIORI INFO]
Andy Warhol in the city
Dal 03 Gennaio 2015 al 01 Febbraio 2015
Luogo: Roma, Romaest
Da sabato 3 gennaio fino a domenica 1 febbraio 2015 sarà possibile ammirare in un'area assestante e delimitata del Centro Commerciale Romaest, 40 opere del padre indiscusso della POP ART, Andy Warhol, in un allestimento stile "street." Le 40 opere fanno parte della più ampia mostra intitolata "Andy Warhol in the city" che nasce da un'iniziativa di Pubbliwork ed è già stata esposta nelle gallerie di diverse città italiane. Da gennaio, finalmente, in pieno spirito Warhol, la mostra verrà allestita per la prima volta in assoluto in un centro commerciale. Tra le opere più conosciute che verranno esposte l'immancabile Marilyn Monroe, Campbell's e Flowers. Si potranno inoltre ammirare le copertine di Interview Magazine, la rivista fondata proprio da Andy Warhol e le cover di dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground.  [MAGGIORI INFO]

mercoledì, novembre 05, 2014

Fight Club: la generazione dell'anarchia

La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.
La seconda regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.”

Chuck Palahniuk ci apre le porte su un mondo ormai in declino. Sulla società dei 90 dove tutto va a rotoli e il cancro infesta la vita della gente.
Ancora prima dell'HIV, questa bestia ti mangia lentamente, e tu puoi solo stare lì ad aspettare.
Il resto è ombra. Nella quale ti aggiri ad occhi chiusi, senza un reale perché, cercando di dare un senso a quello che non c'è. Cercando di comprare quello di cui non hai bisogno e di guadagnare per ciò che in realtà non ti è mai interessato.
Le aziende investono non su di te, ma su quello che diventerai: un prodotto standardizzato. La merda del mondo.

Forse l'automiglioramento non è la risposta. Forse la risposta è l'autodistruzione.”
Il protagonista anonimo del romanzo ci illumina così.
Il protagonista anonimo del romanzo è un uomo insonne.
Ha passato la sua intera esistenza a cercare un modo per dormire, per calmarsi: pillole, aerei, aeroporti, gruppi di sostegno per i malati terminali.
Affronta la sua mera vita in questo modo. Correndo da una parte all'altra dello stato per la società d'assicurazione per cui lavora e trascorrendo le sue serate ad ogni possibile gruppo sui malati di cancro per piangere sulle spalle di gente che non conosce o di cui ricorda solo la patologia.
Poi qualcosa cambia: arriva Marla, la femme fatale della storia. Come lui ogni sera è in gruppo diverso, come lui è un'impostora.
Il cuore di Marla era come la mia faccia. Tutta la merda e l'immondizia del mondo. Pulitura postconsumistica di culo umano che nessuno si prenderebbe mai il disturbo di riciclare.”
Il cerchio idilliaco si spezza.
Ricomincia l'insonnia.

Poi arriva Tyler. Un genio, un visionario. Un uomo che lui non potrà mai essere. Fa sapone, fa il cameriere e fa il proiezionista.
E' disilluso, disincantato, ha un progetto per il mondo intero. Una ribellione.

Poi sei intrappolato in un bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.”
Il protagonista è intrappolato nella sua routine. Nella sua casa perfetta piena di oggetti perfetti stile Ikea.
Il protagonista perde tutto.
Il protagonista chiede aiuto a Tyler.
Sto sciogliendo i miei legami col potere fisico e gli oggetti terreni perché solo distruggendo me stesso posso scoprire il più elevato potere del mio spirito.”
Si prendono a pugni. Si riversano addosso quella merda che ingombra il mondo. La buttano via, se ne liberano.
Nasce così il Fight Club. Un ritrovo dove liberarsi dal mondo e da ciò che ci tiene legati alla società preconfezionata, un modo per riscattare il vuoto e il nulla della propria esistenza.
E' solo dopo che hai perso tutto che sei libero di fare qualunque cosa.”

Il Fight Club diventa molto di più. Tyler organizza il Progetto Caos, la burocrazia dell'anarchia. Recluta uomini, trasforma la loro casa nel loro quartier generale. I Fight Club si moltiplicano.
Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno.
Noi non abbiamo una grande guerra nella nostra generazione, o una grande depressione, e invece sì, abbiamo una grande guerra dello spirito. Abbiamo una grande rivoluzione contro la cultura. La grande depressione è quella delle nostre vite. Abbiamo una depressione spirituale.”

In questo romanzo profetico ci viene rivelato il grande punto interrogativo della nostra vita. Quel qualcosa che sentiamo nella nostra anima ma non riusciamo ad afferrare.
Siamo diventati macchine della società, vuoti e persi.
I sogni sono andati via e il corpo è solo un messaggero che ha perso il suo messaggio.
A nessuno importa se vivi o muori.
Sei il prodotto di ciò che sei.

Tyler è la Visione. Tyler apre un taglio, una breccia in quello che ormai non c'è. Perché più in basso cadi, più in alto volerai, più lontano corri, più Dio ti vuole indietro.
Non c'è più speranza. Tutto ormai è nel caos.
Tutto quello che hai amato ti respinge o muore.
Tutto quello che hai creato sarà gettato via.
Tutto quello di cui sei orgoglioso finirà in immondizia.”

Finché non apri gli occhi e capisci che Tyler sei tu.
Sei tu che odi te stesso. Sei tu che ami ma odi qualcuno.
Sei tu che vuoi picchiare ed essere picchiato fino a morire.
Sei tu che vuoi vedere crollare tutto per poi rinascere.
Distruggeremo la civiltà per poter cavare qualcosa di meglio dal mondo.”

E allora il Fight Club diventa la tua casa.
La malattia la tua compagna.
Finalmente sei sveglio.
Finalmente vedi tutto per quello che è.

Il libro diventa la denuncia della disperazione e dell'alienazione che conducono la Generazione X alla più completa anarchia.
Il film di David Fincher diventa il Cult.

domenica, novembre 02, 2014

Leggere con Prudence: libri in uscita a novembre.

Il dio del deserto
Wilbur Smith
Editore: Longanesi
Data uscita: 03/11/2014
Non c’è pace per Taita, l’uomo che nell’ombra regge le sorti dell’Egitto, fedele consigliere del Faraone, medico, poeta, sacerdote e inventore. Tanto più ora che ha l’arduo compito di occuparsi, come tutore e mentore, delle due vivaci figlie della regina Lostris, Tehuti e Bakatha, intelligenti, belle e passionali almeno quanto la madre, di cui Taita è stato amante spirituale e di cui ha raccolto le ultime parole in punto di morte. Un onere, per quanto gradevole, al quale si aggiungono gli affari di stato e la minaccia degli hyksos, i nemici di sempre, che hanno preso possesso del delta del Nilo costringendo il Faraone a ritirarsi nel Sud del paese. Abile stratega, tanto sulla tavola del bao quanto nell’intessere intrighi politici, Taita sa che per tentare di scacciare definitivamente gli invasori deve chiedere l’appoggio del re di Creta, il potente Minosse. Muovendo le sue pedine con raffinata maestria, spiana la strada verso l’alleanza con lui. Ma ogni coalizione vuole un pegno in cambio. E il pegno è un sacrificio estremo per Taita. Dopo mille peripezie attraverso il deserto, Taita s’imbarca a malincuore in un viaggio che potrebbe cambiare per sempre il futuro della sua amata patria, portando in dono a Minosse due vergini, Tehuti e Bakatha. Le due giovani donne, però, più inclini alle regole del cuore che alla ragion di stato, si sono ormai innamorate del luogotenente di Taita e di un altro ufficiale, e il sacerdote teme che le trattative con il re di Creta possano saltare. Ma le minacce che incombono sul loro destino sono ancora più imponenti...

Breaking News
Frank Schatzing
Editore: Casa Editrice Nord
Data uscita: 06/11/2014
Acclamato dalla critica come il capolavoro di Frank Schätzing, Breaking News unisce slancio epico e avventure mozzafiato, decisioni epocali e sacrifici quotidiani, la disperata ricerca della normalità e la costante maledizione della guerra. Parla di ieri, di oggi, di domani. Parla di tutti noi, dei segni che lasciamo nel mondo. E, dopo averlo letto, non guarderete più la Storia con gli stessi occhi.

La regola dell'equilibrio
Gianrico Carofiglio
Editore: Einaudi
Data uscita: 11/11/2014
È una primavera strana, indecisa, come l’umore di Guido Guerrieri. Messo all’angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall’accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l’amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

Funny Girl
Nick Hornby
Editore: Guanda
Data uscita: 20/11/2014
L’attesissimo romanzo di Nick Hornby racconta una donna che vuole puntare sull’ironia, più che sulla bellezza, che vuole fare l’attrice, piuttosto che la soubrette, che vuole essere amata, ma davvero. Nell’Inghilterra degli anni Sessanta spopola l’attrice televisiva Sophie Straw, ex reginetta di bellezza di un paesino del Nord, che ha cambiato nome e tagliato i ponti con la famiglia per trasferirsi nella Swinging London, inseguendo il sogno di far ridere la gente come la sua eroina, la star americana Lucille Ball. Insieme a lei, l’affiatatissima squadra che lavora alla serie della BBC Barbara (e Jim), di cui Sophie è l’indiscussa protagonista: un cast di personaggi straordinari che stanno vivendo, forse senza esserne consapevoli, la grande avventura della loro vita. Gli sceneggiatori, Tony e Bill, nascondono un segreto difficile da confessare. Dennis, il produttore colto e sensibile, ama il suo lavoro ma odia il suo matrimonio – forse perché è sposato con la donna che detiene il record mondiale di snobismo. Il protagonista maschile, Clive, più bello di Simon Templar e molto vanesio, sente di essere destinato a una carriera di più alto profilo. E Sophie, che si è giocata il tutto per tutto pur di sfuggire alla monotonia della provincia e alla minaccia di un matrimonio senza amore, si troverà a recitare un copione di scena troppo simile a quello della sua vita, e dovrà decidere che tipo di donna essere, e che tipo di uomo scegliere, in un mondo in cui anche le donne sperimentano nuovi ruoli e una nuova libertà.

lunedì, ottobre 27, 2014

Les Poètes Maudits


Ammettetelo, tutti a scuola, specie i più ribelli, amavano parlare dei poeti maledetti, a volte anche non capendo di chi si stesse parlando, solo perchè attratti dal nome, e da questo loro essere drammatici come un adolescente in piena crisi amorosa. Ma in realtà chi sono i poeti maledetti?

La definizione di "poeti maledetti" si deve a un'antologia, curata da Paul Verlaine (1844-1896), intitolata Les poètes maudits (= "I poeti maledetti"), pubblicata nel 1884. L'antologia, che ebbe due edizioni, conteneva testi, tra gli altri, di Stéphane Mallarmé (1842-98), Arthur Rimbaud (1854-91), e Tristan Corbière (1845-75), oltre che dello stesso Verlaine. Sebbene Verlaine negasse qualsiasi carattere unitario e di "scuola" ai poeti inclusi nell'antologia, come anche a quelli a cui egli aveva dedicato una serie di biografie, pubblicate dal 1886 al 1892 con il titolo Les hommes d'aujourd'hui (= "Gli uomini d'oggi"), è indubbio che in un certo ambiente letterario, di cui Verlaine è stato più che altro un catalizzatore involontario, è riconoscibile, tra decadentismo, parnassianesimo, simbolismo e loro coscienza critica, una fucina di irradiamento della poesia moderna.

La stella è pianto rosa al cuore delle tue orecchie,
l'infinito è rotolato bianco dalla tua nuca ai reni
il mare ha imperlato di rosso le tue vermiglie mammelle
e l'Uomo ha sanguinato nero al tuo sovrano fianco.
(Arthur Rimbaud)

La "maledizione", nel suo senso più generalizzabile, consisteva nella separatezza e nella marginalità a cui il poeta, nella nascente società di massa, si sentiva costretto e di cui aveva consapevolezza e, si potrebbe dire, desiderata esperienza. Simile condizione produceva un declassamento, una perdita di ruolo che diventava fattore di ribellione e di riscatto estetico, a volte disperato e estremo, come nella sregolatezza "spontanea" dello stesso Verlaine, a volte lucido e malinconico, come nella denuncia della "perdita d'aureola" operata già da Charles Baudelaire (1821-67) in Le spleen de Paris. Non di rado i poeti maledetti, investendosi di ciò che Baudelaire chiamava la "tendenza essenzialmente demoniaca" dell'arte moderna, erano inclini a mettere in gioco la propria vita intera alla ricerca di una intensificazione, anche attraverso l'uso di alcol e di droghe, delle sensazioni, dell'esperienza e della conoscenza. Rimbaud fu una delle figure esemplari, dal punto di vista biografico, di tale inclinazione autodistruttiva: morì infatti a soli 37 anni dopo una vita irrequieta e sregolata. Nella scrittura tali caratteri, sostenuti da una poetica della quintessenza e della veggenza, dei sensi e dell'illuminazione, hanno conseguenze sia tematiche sia formali. La parola poetica viene caricata di un potere magico, straniante e incantatorio, sia che essa rappresenti una separazione dal mondo, sia che voglia costruire un mondo. Si cerca una sua musicalità interna, moderando artifici meccanici come la rima e i parisillabi; si amano le sfumature, più che i colori, poiché solo la sfumatura, come dice Verlaine in Arte poetica (1874), "fidanza / il sogno al sogno". Si valorizza la figura del poeta che diventa veggente, in grado di penetrare una verità oscura e infinita. Si cerca un rapporto con il mondo puramente sensuale, non più mediato dalla ragione, che si esprime in una fusione "di sogno e precisione".

In questa direzione si era mosso Paul Verlaine già a partire dalla sua prima raccolta del 1866, Poèmes saturniens (= "Poesie saturnine"), ispirata a Baudelaire. Verlaine definisce i suoi versi al tempo stesso "già vecchi" e "già musicali", cioè preludio del Simbolismo. La sua poesia influenzerà diversi poeti, da M. Maeterlinck a F. Jammes. Anche D'Annunzio deve molto al sensualismo al tempo stesso religioso ed epidermico, tra Saffo e Santa Teresa, di Verlaine. L'influenza di Rimbaud sarà anche più vasta, per la radicalità con cui il poeta disgregherà le impalcature sintattiche della lingua, i legami logici e cronologici, le tradizionali modalità della narrazione e della descrizione, fino ad essere preso come modello anche dai movimenti d'avanguardia. Del 1886 è il Manifesto del Simbolismo, pubblicato sul "Figaro" da Jean Moréas, da cui nasce ufficialmente una poetica che eredita e raccoglie alcuni degli assunti fondamentali che si erano andati precisando negli anni precedenti. Essa, nelle sue differenti sfumature e nelle reazioni suscitate, dominerà il periodo a cavallo fra i due secoli e influenzerà in larga misura la poesia del Novecento.

Le rose erano tutte rosse
e l’edera tutta nera.

Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.

Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare

troppo verde, e l’aria
troppo dolce. Io sempre temo

- e me lo debbo aspettare!
qualche vostra fuga atroce.

Dell’agrifoglio sono stanco
dalle foglie laccate,

del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi

di ogni cosa, ahimé!
fuorché di voi.

(Spleen di Paul Verlaine)

sabato, ottobre 25, 2014

Gabriele D’Annunzio - La pioggia nel pineto


La pioggia nel pineto - forse uno dei testi dannunziani più celebri e noti - viene scritta con ogni probabilità nel luglio-agosto del 1902, quando Gabriele D’Annunzio e la compagna Eleonora Duse soggiornavano alla “Versiliana”, villa signorile presso Marina di Pietrasanta (Lucca), tra Forte dei Marmi e Viareggio. La spiaggia e la pineta che fanno da scenario al canto dannunziano dovrebbero essere quelle di Marina di Pisa, ad una cinquantina di chilometri dalla “Versiliana”.

Strofe di lunghezza variabile, che mescolano versi di misure molto diverse (si va dal ternario al settenario, dal quinario al senario e all’ottonario, fino al novenario; alcune coppie di versi ricompongono poi la misura dell’endecasillabo), tutte chiuse dal nome di “Ermione”. Le rime sono sparse, e spesso sostituite dall’assonanza. Praticamente costante il ricorso all’enjambement che, come anche nella Sera fiesolana, serve a distendere il discorso e il ritmo su più versi. 

Siamo sul litorale versiliese, nella pineta di fronte al mare. Durante una passeggiata, il poeta e la sua compagna, Ermione, sono sorpresi da un temporale estivo. Prima lui e poi entrambi si tendono ad ascoltare la pioggia, fino ad abbandonarsi internamente alle voci della natura: un canto di cicale, il gracidare delle rane, sotto lo scroscio sempre più intenso. Ebbri di pioggia, i due amanti si compenetrano con la vita vegetale, risvegliata intorno a loro dal temporale estivo.
Da questo esile spunto narrativo di partenza D'Annunzio ha costruito il suo invito ad ascoltare, ad assaporare fino in fondo il grande canto della natura: una voce interpretata e immortalata dalla parola poetica, la favola bella che ieri m'illuse che oggi t'illude , o Ermione.

Due sono i motivi conduttori del testo.
Il primo è il motivo panico e antropomorfico, ovvero la graduale assimilazione del poeta e della sua compagna nella fresca e rigogliosa vita vegetale, che avviluppa i loro corpi e il loro essere. Siamo davanti a una delle tipiche metamorfosi cantate in Alcyone. Essa comporta sì un passaggio, un mutamento di condizione, ma nel senso che l'individuo si reifica (diviene cosa), mentre la natura si antropomorfizza (si umanizza). Non c'è dunque superamento in senso verticale, come invece accadeva ad alcuni esseri, uomini o animali, celebrati dall'antico poeta Ovidio nelle Metamorfosi che venivano associati in cielo agli dei.
L'altro è il motivo dell'amore. Sotto la pioggia battente si svolge infatti un gioco incessante di fughe e lontananze, di ritorni e abbandoni: i due innamorati si cercano, si lasciano, s'inseguono, senza sosta. La libertà di questo gioco è la stessa del cadere fitto delle gocce nella pineta. Perciò il componimento non è solo un gioco di musica o un quadro di metamorfosi; è una danza o una fuga sul tema dell'amore gioco, sull'amore illusione, che appare e svanisce senza fine e che aspira al totale compenetrarsi dei due amanti, senza raggiungerlo mai.
 Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

venerdì, ottobre 24, 2014

Baudelaire: il signore della Decadenza

“E' il Diavolo a tirare i nostri fili!
Dai più schifosi oggetti siamo attratti;
e ogni giorno nell'Inferno ci addentriamo d'un passo,
tranquilli attraversando miasmi e buio.” (da Al lettore)

E' la Decadenza che attraversa il tempo in cui vive Charles Baudelaire, quel senso di impotenza nei confronti di ciò che accade all'esterno, nel mondo, nella società in cui si vive, che corre frenetica verso il progresso. E' quell'angoscia che l'uomo avverte dentro di sé, o quel demone che mangia la sua anima, è il senso di pessimismo nei confronti di una civiltà sviluppata, è l'impossibilità di reagire a tutto questo.
Quella Noia (Spleen) che lentamente consuma il mondo, lo soffoca, fino a far dimenticare perché l'uomo sia uomo, perché il poeta sia poeta. Baudelaire vive in un'epoca, la seconda metà dell'Ottocento, in cui l'artista ha perso la sua identità e il suo ruolo all'interno della società, e si sente simile a un pagliaccio, a una ballerina, o a una prostituta; è un albatro che vola alto nel cielo ma è “esule in terra fra gli scherni”, non può planare sul mondo perché questo ride di lui, lo dipinge di ridicolo, lo emargina.
Sperimenta gli abissi del male da cui vorrebbe risalire ma non può.
“Com'è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E' comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l'uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra gli scherni, impediscono
che cammini le sue ali da gigante.” (da L'albatro)

Tutto questo è presente nella sua più grande raccolta Les fleurs du mal (1857), dove Spleen e Ideale sono in perenne tensione, in una lotta che non concilia più ciò che è ideale da ciò che è reale e inesorabilmente lascia che si cadi nel tedio dell'esistenza.
Baudelaire vede se stesso come un poeta anonimo, un poeta che ha perduto la sua aureola (poemetto Perdita d'Aureola) ma ne è felice: è la consapevolezza di tale perdita che determina la modernità e la qualità della poesia.
In un susseguirsi di prosa e poesia, di comico e sublime, Charles Baudelaire crea l'arte della dissonanza, un processo nuovo e moderno. Lui che è il padre della poesia definita tale.

Tuttavia la specificità della poesia stessa fu ricercata non sono nel linguaggio ma anche nel campo più vasto e comprensivo dell'immaginazione.
“Solo l'immaginazione”, egli scrisse, “contiene la poesia.”
Solo l'immaginazione del poeta può infatti ordinare la natura, può riunire in un'unica armoniosa percezione intellettuale quell'universo che i nostri sensi percepiscono come incoerente e contraddittorio.
“Io voglio illuminare le cose con il mio spirito e proiettarne il riflesso sugli altri spiriti.” Baudelaire è colui che traduce i “simboli” del mondo e “le corrispondenze” della natura, i sottili misteriosi legami attraverso i quali “i profumi, i colori e i suoni si rispondono”. (da Corrispondenze)

Così Modernità e Decadenza si stringono la mano. Così Charles Baudelaire rende viva la realtà in cui l'uomo è perso.
“Senza tamburi, senza musica, sfilano funerali
a lungo, lentamente nel mio cuore: Speranza
piange disfatta e Angoscia, dispotica e sinistra,

va a piantarmi sul cranio la sua bandiera nera.” (da Spleen)