mercoledì, ottobre 16, 2013

Psycho e la filosofia di casa Bates



NORMAN - Io devo stare qui. Chi la curerebbe, se me ne andassi? Rimarrebbe sola, lo so. Si spegnerebbe il fuoco, sarebbe freddo e umido come una tomba. Quando si ama qualcuno, non si può lasciare anche se si rende odioso. Capitemi, io non odio lei. Odio ciò che l'ha fatta diventare così. La sua malattia.

Di leggende, su Psycho, ce ne sono davvero tante. Sarà che questo film targato Hitchcock 1960 è forse uno dei capolavori assoluti del mistero, sarà per lo sguardo folle di Norman Bates, ma sono stati davvero numerosi gli scrittori, i registi e i filosofi che hanno dato una loro personale interpretazione della pellicola. Credo che tutti voi conosciate la trama del film (in caso contrario, cliccate qui) e, per questo motivo, ho deciso di sorvolare e di passare direttamente al cuore dell'articolo: i misteri di casa Bates.

Di recente, ho avuto un incontro ravvicinato con il pop filosofico di Slavoj Zizek. Mi direte: chi essere costui? Si tratta di un filosofo e psicanalista sloveno dai capelli incredibilmente unti. Detto tra noi, io non ho mai capito niente della sua logica contorta - colpa mia, mi è mancato il tempo di approfondire. Tuttavia, ho apprezzato molto il film-documentario The pervert's guide to cinema (Sophie Fiennes 2006) nel quale Zizek, con un inglese da brrrivido, ripercorre le tappe salienti della storia del cinema. Naturalmente, non poteva dimenticare Psycho ed è proprio della sua interpretazione del film che vorrei parlarvi.

AVVERTENZA: molti studiosi hanno ritenuto forzata l'interpretazione di Zizek, il che è probabilmente vero. Tuttavia, la considero un'opinione estremamente interessante, e dunque...voilà.



Guardate la fotografia: seguendo il dito di Hitchcock arriverete a casa Bates, la dimora di Norman. Come potete vedere, l'edificio è costituito da due piani più un piano sotterraneo non visibile. Zizek ha ipotizzato che la casa fosse, in realtà, una casa-corpo e raccogliesse in sé i tre livelli della coscienza di Norman: l'Io, il Super-Io e l'Es. Il pianterreno, quello in cui Norman conduce la sua vita mantenendo pulite le stanze e comportandosi da normalissimo gestore di motel, rappresenta l'Io, ovvero ciò che gli altri vedono in lui, la sua maschera. Il piano superiore - quello in cui vive la "mamma" - rappresenta il Super-Io in costante lotta con l'Io. Norman, infatti, si reca al piano superiore esclusivamente per urlare contro sua madre, rimproverarla, cercare di tenerla a bada. Infine, la cantina rappresenta l'Es, ovvero la reale natura omicida di Norman. Non a caso, è proprio nel basement  che sua "madre" si nasconde, seduta ad una sedia e voltata di spalle, con quell'inquietante treccia di capelli che Gus Van Sant, nel celebre remake degli anni '90, avrebbe giustamente rappresentato sfibrata e morente.

Analizzando freudianamente la casa di Norman, Zizek non vuole dimostrare ciò che è falso nella realtà, ma piuttosto definire i contorni della realtà nella finzione generale che è la vita stessa del protagonista. Tutto ciò che riguarda Norman è falso, dalla sua gentilezza alla malattia della madre, eppure è parte della realtà. Senza la finzione, neppure la realtà - ovvero Norman, il motel, gli omicidi - potrebbe esistere.

Sarà un'interpretazione forzata? Zizek sarà effettivamente pazzo come sembra? Può essere, ma ciò non toglie alla sua teoria neppure un briciolo del suo incredibile fascino.

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4/ 5
Oleh