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sabato, dicembre 29, 2018

L'isola dei delfini blu [Scott O'Dell]

L' isola dei delfini blu
Scott O'Dell
Karana vive serena con la sua gente sull'isola dei Delfini Blu, ma tutto viene sconvolto quando gli uomini bianchi arrivano per cacciare le lontre, portando morte e distruzione. Il padre di Karana viene ucciso e gli abitanti dell'isola decidono di fuggire in cerca di fortuna. Karana però rimane sull'isola perché non riesce a trovare Rama, il fratellino, e confida che passata la paura la sua gente tornerà a cercarla. Ma la vita decide diversamente, perché Rama viene ucciso da un branco di cani e la nave della sua gente è naufragata poco dopo la partenza. Karana ora è proprio sola e dovrà imparare a convivere con se stessa, oltre che con l'ambiente circostante. 

Karana, la protagonista di questo racconto per ragazzi affronta la solitudine e la sopravvivenza contando solo sulle proprie forze, con l'aiuto della natura, madre e matrigna. Quando rimane sola sull'isola dei Delfini Blu, e sopravvive alle avversità dell'isola e agli sbarchi degli uomini bianchi, Karana capisce che il suo posto è lì, su quell'isola, e più volte decide di non abbandonare la sua terra, dove avverte ancora le voci e le presenze del suo popolo, e di rendere per lei vantaggioso ciò che la natura le offre. Il rapporto con uno dei cani randagi che popolano l'isola, Rontu, diventa quasi familiare, dimostrando come una convivenza pacifica è possibile anche tra gli umani e gli animali più temibili. Una storia che fa riflettere su ciò di cui siamo capaci quando ci rendiamo conto di chi siamo e ciò che possiamo fare, del rapporto sempre esplorato e narrato da grandi scrittori tra uomo e natura, e sul potere delle nostre scelte.

martedì, giugno 19, 2018

Big In Japan: Ito Ogawa e gli amori tra le tradizioni giapponesi [III]

L'amore può avere mille sfumature, come il tramonto in Giappone. 
Di queste sfumature ce ne parla Ito Ogawa, nota scrittrice giapponese, nei suoi romanzi, che raccontano forme diverse d'amore, seppur vere, realistiche, a tratti crude, come forse noi occidentali non sappiamo fare, lasciandoci andare troppo spesso in un romanticismo a volte irreale.
L'amore è come la cucina, ha mille sapori, e questo traspare dai romanzi della Ogawa, sempre attenta a 'dosare' gli ingredienti di ogni narrazione, come le sue protagoniste fanno in cucina (soprattutto come Ringo in 'Il ristorante dell'amore ritrovato').
Gli amori narrati sono spesso perduti o ritrovati, sono lontani o troppo vicini, sono amori quotidiani o diluiti negli anni, sono forme d'amore diverse tra loro ma unite da un senso di misuratezza, e a tratti di malinconia, che hanno i veri amori, quelli della gente che lotta per questi amori ma che sa bene che alla fine della giornata deve fare i conti con la vita, i suoi problemi, i suoi impedimenti, i suoi tempi.
Nell'amore nulla è facile, e così Ringo decide di dedicarsi a quello degli altri, dei suoi clienti, in silenzio, ma con uno sguardo attento a ciò che le accade, senza lasciarsi andare a pianti o rimpianti.
Chiyoko e Izumi invece, protagoniste di 'La locanda degli amori diversi', affrontano il loro amore, o quello che a volte non viene neanche motivato, ma lo fanno decidendo la vita su misura per loro per poterlo vivere, il che comporta scelte difficili, rinunce e abbandoni.
Famiglie, di diversi tipi, di diverse concezioni, Ringo e sua madre, Chiyoko e Izumi con i loro figli, mondi diversi, modi differenti di vedere l'amore, i sentimenti, e di vivere l'affetto, uniti dalla sicurezza che potremmo restare un giorno soli, ma non per questo vivendo con quest'ansia.
L'amore si mescola alle tradizioni giapponesi, alle usanze e credenze di una terra a noi lontana, in cui modernità e antichità si mescolano per darci una visione nuova, vera dell'amore.
Traspare da queste pagine l'attaccamento di questa popolazione alla terra, al lavoro fatto con le mani, e all'importanza dell'accoglienza, come se chiunque incontrassimo lungo il cammino diventasse parte della nostra storia.
Due romanzi e una autrice consigliati a chi nell'amore crederà sempre, anche quando arriverà troppo presto, o troppo tardi... o non arriverà mai.


Il ristorante dell'amore ritrovato

ISBN 978-88-545-0419-6
Pagine 192
Euro 15,00
Ringo, una ragazza che lavora come cameriera in un ristorante turco di Tokyo, rientra una sera a casa con l'intenzione di aprontare una cena succulenta per il suo fidanzato straniero col quale convive da un po'. Con suo sommo sgomento scopre però che la casa è completamente vuota: i mobili spariti, i suoi oggetti scomparsi, il fidanzato svanito nel nulla. Disperata, Ringo perviene a una decisione drastica: tornare al villaggio natio, da cui manca da oltre dieci anni...


La locanda degli amori diversi

ISBN 978-88545-1169-9
Pagine 320
Euro 17,00
Izumi è appena uscita da un doloroso divorzio, quando alla stazione assiste a un tentativo di suicidio in compagnia di Sosuke, il figlio di sei anni. La ragazza che ha provato invano a uccidersi si chiama Chiyoko, ha vent’anni ed è una creatura sola che ha commesso uno sbaglio. Tra le due ragazze è amore a prima vista e decidono di rifugiarsi in un paesino di campagna per poter vivere in tranquillità e lontano dall’occhio critico di una società all’antica. Tuttavia incontrano delle difficoltà anche con la piccola comunità locale. 

venerdì, marzo 30, 2018

Presentazione 'I fiori non hanno paura del temporale' di Bianca Cataldi.


Bianca Rita Cataldi ha presentato ieri alla Feltrinelli di Bari il suo nuovo romanzo 'I fiori non hanno paura del temporale', edito da HarperCollins Italia. Introdotta e presentata dal professor Trifone Gargano, la giovane autrice pugliese ha ripercorso i temi principali del romanzo, spiegando curiosità e aneddoti a un pubblico molto interessato, incuriosito dall'affascinante racconto degli avvenimenti che hanno riempito la vita di Serena e Corinna, tra equilibri familiari e fantasmi del passato, alla ricerca di qualcosa di perso e dimenticato, o forse mai conosciuto, tra le vie di Bologna.
Un romanzo 'al femminile', passatemi il termine, che vede protagoniste le donne di questa famiglia, come le due sorellastre, la nonna, figura centrale, come spiega l'autrice, in tutte le famiglie, la persona che ci guida nella vita, che ha una idea diversa della vita rispetto alla nostra e quella dei nostri genitori, una nonna che nel romanzo insegna alla nipote a seguire sempre il suo istinto; non trascura le poche figure maschili presenti nella narrazione, come quel padre che 'salva' la mamma delle due ragazze, da un qualcosa che l'aveva mandata 'in frantumi' anni addietro, un personaggio che nel romanzo però deve attendere il suo momento, il momento di arrivare a aggiustare ciò che si è rotto.
Questo un punto nodale della storia, perché come racconta Bianca, per essere salvati deve essere successo qualcosa di importante prima, deve esserci stato un punto di rottura.
Il professor Gargano incalza esaltando la capacità dell'autrice di narrare avvenimenti seppur semplici, per i quali un narratore tradizione avrebbe bisogno solo una pagina del proprio romanzo, in pagine e pagine di pieno interesse e mai noiose, un vero incanto per il lettore, che non perde mai attrazione per ciò che viene narrato. 
Un aspetto fondamentale hanno i nomi quelli veri e quelli 'sussurrati', come avviene in una usanza zingara, ci spiega l'autrice, secondo la quale la mamma sussurra un nome al bambino nel suo primo giorno che non svelerà mai, ma che il bimbo saprà sempre nel suo subconscio. Così il 'vero' nome di Serena è 'Felicita', perché è molto più aperta nei confronti della vita rispetto a sua sorella, Corinna, il cui vero nome è 'Anastasia', letteralmente 'colei che risorge', in linea quindi con i personaggi descritti, così come il papà diventa 'Salvatore', perché colmerà i vuoti e lenirà le ferite della mamma delle due protagoniste.
Un viaggio quindi, quello dell'autrice, tra l'animo più profondo dei protagonisti, tra usi e tradizioni, tra leggende e consuetudini (come non citare il tè al mirtillo delle zie defunte), un senso di famiglia allargato ma pur sempre intenso, che mai permette all'io dei personaggi di snaturarsi, anzi fa sì che si concretizzi nella narrazione.
Ciò avviene senza che l'autrice dia troppe informazioni, o informazioni nel momento sbagliato, ci permette di conoscere ciò è giusto, è necessario, è utile per dar vita ai suoi personaggi.
Diversi i temi che si ripetono, con un senso di circolarità, nel romanzo, dai nomi alle scarpe (che conservano il ricordo di tutti i passi che hanno fatto), al legame tra la vita dell'uomo e quello della natura, come suggerisce il titolo. Dopo il temporale c'è di nuovo il sole, ciclicamente, e così nella vita di un uomo dopo un avvenimento drammatico torna il sereno, c'è la necessità del dolore, e ci sono persone che con la loro forza, o con quella donatagli da chi incontrano lungo il cammino resistono al temporale, come i fiori.

I FIORI NON HANNO PAURA DEL TEMPORALE.
Bologna 1997. La stanza è in penombra e i libri e le musicassette sono sparsi dappertutto. Distesa sul letto, la camicia a quadri e i Nirvana sparati nelle orecchie dal walkman, Corinna muove i piedi a tempo e non stacca il naso dalla pagina. Ha sedici anni, i capelli rossi come fili di rame e un viso ricoperto di lentiggini su cui spiccano due occhi d'acciaio. È la figlia del primo grande amore di sua madre che se ne è andato poco prima del parto. Serena, detta Poochie, ha sette anni, i capelli scuri stretti in due codini fermati da elastici a forma di arcobaleno ed è la sua sorellastra. Il suo desiderio più grande è farsi considerare da quella sorella maggiore così misteriosa, sempre rintanata dietro le pagine di un libro e con le cuffie calcate sulla testa. Vivono in una grande e caotica tribù allargata in cui vige il matriarcato e dove per ogni decisione ci si rivolge al consesso delle antenate riunite nella cappella di famiglia al cimitero. Una famiglia fatta di donne dal sangue cocciuto e in cui nessuna tristezza può resistere di fronte al sapore magico di un tiramisù al pistacchio. Eppure l'equilibrio familiare comincia a vacillare quando Corinna riceve una strana scatola da scarpe chiusa malamente con del nastro adesivo. Dentro ci sono degli oggetti apparentemente scollegati tra loro, ma che sono l'ultimo regalo del suo vero padre, scomparso improvvisamente in un incidente. Corinna non ha dubbi: quegli oggetti hanno un significato e lei deve scoprirlo. Decide così di partire, insieme a Serena, per una caccia al tesoro per le vie di Bologna. La scatola in borsa e un sogno tra i capelli ribelli: trovare il segreto delle sue radici e, inevitabilmente, la propria strada nel mondo.

lunedì, luglio 10, 2017

Interviste Prudenti: Pietro Milella


Benvenuti cari lettori di Prudence Magazine a un nuovo appuntamento con il Presentautore e le Interviste Prudenti. Oggi chiacchieriamo con Pietro Milella, il nostro vicedirettore, in occasione dell'uscita del suo romanzo d'esordio 'Un tuffo al cuore' [qui la recensione].

Benvenuto Pietro, come prima cosa siamo curiosi di sapere come nasce il titolo del tuo romanzo, 'Un tuffo al cuore', un titolo interessante e fresco.
L'idea del titolo è nata all'improvviso, mentre scrivevo il romanzo, in un bar di Bari. Ovviamente la frase non era stata scritta nel libro, e ho cercato di inserirla in una delle scene chiave del romanzo.

Come è nata l'idea di questa storia?
Bella domanda, non lo so neanche io onestamente. Anzi riguardando il passato ci sono state un'insieme di cose, personali e non, che hanno portato alla nascita di questa storia. Sono al primo romanzo, e direi una bugia se ti dicessi che non c'è niente di autobiografico e ispirato alla mia quotidianità.

Come è stato confrontarti con la scrittura del tuo primo romanzo?
Difficile e divertente allo stesso tempo direi. Difficile perché non sapevo come avrei riempito tante pagine; divertente perché mi ha molto incuriosito il dover creare dei personaggi che in parte sono ispirati alla realtà. La parte più divertente è stata sicuramente quella di rimodellare il tutto.

Come è nata la passione per la scrittura?
É  una passione che ho sempre avuto, sin da quando ero dodicenne. Con il tempo ho iniziato a scrivere piccole storie, poi poesie, blog, articoli, ed inifine sono arrivato al mio primo romanzo.

A chi ti ispiri, se lo fai, quando scrivi? Ci sono autori del cuore?
Sinceramente non ho un'autore preciso al quale ispirarmi. Diciamo che seguo i consigli di una grande scrittrice che ha accompagnato la mia adolescenza: J.K. Rowling. Quindi se devo proprio definire un autore preferito, questa è sicuramente lei, ma non disdegno Dan Brown e Rick Riordan.

Un tuffo al cuore tratta temi molto forti, come la violenza sessuale, l'omofobia, il bullismo. Quanto è rischioso per un autore emergente confrontarsi subito con questi temi?
Sono una persona che ama rischiara dal punto di vista creativo. Il rischio più grande che correvo era quello di non riuscire a completare e gestire tutto il romanzo. Credo che non esistano temi rischiosi e no, quando si parla di un romanzo. Infondo ho raccontato una semplice storia, che può avere del quotidiano, in molte delle situazioni che narra.

Quanto questi temi hanno influenzato la trama, o quanto invece la trama ha forgiato il loro discuterne?
I temi sono funzionali alla trama, e viceversa. Se non ci fossero stati dei temi affrontati non avrei il mio romanzo "Un Tuffo al Cuore".

Il personaggio di Marco è molto complesso, non si riesce davvero mai a capire quanto sia riuscito a superare le vicende narrate, e quanto sia pronto a affrontare il futuro; è stato più complesso pensarlo o scriverlo in tutte queste sue sfaccettature?
In realtà, è stato più complesso scriverlo, poiché avrei dovuto tradurre sulla carta quelle che erano le mille sfumature che questo personaggio aveva. Ma la cosa più difficile era: farle capire al lettore. Io conosco Marco a trecentosessanta gradi, in sfaccettature che il pubblico non conosce, quindi sì è stato un po' complesso.

La presenza di Alessandro, in quelle poche scene nelle quali appare è molto importante, oserei dire pesante. Come sei riuscito a renderlo presente, seppur non fisicamente, in buona parte della narrazione?
Non ho reso presente fisicamente lui, se non in un paio di scene. Quello che era presente era il suo gesto, che ha segnato in maniera profonda e indelebile la vita di Marco. una cosa però mi è piaciuta di questo personaggio, a fine del romanzo: è l'unico personaggio che è rimasto, per ora, nel passato, mentre il resto dei personaggi è riuscito ad andare avanti.

Indubbiamente il pubblico non amerà Alessandro, anche se nel romanzo sembra si voglia dare una spiegazione a ciò che ha fatto. Quanto è difficile capirlo senza giustificarlo?
Diciamo che per capirlo bisogna rileggere attentamente la prima scena del libro, e anche quella del loro incontro post violenza.

Jacopo e Valentina si candidano a fan favourite dai lettori, i veri personaggi positivi della storia, seppur molto differenti tra loro. Te ne sei reso conto dopo averlo scritto, o è stato anche un po' voluto?
Onestamente non pianifico molto i  miei personaggi. Lascio che sia la trama a delinearli. Direi che è stata una cosa inconscia. Alle volte tu pensi dei personaggi in maniera totalmente diversa, rispetto a come poi sono sulla carta. Non so, definirei questa cosa 'il mistero della scrittura'.

Valentina è il lato easy della storia, quel cambio di registro indispensabile visti alcuni momenti drammatici narrati. Come nasce l'idea di questo personaggio?
Bella domanda.. è nata una sera al telefono con il mio ragazzo. Avevo avuto il blocco dello scrittore, non sapevo più come andare avanti, poi pian piano, tra una battuta e l'altra lui mi ha suggerito di aggiungere un personaggi femminile che desse valore alla trama e che spezzasse tutta la pesantezza che c'era fino a quel momento. Poi è nata Valentina.

Jacopo è un personaggio ricco d'amore, è colui che salva Marco. Ma questo quanto poi entra in conflitto dentro di lui rispetto all'amore perduto verso Alberto?
No comment. Sto pensando di lavorare su qualcosa più avanti che potrebbe parlare proprio di questo.

Si dice che i giovani autori riversino buona parte di loro stessi nei romanzi d'esordio. Quanto c'è di tuo in Un tuffo al cuore? Hai messo in Marco qualcosa di te, o possiamo cercarti in altri personaggi?
Onestamente molti dicono che sono molto Marco, sotto certi punti di vista, E' vero, però diciamo che ho nascosto altro in altri personaggi. Alla fine uno scrittore racconta una storia, che trae ispirazione dal suo vissuto, o ne è una metafora.

Un dubbio che sorge durante la lettura è se il vero personaggio cattivo sia Alessandro o Melissa. Tu cosa ne pensi?
Entrambi hanno la loro storia alle spalle. Se dovessi scegliere un cattivo direi Melissa.

Se dovessi descrivere Un tuffo al cuore in 3 parole lo definiresti:
Interessante. Irriverente. Innovativo.

Potete acquistare la copia di Un tuffo al cuore e nei seguenti punti vendita
- La libreria del marchese, Via Vittorio Veneto, 164, Adelfia
- Cartolibreria Best Seller, Via Vittorio Veneto, 120/A, Adelfia (BA)
Oppure comodamente da casa ai seguenti link
- Online (versione cartacea) http://bit.ly/2rhCRvk
- Online (versione e-book) https://goo.gl/o8sC4n

sabato, luglio 01, 2017

Recensione 'Un tuffo al cuore' di Pietro Milella

Un Tuffo al Cuore
Pietro Milella
Editore:  ZeroUnoUndici Edizioni | Prezzo: 13,50 [ebook 2,99]
Data di pubblicazione: 30 giugno 2017 [pre-ordina QUI la tua copia]
Sinossi: Marco vive in un paesino vicino a Bari e studia Lettere all'università. Da sempre omosessuale, da poco tempo è riuscito a fare coming out con la sua famiglia e con i suoi amici. A costituire un vero e proprio spartiacque nella sua vita, però, vi è un'esperienza traumatica che l'ha segnato nel profondo: la violenza sessuale subita dalla persona che credeva di amare, Alessandro. Sarà solo grazie a un incontro fortuito in piscina con Jacopo, un giovane scrittore che ha alle spalle una dura perdita, che riuscirà a ritrovare il sorriso. Tra Milano e Bari, "Un tuffo al cuore" racconta la storia di un amore in grado di curare le ferite e di riportare alla vita i sogni che si credeva fossero perduti per sempre.

Quando Marco è costretto, a causa del suo ragazzo Alessandro, a affrontare il trauma peggiore della sua vita, tutto il suo mondo viene sconvolto, in pochi attimi, e in una sola notte trova il coraggio di fuggire lontando per ricominciare la sua vita, dove nessuno potrà fargli mai del male.
La sua omossessualità non è mai stato un problema per lui, e in parte neanche per la sua famiglia, grazie all'aiuto della bizzarra e irrequieta sorella Valentina, ma in questo nuovo capitolo della sua vita i suoi rapporti con i ragazzi sembrano fuori discussione, un qualcosa di spaventoso, di ingestibile. 
Il fantasma di Alessandro sembra perseguitarlo, il terrore che possa accadere di nuovo quello che lui gli ha fatto, lo spinge a restare solo, unito al terrore di non essere accettato, come se quella colpa, quella violenza, fosse in parte anche sua.
La piscina e la terapista apriranno una nuova strada per Marco, quella della rinascita, una strada lungo la quale incontra Jacopo, che stravolgerà il mondo che lui ha vissuto fino a quel giorno. 
Marco tenderà verso di lui, ne sarà attratto, ma al tempo stesso molto spaventato.
Un percorso duro è quello che Marco deve affrontare, fino alla scoperta della tragedia che ha colpito la vita di Jacopo, forse il tassello mancante per avvicinarsi definitivamente a lui.
Il ritorno nella sua città natia, l'incontro con le persone sbagliate del suo passato, le parole di sua sorella Valentina, definiscono quello che poi sarà il futuro di Marco.
Una storia intensa, a tratti dura ma realistica, il racconto di un tratto di vita di un ragazzo che riesce a recuperare le sue ali spezzate e riprendere il volo della vita.

mercoledì, maggio 24, 2017

Ho perso i colori

Sentii il fruscio del vento, la sua voce calda che mi sussurrava delicato il dolore che viveva.

Vidi il sole spegnersi e il cielo versare lacrime sporche di rabbia.

Mi racchiusi nel mio silenzio, come tutte le volte che provavo nostalgia di quegli abbracci così confortanti.

Lasciai che il mio animo rispecchiasse il clima di quei giorni.

Lasciai che i capelli venissero scompigliati dalle folate di vento e lasciai che le mie lacrime si confondessero con la pioggia.

Camminai verso l'orizzonte in cerca di un colore per disegnare il sole e spegnere la tempesta.

Condussi i miei passi in direzione di un'emozione che non provavo da tempo, eppure ero sempre avvolta dalla paura di uscire di casa.

Nessuno può rivestire di gioia la tua vita, fino a quando non sei tu a indossare sorrisi.




martedì, luglio 01, 2014

L'ora della fuga


Corri lontano
spegni le emozioni
che ostruiscono il passaggio.
Corri lontano
senti la voce che ti chiama
e
inseguila.
Ti condurrà
alla scoperta di te stessa.
Corri lontano
guarda avanti
e
non ti voltare.
Corri lontano
non pensare.
Fuggi dall'immagine sbagliata di te.
Fuggi dall'idea distorta del tuo essere.
Fuggi dalle convenzioni sociali.
Fuggi dalle persone ottuse.
Corri lontano
vibra nel cielo.
Corri lontano
spicca il volo.
Corri lontano
sollevati.
Corri lontano
liberati.
Fuggi via.

Sento di essere io la preda. Per questo devo allontanarmi.
Sono schiava del riflesso di questa me che non ha il coraggio di essere se stessa.
Sono prigioniera di uno stato sociale che non mi rappresenta.
Sento di essere io quella sbagliata.
Sento che devo correre, per andare dove, non lo so ancora. Ma devo farlo, è ... l'ora della fuga.

martedì, marzo 25, 2014

Una vita di ginestre


Qui su l'arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null'altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de' mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
Lochi e dal mondo abbandonati amante,
E d'afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell'impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s'annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d'armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de' potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l'altero monte
Dall'ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E' il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.

La Ginestra. 
Giacomo Leopardi

Siamo tutti ginestre, che nasciamo tra i posti più aridi, nei deserti, nelle città ombrose.
Siamo tutti ginestre... Petali che baciano le strade, steli che si radicano nei suoli più secchi, foglie che si cibano di luci opache.
Siamo tutti ginestre. Nei cuori, nelle vite delle persone, negli spazi degli sconosciuti, nei ricordi di un amico. 
Il pessimismo costraddistingue la nostra epoca, costellata di crisi. Crisi sociali, crisi emotive, crisi di valori, crisi economiche, crisi familiari. E questo pessimismo sembra un martello pneumatico che ci spinge a ingoiare quel poco di speranza che albeggia tra la voglia di andare via da qui e quella di lottare per rendere questo paese, un paese migliore. La risorsa è lì, tra un tramonto che regala magie di colori e la delusione di non averlo saputo dipingere bene. Ma cosa importa...
Bisogna rinascere ancora, sbagliare, deludere, ferire, essere felici...
Bisogna trovare sempre del terreno fertile per credere ancora che si può migliorare, si può essere perdonati, si può amare ancora.
Siate le ginestre delle vostre vite.
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l'avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Nè sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.
La Ginestra. 
Giacomo Leopardi