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lunedì, marzo 31, 2014

Apri la porta, c'è il sole lì fuori...

Non vi sentite tutti rinati dopo questo inizio di primavera e il nostro mese dedicato alla rinascita?
Molti di noi hanno imparato ad affrontare le proprie paure, qualcuno ha imparato ad affrontare se stesso, altri hanno capito di cosa avevano bisogno per ricominciare.
Ci troviamo tutti prima o poi davanti all'esigenza di prendere la propria vita in mano e darle una svolta, bisogna solo capire quando è giusto farlo e come bisogna farlo.
Rinascere non significa rinnegare se stessi, ma anzi riscoprirsi, reinventarsi non significa essere diversi da quello che siamo, ma scoprire un nuovo modo per mostrarsi.
Possiamo essere ispirati da una poesia, da una canzone, da un libro, da un film.
Rinascere può consistere anche nello spunto di fare cose nuove o riprendere abitudini che non seguivamo più da tempo.
Forse c'è ancora qualcuno che non ha capito come farlo. 
Beh, il consiglio migliore che potremmo dargli e di uscire dal buio, uscire dalla solitudine, ed aprire la porta, perchè c'è il sole li fuori, e la luce può farci solo del bene.

sabato, marzo 29, 2014

#100happydays


“Sei capace di essere felice per 100 giorni di fila?” 
È questa la frase provocatoria che apre la campagna #100happydays nata dall’idea di Dmitry Golubnichy, una sfida lanciata sui social che sta riportando il sorriso in tutto il mondo.

Basta postare una foto al giorno per cento giorni di fila che mostri cosa ci ha fatto sorridere nelle ultime ventiquattr'ore, dal sorriso di un bambino alle coccole del nostro cane, dalla gentilezza di uno sconosciuto fino alla cena deliziosa che ci siamo concessi, l’importante è trovare qualcosa che ci abbia regalato anche un solo attimo di felicità.


In realtà non è poi così semplice come sembra, il sito ufficiale della campagna infatti recita che il 71% delle persone che hanno accettato la sfida non l’hanno poi portata a termine perché non avevano tempo; ma davvero non abbiamo il tempo per essere felici? Ci circondiamo di moderne tecnologie e di ogni comfort quando in realtà basta una giornata di sole o una passeggiata al parco per farci stare meglio.

Una domanda sorge spontanea: perché mai dovrei farlo?
“Le persone che hanno completato con successo la sfida – dice Dmitry – hanno affermato che:
- ci si rende conto ci ciò che ci rende felici ogni giorno;
- si è di buon umore ogni giorno;
- si ricevono più complimenti dagli altri;
- ci si rende conto della fortuna che si ha di vivere la propria vita;
- si diventa più ottimisti;
- ci si innamora durante la sfida.”
Chiunque sogna di essere felice quindi perché non provarci? Anche quando la sfida sarà finita questi 100 momenti potranno ricordarci quanto è bella la vita che stiamo vivendo.



Allora cosa aspettate? Scegliete il vostro social preferito e postate le vostre cento foto con l’hashtag #100happydays e regaliamo tutti insieme un po’ di sorrisi al mondo.

Sulla riva del fiume.

Ogni giorno Kunimichi si recava sulla riva del fiume. Ogni giorno vedeva le stesse persone lungo il suo cammino, vedeva gli stessi luoghi, le stesse case, gli stessi negozi.
Ormai aveva imparato che il signor Shigeki alle cinque in punto del pomeriggio passava di li in bicicletta, con il suo bel cestino di vimini sul davanti. Spesso aveva dei fiori, o degli ortaggi nel cestino, in un variopinto insieme di prodotti tipici di quella zona.
Aveva imparato che il negozio di dolciumi della signora Fuyuko aveva sempre in bella mostra dei grandi chinsuko in vetrina, appena sfornati, friabili e profumati.
Aveva imparato che l'ultimo edificio prima del molo era abitato solo da due famiglie, che non andavano neanche d'accordo tra loro.
Kunimichi aveva imparato tutte queste cose, recandosi ogni giorno sulla riva del fiume, a metà pomeriggio.
Prima ci passava sempre all'uscita da scuola, ma da quando suo padre aveva cambiato lavoro, la sua famiglia aveva anche cambiato casa, e lui non passava più di li dopo le lezioni.
E così ogni pomeriggio, verso le cinque, prendeva la bicicletta e scendeva verso il fiume.
Gli alberi di ciliegio erano in fiore ormai, e alcuni petali sfioravano il suo volto mentre pedalava in discesa sulla via verso il molo.
Kunimichi non sapeva perchè continuava ad andarci. Non era solo, aveva tre sorelle, tanti amici, parenti di ogni sorta, ma lui preferiva restare in disparte a volte. Era un tipo divertente, che amava stare in compagnia, ma aveva bisogno del suo momento tutto per se, e se lo concedeva sulla riva del fiume.
Kunimichi non era solo, non amava essere solo, ma aveva bisogno di esserlo, almeno una volta al giorno.
Stava crescendo, e qualcosa in lui cambiava, qualcosa invece era legato al passato.
Era sempre andato al molo, fin da bambino, fin da quando sua madre lo portava li dopo aver comprato un po' di dolciumi al negozio della signora Fuyuko, fin da quando ne avesse memoria.
La sua vita stava cambiando, aveva cambiato casa, aveva nuovi amici, e forse avrebbe lasciato la sua piccola città per una grande metropoli un giorno, terminata la scuola.
Kunimichi continuava ad andare sulla riva del fiume, perchè quello era un piccolo pezzo del suo passato che non poteva lasciare andare.
Ogni giorno Kunimichi si recava sulla riva del fiume. Ogni giorno vedeva le stesse persone lungo il suo cammino, vedeva gli stessi luoghi, le stesse case, gli stessi negozi.
Ogni giorno Kunimichi si recava sulla riva del fiume.  E lo fece fino al giorno in cui lasciò la sua piccola città per una grande metropoli, e ogni volta che tornava a far visita alla sua famiglia riprendeva la bicicletta, attraversava il viale dei ciliegi, e tornava sul molo.
Non sapeva perchè, ma aveva bisogno di stare solo ogni tanto Kunimichi, e nessun altro posto era più dolce per lui per abbandonarsi ai suoi pensieri di quel pontile sulla riva del fiume.

giovedì, marzo 27, 2014

Rinascere e Reinventarsi nel mondo delle serie TV

Lisa Kudrow e Courteney Cox (Friends) si ritrovano in Cougar Town.
Lo show Business è un mondo molto tortuoso, pieno di insidie e a volte c'è chi ci rimane secco, sia letteralmente che metaforicamente.
Essere il protagonista di una serie porta con se tanti pregi, ma a volte anche tanti difetti e un bagaglio, composta da fan e da critiche, a volte molto pesante.
Sono cresciuto vedendo i grandi telefilm degli anni '90 e '00, da Streghe a Buffy, passando anche per Friends, Sabrina vita da Strega e Ally McBeal. E' lì, proprio in quegli anni che sono diventato un telefilm addicted e ho imparato a memoria tutti i nomi, le sigle e i credits delle varie serie televisive.
Però poi arrivava la loro fine e vedevo scomparire dallo schermo Sarah Michelle Gellar, Alyssa Milano, Holly Marie Combs, Emma Cuffied, Calista Flockhart, Peter MacNicol.
Cercavo disperatamente i loro nomi in altre serie, o a volte li intravedevo buttati li come Guest Star in un episodio di una serie che non vedevo mai, pensando: “Ormai hanno fatto il loro corso, hanno avuto il loro successo, altri prenderanno il loro posto nel mio cuore!”
Ma poi mi sono ricreduto, quando uno dopo l'altro li ho visti rinascere, tutti in nuove serie, certo non con ruoli da protagonisti come nei vecchi tempi, ma come spalle ai nuovi attori; Holly Marie Combs oggi fa parte del cast di Pretty Little Liars interpretando la mamma di una delle protagonite, Calista Flockhart, ha invece ricoperto il ruolo di una nuova protagonista in Brothers&Sister, nonostante fosse reduce del successo di Ally Mcbeal, e Curteny Cox da protagonista di Friends, ora porta avanti uno show tutto suo intitolto Cougar Town.
Certo gli attori sono cresciuti, come anche noi fan, e hanno sperimentato nuovi generi, nuove storie, nuovi personaggi e forse chi ci ha creduto veramente è riuscito a guadagnarsi un piccolo posto in quell'inferno che è lo show business americano.

mercoledì, marzo 26, 2014

...ed in fondo resti sempre te stesso.

Si cresce, si cambia, si matura, bla bla bla.
Il nocciolo che abbiamo dentro era, è e sempre sarà quello.
Certo il tempo che passa, le brutte esperienze, le delusioni, i tradimenti tendono a smussare qualche lato del nostro carattere ma in fondo siamo e saremo sempre noi.
La vita ci ha indurito? Saremo duri con gli altri ma sarà difficile esserlo con noi stessi.
Conosco gente che ha avuto delusioni enormi ed è diventata cattiva, perfida, che non ha guardato in faccia niente e nessuno pur di avere una rivalsa sulla vita, sul proprio nemico (scusate se m'infervoro ma mi tocca un pochino in prima persona), per riprendersi quello che gli è stato tolto; persone trasformate quasi di "bestie" che alla fine si ritrovano a piangere quando guardano "Ritorno al futuro" o "1997 Fuga da New York" o a prepararsi con la maglietta da "series tv addict" con la scritta CTU in attesa che ricominci "24". Insomma la vita ci cambia e fa in modo anche di lasciarci sempre gli stessi, come un equalizzatore impazzito che conserva una sua logica, una sua memoria.
Puoi cambiare ma non puoi smettere di essere chi sei, non del tutto, non fino in fondo.
Anche volendolo.
Quello che cambia è il modo in cui ti vedono gli altri ed anche qui c'è una logica che ho imparato a caro prezzo: meglio essere stati dei gran cattivi tutta la vita, disonesti e sleali, malfidati, arroganti...e poi un bel giorno diventare buoni; e li la gente tutta a dire: "Visto? Io lo dicevo che in fondo era una brava persona!".
Se invece per tutta la vita sei stato onesto, bravo, diligente, hai trattato bene il prossimo ed hai aiutato le vecchiette ad attraversare la strada ed arriva il giorno in cui pensi necessariamente a te stesso, ecco li la gente che urla: " Hai visto? Lo dicevo io! Quello era un gran bel pezzo di m***a...faceva tanto il buono".
Ma a conti fatti fregatevene di quello che dice la gente, siate voi stessi, pensate a volervi bene e sappiate che il passato non lo potete cambiare, quello resta li, immutabile.

One Tree Hill, un posto per rinascere.

sul set dell'ultimo episodio,da sinistra: Skills, Mouth Julian, Brooke, Chris, Chase, Clay, Millicent, Quinn, Haley, Nathan.
 Esprimi un desiderio e portalo nel tuo cuore. 
Qualsiasi cosa tu voglia.
Tutto ciò che vuoi. Ne hai uno? Bene. 
Adesso convinciti che possa diventare realtà. 
Non puoi mai sapere da dove possa arrivare il prossimo miracolo, 
il prossimo sorriso, il prossimo desiderio realizzato. 
Ma se credi che si trovi proprio dietro l'angolo
e apri il tuo cuore e la mente a questa possibilità, 
alla sua certezza... potresti davvero ottenere ciò che desideri.
Il mondo è pieno di magia.
Devi soltanto crederci.
Quindi esprimi il tuo desiderio.

Ne hai uno? Bene adesso credici con tutto il cuore.

Lontano dal sole della California (The O.C.), lontano dai divertimenti di Los Angeles (Beverly Hills 90210), lontano dal lusso di New York (Gossip Girl), One Tree Hill riporta uno spaccato di una cittadina di provincia, cioè la vera America, fatta di persone comuni, fatta di problemi veri, fatta di adolescenti e genitori. Storie realistiche per un teen drama, uno dei pochi che ha realmente mostrato l'evoluzione dei suoi protagonisti dall'adolescenza all'età adulta. Personaggi concreti, con i quali è facile identificarsi, specie se si è un adolescente, come lo ero io dieci anni fa quando ho iniziato a seguire la serie. In nove stagioni abbiamo visto i personaggi confrontarsi con tutte le problematiche che noi affrontiamo ogni giorno. È vero, non tutti sogniamo di diventare un giocatore di basket, non tutti vogliamo diventare cantanti, o dirigere una casa di moda, ma ognuno di noi ha affrontato i problemi che si incontrano sulla strada per realizzare il proprio sogno. Perchè questo è il significato di questa storia, riuscire a realizzare i propri sogni, nonostante i rischi lungo il percorso.
One Tree Hill ha aiutato noi spettatori a crescere, ci ha aiutato a credere in noi stessi. Il percorso dei protagonisti si incrocia ma è differente, ognuno di loro prende una direzione ben precisa. Anche il contorno variegato dei personaggi secondari si concreta episodio dopo episodio, ognuno di loro ha una storia da raccontare.
Tree Hill da una seconda opportunità a tutti, tutti hanno la possibilità di cambiare, di rinascere.
Ebbene si, tanti dei nostri personaggi rinascono, quasi sempre in meglio, in questa storia, ed è così che Nathan Scott da sbruffone e prepotente diventa affettuoso e disponibile, è così che riesce ad uscire dal circolo vizioso di odio e competizione creato da suo padre, è così che risorge dopo l'incidente che lo aveva bloccato sulla sedia a rotelle per mesi, e gli aveva fatto dire addio al suo più grande sogno, giocare nell'NBA. E' così che Nathan alla fine perdona suo padre, causa di molti dei suoi mali.
Inizia come personaggio "negativo", per poi conquistare il cuore di tutti, diventando una delle protagoniste assolute della serie, lei, l'unica, l'inimitabile Brooke Davis, che dalla cheerleader senza cervello diventa donna ed imprenditrice di successo, con un sogno nel cassetto. Creare la sua famiglia, quella famiglia che da bambina le è stata negata dai suoi genitori, troppo impegnati ad inseguire il successo imprenditoriale per occuparsi della loro unica figlia. Viziata, dispettosa, e desiderata da tutti i ragazzi del liceo di Tree Hill, Brooke dovrà affrontare poi il mondo reale, lontano dalla popolarità del liceo. E ce la fa, diventa direttrice della sua casa di moda, insieme a sua madre, con la quale avrà un rapporto talmente difficile da esplodere nelle ultimi stagioni, prima della riappacificazione finale. Infatti Victoria alla fine capisce l'importanza di credere in sua figlia non in quanto macchinetta sforna soldi, ma in quanto persona intelligente e capace. Brooke riuscirà finalmente ad avere la sua famiglia con Julian, piccolo grande personaggio, inizialmente antipatico a tutti, e poi angelo custode e felicemente innamorato della nostra Brooke. Sarà lui la sua ultima rinascita, quella che le permetterà di realizzare il sogno più grande, la famiglia.
Piccoli grandi personaggi sono anche Skills, la vena comica della storia, Mouth, la coscienza un po' di tutti, che ci fa sempre riflettere sul grande tema dell'amicizia, Chris Keller, che nel finale si fa perdonare per tutte le malefatte del passato aiutando Julian e Dan a salvare Nathan (anche se poi se la da a gambe levate), e Chase, davvero un eroe di questa storia. Chase Adams era il belloccio della scuola, popolare e fidanzato con Brook Davis. Ma finiti i tempi gloriosi del liceo Chase rimane in una nicchia, diventando il barman del Tric. Chase ha un cuore d'oro però, e così partecipa all'iniziativa dei "fratelli maggiori", per i ragazzini meno fortunati, diventando l'idolo di Chuck. Alla fine, per proteggere Chuck e sua madre dagli abusi del padre, colpisce l'uomo, mettendo a rischio la sua carriera militare. Chase dimostra che si può rinunciare anche ad un sogno, per salvare qualcuno che si ama. Diventerà alla fine il proprietario del Tric, diventando di merito uno dei personaggi con una maggiore evoluzione durante la storia. Chase dimostra come anche nel proprio piccolo si può essere grandi, senza rincorrere chimere o sogni impossibili, come potrebbe accadere a tutti noi, ogni giorno.
il matrimonio tra Peyton e Lucas, celebrato da Haley.
Non si possono non nominare Lucas e Peyton, i primi veri protagonisti del telefilm, entrambi cresciuti in una situazione familiare disastrosa, entrambi con un sogno, sebben diverso, e talmente innamorati l'uno dell'altra da perdersi alle volte, perchè il loro amore era ingestibile. La loro storia si chiude con un lieto fine, dopo tanti, troppi dolori.
Ci sono tanti esempi positivi in One Tree Hill, tra cui spicca il piccolo Jamie, un po' la parte più buona di tutti personaggi, e senza dubbio Karen (la madre di Lucas) e Keith (zio di Lucas e Nathan), la cui morte ha fatto piangere milioni di telespettatori davanti alla tv.
La morte di Keith stravolgerà la vita di tutti, la vita di tutta Tree Hill, insieme al suicidio di Jimmy. In una delle puntate più belle, e senza di dubbio anche la più tragica, assistiamo ad una scena orrenda dell'America di provincia, una strage nel liceo di Tree Hill. Jimmy alla fine si toglie la vita, dopo aver ferito alcuni dei suoi compagni. Dan approfitta della situazione, suo fratello, Keith è nella scuola, era li per convincere Jimmy ad arrendersi, ma non ci riesce. Dan uccide Keith in una scena che ancora oggi mi fa piangere, una delle morti più clamorose del piccolo schermo degli anni 2000. Dan supera il limite ed uccide suo fratello, che aveva tutti i pregi che lui non era riuscito a fare suoi.
Keith muore, e nessuno potrà mai perdonare a Dan quello che ha fatto. Dan Scott è uno dei personaggi più spregevoli della tv americana. Abbandona il suo primogenito Lucas, con il quale non vuole avere a che fare, maltratta sua moglie e suo figlio Nathan, semina zizzania tra chiunque lo circondi, ma Jamie sarà la sua redenzione.
Anche il più temibile dei cattivi viene salvato in One Tree Hill, grazie ad un bambino che ama suo nonno, perchè la sua innocenza non capisce il male che ha fatto. Sarà orribile per Dan vedere Jamie staccarsi da lui dopo aver scoperto la verità su Keith, e sarà estremamente commovente vedere Jamie tornare da lui dopo che Dan salva suo figlio, Nathan, dai rapitori nella nona stagione.
Il bene trionfa sempre, penserete, ma in questo caso senza buonismo. Dan è un assassino, e come tale deve essere ricordato. E' vero, ha salvato la vita prima Jamie (rapito dalla tata Carrie), e poi a Nathan, ma questo nella memoria di nessuno cancellerà mai quello che ha fatto. Ed è per questo che Lucas non sarà li vicino a suo fratello sul letto di morte del padre.
C'è anche chi parte come personaggio positivo per poi diventare negativo, e infine rinasce. E' il caso di Millicent, che da ragazza timida della porta accanto diventa senza regole e senza inibizioni, cadendo nel circolo della droga, per poi rialzarsi, a fatica, e ritornare in una versione di se più matura e finalmente consapevole di se stessa. La società fa anche questo, se non sei nessuno e vedi arrivare d'un tratto tutto quello che sognavi ma non avevi mai avuto, perdi il controllo di te stesso, e risalire la china non è sempre semplice.
Una delle storie d'amore più belle è rappresentata da Clayton e Quinn, che uniscono le loro solitudini, capendo finalmente che c'è molto altro prima del lavoro, e diventando un esempio di un amore così intenso da essere puro sotto ogni punto di vista.
E c'è un personaggio in One Tree Hill che nonostante tutto quello che le è accaduto non ha mai perso la strada, e quindi non ha mai avuto bisogno di rinascere. E' il mio personaggio preferito, e senza dubbio la vera protagonista morale di tutta la serie.
Haley James Scott (Bethany Joy Lenz)
La piccola e studiosa Haley James Scott decide di rischiare tutto: si innamora del ragazzo più popolare e antipatico della scuola, Nathan, fratellastro del suo adorato migliore amico, Lucas, e vince la sua scommessa.
Nathan non è quello che sembra, e per lei farebbe qualunque cosa, anche rinunciare a quel personaggio di bello e impossibile che mostra a tutta la scuola. Nathan è l'uomo della sua vita, e lei sarà la luce sul suo cammino, Nathan diventa l'uomo che è grazie alla sua dolce ma fortissima Haley.
E l'amicizia abbatte anche l'odio tra fratelli, perchè sarà grazie alla grande unione tra Haley e Lucas che lui e Nathan diventano finalmente una famiglia.
Haley diventa la migliore amica di Brooke, eppure le due non avevano nulla in comune al liceo, la ragazza meno popolare e quella più popolare diventano una delle più belle amicizie tra donne viste in tv.
Haley è la splendida e premurosa madre di Jamie e Lydia, e rende il suo bambino un piccolo grande uomo.
Haley lotterà perchè l'amore tra Lucas e Payton abbia finalmente un lieto fine, e celebra il loro matrimonio.
Haley piangerà la morte di Keith ma darà un'ultima possibilità a Dan.
Haley aiuterà ogni singolo personaggio della storia narrata, persino quelli che vediamo in pochi episodi. Lei è il fulcro della storia, tiene uniti tutti i personaggi, e non ha bisogno di rinascere perchè lei non cadrà mai lungo il suo cammino, neanche dopo la morte della sua adorata mamma.
Haley simboleggia lo spunto per rinascere per tutti gli altri personaggi, il più cristallino esempio morale a mio parere della televisione americana, spesso piena di personaggi che vincono con astuzia, inganno ed egoismo.
E tutti i sogni di Haley si realizzeranno, perchè se fai del bene questo ti torna indietro, e lei ne è l'esempio.
Perchè se insegui un sogno e ci credi, ogni giorno sei più vicino alla sua realizzazione.
Non sono uno di quelli che piange davanti al teleschermo, ma tante, tantissime volte ho pianto guardando One Tree Hill, nel bene e nel male, perchè Haley, Nathan, Jamie, Brooke, Julian, Mouth e tutti gli altri sono entrati nella mia vita, mi hanno insegnato cosa significare inseguire un sogno, cosa significa sacrificarsi per chi si ama, cosa vuol dire credere in se stessi e ripartire da zero se necessario.
Sempre restando se stessi. Sì, perchè la rinascita in One Tree Hill non significa cambiare ciò che siamo, ma portare alla luce il meglio di quello che abbiamo già dentro. Non dobbiamo cambiare mai quello che siamo, possiamo sbagliare negli atteggiamenti, nelle pretese, nel rapportarci, ma non sbagliamo mai nell'essere ciò che siamo. Rinascere significa capire se stessi e far conto sulle proprie forze, ora che siamo consci di averle.

Non voglio essere nient'altro più di
quello che ho cercato di essere ultimamente,

tutto quello che devo fare
è pensare a me, e avrò pace nelle mente
sono stanco di dare un'occhiata alle stanze
chiedendomi cosa devo fare
o chi dovrei essere,
non voglio essere nient'altro che me.


martedì, marzo 25, 2014

Una vita di ginestre


Qui su l'arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null'altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de' mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
Lochi e dal mondo abbandonati amante,
E d'afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell'impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s'annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d'armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de' potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l'altero monte
Dall'ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E' il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.

La Ginestra. 
Giacomo Leopardi

Siamo tutti ginestre, che nasciamo tra i posti più aridi, nei deserti, nelle città ombrose.
Siamo tutti ginestre... Petali che baciano le strade, steli che si radicano nei suoli più secchi, foglie che si cibano di luci opache.
Siamo tutti ginestre. Nei cuori, nelle vite delle persone, negli spazi degli sconosciuti, nei ricordi di un amico. 
Il pessimismo costraddistingue la nostra epoca, costellata di crisi. Crisi sociali, crisi emotive, crisi di valori, crisi economiche, crisi familiari. E questo pessimismo sembra un martello pneumatico che ci spinge a ingoiare quel poco di speranza che albeggia tra la voglia di andare via da qui e quella di lottare per rendere questo paese, un paese migliore. La risorsa è lì, tra un tramonto che regala magie di colori e la delusione di non averlo saputo dipingere bene. Ma cosa importa...
Bisogna rinascere ancora, sbagliare, deludere, ferire, essere felici...
Bisogna trovare sempre del terreno fertile per credere ancora che si può migliorare, si può essere perdonati, si può amare ancora.
Siate le ginestre delle vostre vite.
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l'avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Nè sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.
La Ginestra. 
Giacomo Leopardi

mercoledì, marzo 19, 2014

Cambiare...togliersi di dosso il supefluo

Nasciamo e cresciamo, viviamo e moriamo.
Sono queste le fasi della nostra vita condite però da un "cambiamo".
Si, no, forse ed a volte.
Il cambiamo avviene, sempre e non pensate a qualcuno che v'incontra dopo tanto tempo e vi dice "Madonna come sei cambiato", non è solo l'aspetto esteriore (quello al massimo invecchia), io parlo di quel cambiamento che accade dentro di voi, in un età indefinita, a causa di quell'evento, brutto o bello che sia e che mi rimane attaccato come gomma da masticare sotto una scarpa.
Ma cambiare è positivo o negativo?
Non è una domanda retorica, tutto quello che cambia è bello.
E' la vita stessa a volerlo altrimenti avrebbe lasciato tutto tale e quale.
La natura è perfetta in quanto si adatta, cambia per andare avanti e sopravvivere e dare a noi stessi la possibilità di farlo.
Tutto è mutevole.
Deve esserlo.
A volte si tratta solo di una piccola cosa.
Ricordo una storia.
Una volta un grande scultore espose la sua più grande opera, un piccolo Buddha di pietra.
Uno dei presenti gli porse la domanda su come era riuscito a ricavare un oggetto così bello da un semplice e anonimo blocco di pietra.
Lo scultore risposte: "Io non ho fatto nulla di speciale. Quando ho visto quella pietra mi sono accorto che l'opera era già all'interno. Io ho solo tolto il superfluo.".
Questa è forse la risposta che tutti ci poniamo.
Cambiare è togliersi di dosso il "superfluo" e rimanere con quello che siamo sul serio. Dentro.
Il nostro nocciolo.
Non importa se è bello o brutto.
Siamo Noi.
E di noi stessi si può non essere contenti ma si deve sempre andar fieri.
Cambire non è morire è venire a conoscenza di quello che siamo, salire ad un livello più alto o perché no? Anche ad un livello più basso.
Non si tratta di evoluzione ma di cambiamento.
Come dice Lavoisier: "Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma."
Questa è la vita.