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giovedì, maggio 19, 2016

Simone De Vivo - L’amore di Alizée

Il giovane scrittore barese Simone De Vivo, già autore di Amore da Matrioska (Edizioni Epsil, 2014) e Rapito Da mia Madre (Edizioni Epsil, 2015), torna con un nuovo progetto, una serie di racconti brevi scaricabili gratuitamente dal suo sito in PDF E EPUB.

Il primo racconto è intitolato "L’amore di Alizée": Un breve racconto che parla di Alizée, giovane prostituta della città di Alphaville che dona Amore e Sentimenti al posto di Sesso. Le emozioni sono vietate per legge, ma ognuno ha bisogno di provare emozioni... (Ispirato al film Missione Alphaville). [il racconto è scaricabile a questo link]

Quello che si respira, fin dalle prime righe del racconto, è un qualcosa di talmente particolare che lo leggerete fino all'ultima parola tutto d'un fiato. Già di per se l'idea del comprare l'emozioni è talmente assurda che nel mondo di oggi funzionerebbe, porta all'estremo qualcosa che avviene davvero (forse attraverso i social) oggi, quel rendere i sentimenti una cosa così astratta da noi, dalla loro forma originaria, da poterla commercializzare. Nella sua brevità racconta tutto ciò che c'è da capire sul protagonista anche se quello che leggiamo è solo un piccolo stralcio della sua vita, ma infondo non ci serve sapere altro, ci basta quello per entrare nella scena e nella vicenda narrata. La figura di Alizée è come un tocco magico, una figura angelica, una "dispensatrice di sentimenti", che fa vivere ai suoi clienti una illusione che agli occhi di noi lettori appare come qualcosa di reale, talmente reale che sembra di accarezzare il suo corpo attraverso la descrizione minuziosa di De Vivo. Una atmosfera futuristica e urbana avvolge la scena del bar, e  dobbiamo riflettere se questo futuro sia ancora molto lontano, o stia per diventare davvero il nostro presente.

martedì, settembre 02, 2014

Il cerchio


 

Mi proteggeva nel suo caldo abbraccio,
rassicurante cerchio di emozioni.
Il desiderio di averlo ancora,
tra il cuore e la bocca.
Un circolo di possibilità.
Una bolla di benessere.
E quel confine invalicabile era la sicurezza di un porto sicuro.
Mi proteggeva di notte, 
tra le lenzuola.
E quando spuntava il sole, un giorno nuovo faceva capolino nel mondo,
sconfinvano dal mio cerchio e affrontavo la vita.

martedì, luglio 15, 2014

Raggi d'amore

 
Il sole insegue la luna,
muore ogni sera tra le braccia azzurre del mare.
Si spegne lentamente.
Con lo sguardo rivolto verso il cielo
un ultimo raggio di luce
per dirle addio.
Fugge via nell'oscurità
nella solitudine di un cielo senza stelle,
la luna.
E nell'attesa di rivedersi ancora
insegue il sole.
Lo attende
per un attimo fugace di amore.
E sopravvive per quel saluto dolce e amaro
per poi dissolversi nella luce.
E fugge ancora via. 
In uno spazio che non ha visibilità,
In un tempo che non ha ore.
Nel continuo cercarsi e perdersi
vivevano l'uno nell'attesa dell'altro.

martedì, giugno 24, 2014

Un battito d'ali



"Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei..."
Cantava Mia Martini... 

Giovanna si perdeva tra il richiamo del cuore che la spingeva tra le braccia di un amore disperato, e il fuoco del corpo che bramava di desiderio verso quel corpo troppo simile a lei.
E la mente... confusa, spaventata, impaurita, respingeva ogni impulso.Fingeva che quello che le stava accadendo fosse il frutto di un sogno, di un momento di pura scoperta.
Ma non era così.
Giovanna pensava. Giovanna si poneva tante domande. Giovanna si guardava allo specchio e non capiva. Perchè le stava accadendo tutto questo? Perchè lei? Perchè provava quelle emozioni?
Il vortice di emozioni che si era impadronito di lei, aveva un paio di occhi dallo sguardo di gatto, due mani perfette laccate di rosso, un sorriso radioso tinto di ciliegia. 
Negare non sarebbe servito.
Ribellarsi avrebbe ferito.
Passò il tempo, si accettò.
Giovanna era in pace, tra quelle braccia. 
Giovanna era la donna che aveva la forza di essere se stessa.
Giovanna amava Paola.
Giovanna si lasciava andare al richiamo del cuore, spense le parole della mente, dando tutte le risposte che avevo conosciuto. 


"Amami come la terra, la pioggia d'estate;
amami come se fossi la luce di un faro nel mare;
amami senza un domani, senza farsi del male
ma adesso amami dopo di noi c'è solo il vento
e porta via l'amor"
Cantava Emma...

La musica faceva da sottofondo, mentre Paola si perdeva negli occhi di Giovanna. Era la donna più bella che avesse mai visto... la purezza e il candore del suo sguardo erano totalmente disarmanti. Non aveva paura, non aveva dubbi, nutriva solo tante speranze. Che diventasse sua, che l'amasse, che si innamorasse di lei.
E sei lei non era omosessuale? Se le piacessero gli uomini? Come poteva capire se anche lei la guardava con la stessa intensità con cui la desiderava lei stessa?
Poteva provarci senza rischiare di fare una brutta figura?
Fu uno schiocco di dita, un battito di ali, il suono di un campanello, lo squillo di un cellulare... e l'amore è amore.
L'amore non ha bisogno di troppe parole, di situazioni strambe, di complicanzioni troppe complicate. A volte l'amore si ingarbuglia, ha bisogno di compiere passi più lenti o di rendere più appetitoso un incontro.
L'amore è un attimo fuggente o una lunga vita insieme. 
Per Paola, l'amore fu il sorriso timido di Giovanna.
Paola rischiò. Andò contro ogni barriera sociale, emotiva. La conquistò.
Paola e Giovanna si tennero per mano, per tutto il tempo in cui si amarono. 



martedì, marzo 11, 2014

Come un vetro frantumato




Dormiva tra le braccia di un corpo che aveva appena conosciuto, illudendosi che quella stretta fosse l'inizio di un abbraccio che sarebbe durato per l'eternità. Quando si svegliava, come un libro già letto milioni di volte, realizzava che quello era solo l'inizio della fine. Una fine che si allunga di notte in notte, con la speranza che, da qualche parte, in qualunque abbraccio, anche in quello più freddo, potesse riconoscere ciò che era. Si era smarrita molte volte, anzi riteneva di non aver mai visto la vera parte di sé. 
Era arrabbiata con il mondo intero, con la sua famiglia, con la strada che calpestava tutti i giorni. Era arrabbiata con se stessa, per non aver mai avuto il coraggio di guardarsi allo specchio senza quel maledetto velo che le offuscava la vista. 
Sapeva che c'era nascosto qualcosa di buono in lei. Sapeva che non era una carta sporca che tutti usavano e gettavano via per terra. Eppure continuava a vestirsi di dolore, di sfiducia, di rabbia e angoscia.
Lavava via il trucco dalla faccia, ma la vergogna non sarebbe andata via nemmeno con il sapone più pulente.
Ma non smetteva di essere quella che era diventata. 
Dormiva tra le braccia di un corpo sconosciuto tutte le sere. Si svegliava tutte le mattine con quel conato di vomito che le riempiva la bocca. Di lì a poco sarebbe successo ancora.
Aveva perso tutto, quando aveva perso in un tragico incidente l'amore della sua vita. Aveva perso se stessa, i suoi equilibri. Era attraverso il suo sguardo che riusciva a vedersi pulita e ora che quegli occhi non c'erano più a osservarla, ad ammirarla, lei non era in grado di vedersi più.
Si svegliò. Riconobbe il posto in cui si trovava, ma lo studiò con attenzione, ugualmente. Si soffermò sul quel corpo nudo e scappò in bagno, dove vomitò. Le azioni erano quelle di sempre. Si lavò il viso, e poi passò a infilarsi sotto la doccia. Quella sensazione di sporcizia non andava mai via, dopo una notte come quella trascorsa.
Ma quella mattina successe qualcosa di diverso, si specchiò in un vetro tutto frantumato e si vide. Finalmente si riconobbe. Il suo viso riflettente era in mille pezzi, come il suo cuore, come la sua vita. Comprese quanto era caduto in basso, quanto avevo distrutto. 
Occhi, labbra, guance, sopracciglia, naso, mento... tutti come piccoli puzzle.
Era arrivato il momento di ricomporre i cocci.