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lunedì, dicembre 30, 2013

Cosa Resterà del 2013

Domani è l'ultimo giorno dell'anno. E dovendo fare un resoconto di tutti gli album che sono stati pubblicati nel corso di questo 2013, posso ritenere quest'annata abbastanza sufficiente. Forse lievemente migliore del 2012, ma solo lievemente.


Dodici mesi che vale la pena di ripercorrere, spaziando sia per nazionalità che per genere, considerando anche quegli artisti che hanno prodotto brani molto pregevoli, ma che sono stati oscurati ingiustamente da album di qualità di gran lunga inferiore, ma cantati da star di gran lunga più note (anche per le loro vaccate in pubblico). Cominciamo.



GENNAIO
Gli amanti del K-Pop hanno festeggiato l'inizio del 2013 con l'album I Got A Boy delle Girls' Generation, mentre gli estimatori della musica classica avranno apprezzato i lavori di Sarah Brightman (Dreamchaser) e dell'intramontabile Ludovico Einaudi (In A Time Lapse). Il 29 Gennaio escono contemporaneamente il peggio del peggio (Believe Acoustic di Justin Bieber) e il meglio del meglio, Passione di Andrea Bocelli, che vanta duetti con Jennifer Lopez, Edith Piaf (virtuale) e Nelly Furtado. Un successone specialmente in Usa e Inghilterra, una qualità indescrivibile.
FEBBRAIO
Onestamente non proprio un mese esaltante in quanto a nuove uscite, che rispondono ai nomi di Push The Sky Away di Nick Cave, a Temper Temper della band heavy metal Bullet For My Valentine ed a All That Echoes di Josh Groban, che fonde una voce da cantante d'opera alla musica pop/classica. Un album assolutamente niente male, che vanta anche un duetto con Laura Pausini e alcune tracce in italiano (parlato e cantato perfettamente, cosa rara al di fuori di questo Paese ormai).

MARZO
Una valanga di nomi noti ha deciso di celebrare l'inizio delle belle giornate pubblicando qualcosa a Marzo. Artisti del calibro di Dido (Girl Who Got Away), Alizée Jacotey (5), Bonnie Tyler (Rocks And Honey), Bon Jovi (What About Now), Eric Clapton (Old Sock), Depeche Mode (Delta Machine) e Justin Timberlake (The 20/20 Experience) fanno il loro ritorno nei negozi di musica con brani inediti, ma l'apparizione più gradita è quella di David Bowie con The Next Day, che non pubblicava materiale nuovo addirittura da un decennio. Un comeback totalmente inaspettato, poiché tutti lo ritenevano ormai ritirato dalle scene.

 
APRILE
Non certo così ricco di novità come Marzo, Aprile ci regala un nuovo disco dei Deep Purple (Now What?!), will.i.am (#willpower), della messicana Julieta Venegas (Los Momentos), dei Paramore con l'omonimo album e di Lara Fabian con Le Secret. Spiccano però i lavori del crooner canadese Michael Bublé, To Be Loved, di indiscutibile pregevolezza grazie a It's A Beautiful Day e Close Your Eyes, della band francese Phoenix, Bankrupt!, che li ha portati a dominare le classifiche francesi, inglesi, canadesi, australiane e americane.


MAGGIO
Maggio regala belle giornate e anche gradevoli inediti. Il ritorno più clamoroso è quello dei francesi Daft Punk con Random Access Memories, seguito da Golden della band country-pop Lady Antebellum, dei progressive metal Tesseract (Altered State), del re del trance Armin Van Buuren (Intense) e persino di Hugh Laurie, famoso per il suo ruolo in Dr. House, MD (Didn't It Rain). Ultima ma non ultima la bionda degli ABBA, Agnetha Fältskog, issa il suo album A in vetta alle classifiche di mezza Europa a 63 anni suonati (e suonati anche molto bene).


GIUGNO
Tre grandi nomi, per tre altrettanti diversi generi musicali, animano il panorama di Giugno: uno su tutti Kelly Rowland, che torna dopo due anni con Talk A Good Game, preceduto dall'uscita del singolo Kisses Down Low; da segnalare anche Kveikur, dei Sigur Rós, e 13, l'attesissimo album che segna il ritorno in scena dei mitici Black Sabbath.





LUGLIO

E senza dubbio l'artista più discusso di questo mese è Robin Thicke, che con la sua Blurred Lines ha fatto tanto scalpore (e anche parecchi soldi). Oscurati dal suo nome talenti come i Pet Shop Boys (Electric), i Backstreet Boys (In A World Like This) e Sara Bareilles, la grande voce di Love Song, al ritorno nei negozi con The Blessed Unrest dopo quasi tre anni di assenza.


 
AGOSTO
Anche il mese più caldo dell'anno regala belle sorprese, come l'uscita di Halcyon Days per Ellie Goulding, Hail To The King per la band heavy metal Avenged Sevenfold, e ben due gruppi scozzesi con lavoro di pregevolissima qualita: Where You Stand dei Travis e Right Thoughts, Right Words, Right Action dei Franz Ferdinand.


SETTEMBRE
Trenta giorni fittissimi di nuove uscite. Sono così tante che ormai ho perso il conto, ma le due star più famose sono sicuramente Cher (Closer To The Truth) ed Emilíana Torrini Daviðsdóttir con Tookah. Per non parlare poi dei Nine Inch Nails (Hesitation Marks), Goldfrapp (Tales Of Us), Sheryl Crow (Feels Like Home), Elton John (The Diving Board), Jessie J (Alive), Sting (The Last Ship) e degli intramontabili Placebo (Loud Like Love).


OTTOBRE
Spicca su tutti gli altri PRISM di Katy Perry, trascinato dal grandissimo successo di Roar che l'ha portata a duellare quest'estate con Applause di Lady Gaga. Ma non c'è solo lei: a questo mese fanno capo Innocents di Moby, Lightning Bolt dei Pearl Jam, Head Up High dei Morcheeba, The Sting dell'italo-australiana Gabriella Cilmi e Moon Landing dell'inglese James Blunt (a sorpresa dopo l'annuncio di volersi ritirare definitivamente dalle scene qualche anno fa).


NOVEMBRE
Non fai in tempo ad iniziare la prima settimana di Novembre che già ti ritrovi pubblicato Loved Me Back To Life di Celine Dion, seguito a ruota da Avril Lavigne, l'album dell'omonima cantante canadese. E per chiudere questi 30 giorni? Ma ovviamente Britney Spears con Britney Jean. Nel mezzo ci sono The Best Of Keane che celebra i 15 anni di carriera della band inglese, Artpop di Lady Gaga, e Swings Both Ways, il secondo CD all-swing di Robbie Williams.

 
DICEMBRE
Ma veniamo ai "tempi recenti". Quest'anno chiude col botto grazie a Beyoncé, l'album della 32enne texana ex-Destiny's Child. Oltre, non molto. Insieme a Beyoncé a rifornire di nuovi dischi gli store online e fisici ci sono Emeli Sandé con un EP chiamato Who Needs The World, le coreane Girls' Generation con Love & Peace, i Boston con Life, Love & Hope e B.o.B. con Underground Luxury.
 

Tutto questo è solo una parte di ciò che è successo nel mondo della musica quest'anno. Speriamo che il 2014 sia un anno ancor più stratosferico di questo, e auguri di buon 1 Gennaio! 

 

venerdì, dicembre 20, 2013

Jeff Buckley, l'angelo triste del rock.

Animo puro ma ribelle, forse incompreso, forse troppo solo, rock ma soul, Jeff Buckley ha pubblicato solo due album, di cui uno postumo, ma ha senza dubbio toccato l'anima di milioni di fan e di amanti della musica, quella vera, nella sua brevissima vita.
Jeff aveva un peso su di se, il nome di suo padre, Tim Buckley, cantautore abbastanza note ai suoi tempi di gloria, che lo aveva abbandonato da piccolo, e che non si era mai preso cura di lui. Quando Jeff, giovane emergente, viene chiamato a cantare durante un concerto in tributo per suo padre, morto per eroina molti anni prima, nel ragazzo inizia un processo e una lotta interiore, magistralmente rappresentata nel film del 2012 Greetings from Tim Buckley. Immaginate di essere un giovane musicista esordiente e che tutti vi paragonino a vostro padre, che non si è mai interessato a voi, e che a mala pena avete conosciuto.
Ma quella sera comunque Jeff salì su quel palco, cantò le canzoni di suo padre, e qualcosa gli diede una spinta verso questa carriera. Jeff era un chitarrista eccellente, che si districava tra alternative rock, folk, e un pizzico di soul. 
La sua voce lieve ma sofferta, e quegli occhi sempre tristi facevano il resto. Jeff stava diventando un nome molto noto nella musica, teneva concerti ovunque, arrivò persino in Asia, e aveva davanti a se una carriera piena di opportunità. Molti artisti hanno poi seguito le sue influenze musicali, come i Coldplay, Ryan Adams e Damien Rice. Jeff pescava invece influenze da tutto ciò che ascoltava, non aveva limiti musicali, un giorno ascoltava i Lez Zeppelin e il giorno successivo Édith Piaf, passava da Bob Dylan a Nina Simone.
Jeff sul palco era un dio per tutti quelli che lo ascoltavano e lo vedevano, tra i suoi brani di cui era anche autore e le tante cover degli artisti che lo ispiravano. Era però sempre circondato da quell'aria malinconica e quasi assente, che attirava sempre più il pubblico a cercare di scoprire chi fosse realmente Jess.
Ma la sua espressione era la sua musica, così intima, così personale, quello era il suo vero io.
Grace
Jeff è ricordato dal grande pubblico per una canzone in particolare, la sua versione del classico di Leonard Cohen "Hallelujah". Di solito essere famosi per una cover non renderebbe giustizia ad un artista come Jeff, ma la sua versione di questo brano è talmente carica di dolcezza, di malinconia, di intimità, di personalità, da diventare quasi un suo brano, e infatti la sua resta la cover più nota di questo brano. Jeff è riuscito nell'intento di rendere personale qualcosa scritto da altri, e ascoltando la sua voce sulle note di questa canzone bellissima capirete chi è Jeff e cosa c'era nel suo animo, puro e ribelle.
Grace fu l'unico studio album pubblicato in vita da Jeff, e vede tra i produttori Andy Wallace, che aveva già lavorato con grandi nomi come Paul McCartney, Aerosmith, Guns N' Roses e Nirvana.
Devo ammettere di aver conosciuto anche io Jeff con Hallelujah, che ormai è uno dei pezzi più importanti del rock anni '90, ma l'ascolto di Grace è stato davvero illuminante sulle capacità di Jeff. Un album così intenso, che mi ha rilassato e rattristato allo stesso tempo, ma mi ha fatto sentire più ricco alla fine. Mi sono innamorato di pezzi come Mojo Pin, Lilac Wine e Lover, You Should've Come Over mi hanno fatto innamorare al primo ascolto.

Sketches for My Sweetheart the Drunk
Il secondo studio album, Sketches for My Sweetheart the Drunk, ha visto la luce nel 1998, un anno dopo la morte di Jeff, annegato il 29 maggio 1997 nel Wolf River. Il triste rocker lasciò un vuoto immenso sulle scene musicali e nel pubblico che stava imparando a conoscerlo. L'album è una raccolta di demo e di tracce realizzate in studio per il suo secondo lavoro discografico. Everybody Here Wants You è probabilmente una delle canzoni più belle di Jeff, ed è stata realizzata postuma come singolo dall'album. Il brano racchiude il vecchio malinconico Jeff con sonorità più moderne, più anni '90, quel rock misto a pop delle band di fine decennio, davvero un piccolo capolavoro.
Jeff sul palco univa la sua voce angelica ad una sensualità che il suo corpo traspirava, involontariamente, e che lo rendeva ipnotizzante. Purtroppo il destino lo ha strappato troppo presto dalla sua vita e dalla sua musica. Jeff è diventato una icona pop-rock, ma avrebbe potuto diventare leggenda con la sua musica se fosse sopravvissuto a quel tragico incidente.
La voce di Buckley mi ha colpito, è una sensazione talmente personale che non riesco a spiegarla, mi sembra poi di riuscire a leggere le sue emozioni e sensazioni dai suoi grandi occhi tristi, e mi dispiace di aver conosciuto la sua musica troppo tardi. 
Jeff mi ricorda molto Kurt Cobain, la mia mente continua ad associare queste due malinconiche e tragiche storie del rock anni '90.
Uno strano scherzo del destino, quello che a volte toglie la vita a questi tristi geni della musica.

lunedì, novembre 04, 2013

ᗅᗺᗷᗅmania - Il decennio d'oro del pop

Spesse volte mi capita di guardare al presente della musica per tentare di immaginarne il futuro. Purtroppo la maggioranza di quelle volte provo alquanto orrore per come la situazione si sta evolvendo. A quel punto mi rifugio in un mondo che ormai non è più, ma che è ancora capace di regalare gigantesche emozioni (e soddisfazioni dell'animo) in soli 3 o 4 minuti di ascolto. Di quel mondo fa parte un gruppo che ha segnato profondamente la storia della musica per un decennio, ed è diventato l'icona del suo Paese più popolare all'estero.

C'era(no) una volta...gli ᗅᗺᗷᗅ. 
La formazione al completo.
Da sinistra: Frida Lyngstad, Björn Ulvaeus, Agnetha Fältskog e Benny Andersson.
Tra il 1972 e il 1982 hanno fatto impazzire i fan di Europa, Giappone, Australia e Americhe con le loro hit accattivanti e ben costruite, la versatilità nell'uso delle lingue (esistono versioni svedesi, tedesche e spagnole di molti loro brani) ed una condotta nella vita pubblica e privata davvero esemplare: mai colti dalla stampa scandalistica in stato di ebbrezza, mezzi nudi o pieni di lividi all'uscita di un night club. 
In Australia l'ABBAmania è stata così forte che il loro brano Fernando rimase in cima alle classifiche per 14 settimane di fila, eguagliando Hey Jude dei Beatles. In Inghilterra quasi ogni loro singolo finiva in testa alla hit parade, così come in quasi tutti i Paesi europei. In Italia, al contrario, il successo rimase limitato alla sola Mamma Mia, mentre Waterloo fu accolto come un lavoro "di nicchia", per pochi.
Alla faccia dei pochi! Gli ABBA vendono ancora qualche milione di dischi l'anno, e sono arrivati finora alla allettante cifra di 370.000.000 di copie. Gli italiani a volte sono incomprensibili nelle loro scelte, ma tant'è.



Tre svedesi (Agnetha, Benny, Björn) e una norvegese (Frida), con l'aiuto del loro manager Stig Anderson, hanno dato lustro ad una nazione che, fino a quel momento, non aveva dato un minimo contributo alla musica mondiale, quale era la Svezia. La chiave del successo fuori dal Mar Baltico stava nella lingua inglese: cantare in svedese andava bene per il mercato interno (e infatti Bjorn & Benny, Agnetha & Anni-Frid, come si facevano chiamare prima del 1974, riscuotevano buone critiche, sia da solisti che in gruppo), ma all'estero nessuno li avrebbe compresi. Il risultato fu sconvolgente: dopo aver modificato - e compresso - il nome in ABBA, il quartetto vince il più importante concorso musicale nazionale, il Melodifestivalen, con un brano che, nella sua versione inglese, sbancherà anche l'Eurovision Song Contest di quell'anno: Waterloo. Vestiti con abiti strettissimi in cui non riuscivano a muoversi più di tanto, gli ABBA conquistarono subito i telespettatori di tutta Europa, oltre che le giurie nazionali del concorso, che quell'anno si teneva a Brighton, nel Regno Unito. Riascoltiamo le note movimentate e spensierate di Waterloo.


Dopo alcuni mesi di difficoltà, il loro nome nel Vecchio Continente si impone prepotentemente, nel 1975-76, grazie a SOS (curiosamente, il primo singolo dal titolo palindromo di una band dal nome palindromo che riscuote successo nella storia della musica) e, ancor di più, Mamma Mia. L'enorme popolarità si deve anche grazie alla contemporanea diffusione dei videoclip musicali, che potevano essere messi in onda facilmente dalle TV di tutto il mondo nel giro di pochi giorni; i mezzi non erano un granché, e nemmeno le due ragazze del gruppo non sembravano molto a loro agio con le telecamere (e forse nemmeno i cameraman), ma complessivamente le melodie allegre e trascinanti di Mamma Mia e della dolce ballata Fernando hanno fatto passare in secondo piano questi piccolissimi difetti.  



Apparizioni ovunque, decine di concerti tutti esauriti, il più memorabile dei quali a Sydney, sotto una pioggia torrenziale davanti a ventimila persone, nel 1977, certificazioni oro, platino e multiplatino anche in USA, un mercato molto difficile da conquistare (specie se la tua lingua natale non è l'inglese). Il loro nome arriva anche in America Latina, e vengono pubblicate versioni spagnole dei loro brani più belli: Reina Danzante, Fernando, Conociendome-Conociendote (Knowing Me, Knowing You). Il mondo impazzisce ad ogni loro nuovo disco, che contiene lavori inediti più qualche pezzo già uscito in precedenza ma "rimesso a nuovo". Del periodo 1976-1978 sono Money, Money, Money e Dancing Queen.



Gli ultimi quattro anni di vita del quartetto svedese sono caratterizzati da colpi di scena eclatanti: all'inizio del 1979 viene annunciato il divorzio tra Agnetha e Björn (i "biondi"); ciò non ha comunque un grandissimo effetto sulla loro produzione artistica, che dà alla luce hit dance come Voulez-Vous e Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight), la cui intro è stata usata anche in Hung Up di Madonna a quasi tre decenni di distanza. Continuano, peraltro, i pienoni ai concerti e le classifiche li danno quasi sempre nelle prime posizioni. Ma qualcosa inizia a cambiare: cominciano a sorgere nuovi generi musicali, mentre il glam pop viene visto sempre più come qualcosa di mieloso e datato; inoltre anche il secondo matrimonio, quello tra i "mori", Benny e Frida, giunge al termine nel 1981, e i sentimenti di nostalgia per i tempi d'oro e per l'infanzia dei loro figli ormai cresciuti si fa sentire. Le atmosfere di questi brani sono malinconiche e disilluse, ma toccano punte di una raffinatezza davvero assoluta: ne sono esempio The Winner Takes It All, Happy New Year e One Of Us.





Gli ABBA annunciano una "pausa indefinita" nel 1982, abortendo il progetto dell'album chiamato Opus 10. La pausa dura tuttora e sembra destinata ovviamente a continuare. Nel frattempo, i membri del gruppo si sono dati a progetti differenti: Frida ha pubblicato tre album da solista, con il brano I Know There's Something Going On come singolo di maggior successo. Benny&Björn hanno continuato la loro collaborazione, ma nel mondo dei musical, realizzando Chess e Mamma Mia!, che ha poi ispirato l'omonimo lungometraggio con Meryl Streep e Pierce Brosnan (e alla cui anteprima mondiale a Stoccolma hanno partecipato tutti e quattro i componenti del gruppo). Agnetha Fältskog ha pubblicato cinque dischi in lingua inglese, l'ultimo dei quali, A, è schizzato inaspettatamente ai vertici delle classifiche di diversi Paesi (Svezia, Australia, Germania, Svizzera), a conferma della bontà della sua produzione e dell'affetto che i suoi estimatori provano ancora verso lei e gli ABBA, ad ormai 31 anni dal loro scioglimento.


Gli ABBA alla premiere di Mamma Mia! nel 2008 a Stoccolma. Benny Andersson è il primo a sinistra, poi Pierce Brosnan, Amanda Seyfried, Meryl Streep, Agnetha Fältskog, Frida Lyngstad, Christine Baranski, Colin Firth, , Catherine Johnson, Phyllida Lloyd, Judy Craymer, Björn Ulvaeus, Dominic Cooper.

venerdì, settembre 27, 2013

50% creatività, 50% umorismo: "Weird Al" Yankovic, il re delle parodie

Parli di creatività e il cervello si inaridisce a furia di pensarci. Sembra strano ma nelle ultime due settimane è andata proprio così. E nel mentre ho dovuto destreggiarmi tra ostacoli di diversa natura ma su cui preferirei soprassedere.
Ora però, dopo molto rimuginare, faccio il mio esordio postvacanziero affrontando il tema di Settembre con un argomento piuttosto leggero, a molti piuttosto gradito quando si tratta di farsi una risata in un cattivo momento. Ecco qui!

Puoi inventare un genere musicale dal nulla, puoi mettere a punto esibizioni live spettacolari, puoi scrivere canzoni che toccano le corde dell'anima ed emozionano, ma l'artista di cui parlo non fa niente di tutto ciò. Il suo enorme dono è quello di prendere una canzone famosissima e....stravolgerne il senso, magari aggiungendo un tocco di polka, voci stridule fuori campo e un video musicale assolutamente, epicamente, decisamente demenziale. Demenziale ma non per questo orrendo e di scarsa qualità: Alfred Matthew "Weird Al" Yankovic, nato alla fine dell'Ottobre 1959 in California ma con un quarto di sangue balcanico, si è definitivamente affermato negli Stati Uniti come l'imperatore delle parodie, un genere dove puoi creare tutto quello che i tuoi fan non si aspettano, e che può creare ilarità e sconcerto allo stesso tempo nello stesso ascoltatore.



Ma chi è questo "strano Alfred"? Fuori dal Nuovo Continente è quasi ignoto, eppure riscuote un gran successo oltreoceano, e alle spalle ha ormai 37 anni di produzione musicale dissacrante: che si tratti dei Queen, di Madonna, di Michael Jackson, dei Backstreet Boys, dei Nirvana, dei Green Day, di Eminem o Lady Gaga, per lui non fa differenza. È l'apocalisse della parodia. Di seguito vi svelerò dieci buoni motivi (quindi canzoni) che vale la pena di ascoltare e apprezzare per la qualità con cui sono costruite, nonostante gli argomenti in essi trattati facciano rimanere, ad un primo ascolto, ben più che allibiti. Cominciamo!

Motivo #10: "eBay Song" - brano originale: "I Want It That Way" dei Backstreet Boys
Partiamo in bellezza, con uno dei pezzi forti della boy band americana che dal 1993 fa impazzire milioni di adolescenti. Se I Want It That Way, pubblicata nel 1999, era un brano toccante e a tratti anche straziante per il suo testo malinconico, che segnava una fase più matura per i cinque ragazzi d'oltreoceano, eBay Song rifila all'ascoltatore una sfilza di alcune tra le più assurde cianfrusaglie che si possano acquistare sul noto sito di aste online, il tutto mentre Yankovic si vanta delle sue doti da "cecchino" quando si tratta di rilanciare un'offerta a due secondi dalla fine per portarsi a casa un poster di Farrah Fawcett, un tavolino da TV dei Puffi o persino una scatola del pranzo di Pac-Man. Non esiste un video ufficiale, ma su Youtube circolano molti (e divertenti) lyric video.


Motivo #9: "You're Pitiful" - brano originale: "You're Beautiful" di James Blunt
Yankovic si sposta in Europa per dissacrare il capolavoro del cantante inglese idolo di tante ragazzine adolescenti e autore di "1973" e "Stay The Night". Se l'originale era una lenta e soave ballata d'amore, la parodia (ascoltata e molto gradita persino dallo stesso Blunt) è il completo opposto: "Sei pietoso, davvero", esclama il californiano ad un non meglio precisato interlocutore, colpevole di vivere con sua madre a 42 anni, essere sempre al verde e stare sempre mezzo nudo, con un pacco di patatine sulla pancia a giocare a Halo 2, corredato di un esilarante "Well, it just sucks to be you". Anche in questo caso, niente video ufficiale, ma alcuni fan hanno realizzato una caricatura di Yankovic che imita la clip di Blunt.

Motivo #8: "Canadian Idiot" - brano originale: "American Idiot" dei Green Day
Tutti ricordano l'incredibile energia di Billie Joe Armstrong mentre canta rabbiosamente contro la piega che gli eventi stanno prendendo nel suo Paese natale, tanto da dichiarare di voler bruciare la bandiera americana, poiché per lui non ha alcun significato. Al contrario, dopo aver ascoltato la parodia di Yankovic, ne è rimasto piuttosto entusiasta. "Canadian Idiot" parla degli stereotipi statunitensi nei confronti dei loro cugini canadesi, deridendoli per il loro accento un po' effemminato, l'amore per il curling e i loro modi fin troppo amichevoli, incitando ad un attacco preventivo per toglierli di mezzo.


Motivo #7: "Party In The C.I.A." - brano originale: "Party In The U.S.A." di Miley Cyrus
Quando l'ho sentita per la prima volta sono morto dal ridere. Perché non solo Yankovic canta svariate volte meglio della Cyrus, ma anche per il testo che è riuscito ad realizzare sulla base di quello originale, che rende ogni giorno ai servizi segreti americani una festa senza precedenti, tra pillole al cianuro, dossier classificati, interrogatori violenti e leader politici da assassinare con cautela. Il risultato è oggettivamente esilarante e supera di gran lunga l'opera della giovane ex-attrice Disney.

  
Motivo #6: "Perform This Way" - brano originale: "Born This Way" di Lady Gaga
Si tratta del primo estratto dell'ultimo album pubblicato finora dal parodista californiano, con una storia travagliata di permessi di pubblicazione apparentemente negati (ma poi concessi) dalla signorina Germanotta. Il testo è un'apologia, dal punto di vista della cantante, dei suoi abiti spesso un po' troppo stravaganti o appariscenti: "Posso indossare formaggio svizzero, o tappezzarmi tutta di carne cruda, non significa essere pazzi, io mi esibisco così" recita una parte del ritornello, mentre Yankovic, grazie ai miracoli della grafica computerizzata, mette la sua faccia sul corpo di una modella e di una contorsionista. Dopo la libertà di amare, ecco la libertà di vestirsi un po' a caso. Roba da Enzo&Carla.


Motivo #5: "Couch Potato" - brano originale: "Lose Yourself" di Eminem
Ebbene sì. Il successo più stratosferico di Eminem, contenuto nel film 8 Mile diventa l'esplicita confessione di un uomo che passa praticamente tutto il giorno a guardare la TV via cavo, seguendo programmi di qualsiasi tipo e qualità, da Spongebob allo show di Oprah Winfrey, informandosi sulle opinioni di Simon Cowell e sui matrimoni di Jennifer Lopez, ipnotizzato da 24 e da Senza Traccia e sintonizzandosi su canali come E! e QVC. Preoccupato che potesse compromettere la sua reputazione, Eminem non diede il permesso a Yankovic di pubblicarla come singolo d'esordio del suo album del 2003 Poodle Hat, al cui interno è comunque contenuta. Ecco un simpatico lyric video.


Motivo #4: "Like A Surgeon" - brano originale: "Like A Virgin" di Madonna
In quel di Venezia, Madonna girò il video di Like A Virgin saltando sulle gondole e sui gradini dei piccoli ponticelli sui canali della laguna, mentre un leone si aggirava per le stradine veneziane (anche parecchio spaventato, forse). La cantante disse, scherzando, ad un suo amico quanto tempo sarebbe passato prima che qualcuno realizzasse una parodia con quel titolo. Quell'amico era in comune con Yankovic, che riprese le movenze di Madonna, riprese anche il leone...trasportando il tutto in un ospedale, dichiarandosi l'ultimo del suo corso a specializzarsi in Chirurgia. Peccato che i suoi pazienti muoiano ancor prima di poterlo pagare, ma lui non sembra farci troppo caso e si struscia, in una maniera che dovrebbe essere sensuale ma è orripilante, sul pavimento di una sala operatoria. Questo video ha 28 anni, ma è ancora epicamente divertente.


Motivo #3: "Eat It" - brano originale: "Beat It" di Michael Jackson
Yankovic ha sempre chiesto il permesso di pubblicazione agli autori dei brani che parodiava. Uno dei primi ad ascoltare i suoi "capolavori al contario" fu il Re del Pop Michael Jackson. Inaspettatamente, trovò i lavori del californiano estremamente divertenti e godibili, e fu così che poco tempo dopo l'uscita di Beat It arrivò la sua versione "gastronomica". Non avrai nessun dessert finché non pulirai il tuo piatto, per cui mangialo, e non dirmi che sei pieno, recita l'introduzione al ritornello, il tutto condito (e beh) da emissioni gassose di qualsiasi sorta, giusto per ricreare un'atmosfera comica che si può ritrovare anche nel video ufficiale, che è quasi identico all'originale, riferimenti alimentari a parte. Se a Jackson è piaciuta, piacerà anche a voi.


Motivo #2: "Amish Paradise" - brano originale: "Gangsta's Paradise" di Coolio
Non si può dire certo la stessa cosa di Coolio. Se Michael Jackson approvò con entusiasmo le proposte di Yankovic, il rapper di colore non ne fu molto felice. Ma ormai la frittata era fatta, e nel 1999 la parodia di Gangsta's Paradise dipingeva il mondo Amish, elencando la routine infinita di lavoro e preghiera, oltre che la mancanza di tecnologia e lusso di qualsiasi sorta. Tuttavia non mancano le frecciatine ai turisti che si avventurano nei loro villaggi, disperandosi perché non abbiamo nemmeno pagato la bolletta telefonica negli ultimi trecento anni. La parte migliore del videoclip è senza dubbio l'ultima scena: Yankovic cammina in avanti ma tutto, dietro di lui, si muove al contrario. È incredibile lo sforzo di camminare all'indietro e pronunciare all'inverso tutte le parole del testo (controllate il labiale), cercando allo stesso tempo di evitare gli ostacoli. L'effetto fa davvero strabuzzare gli occhi, come del resto tutto il brano.


Motivo #1: "Smells Like Nirvana" - brano originale: "Smells Like Teen Spirit" dei Nirvana
In America sono in milioni a pensare che se non vieni imitato da qualcuno, non sei un cantante di gran successo. E in particolare se non vieni preso in giro da Weird Al Yankovic. Ovviamente non poteva non capitare ad una band che risiede di diritto nell'Olimpo dei migliori: i Nirvana di Kurt Cobain. All'inizio del 1992, Yankovic sceglie di parodiare Smells Like Teen Spirit per ridare slancio alla sua carriera e, con l'autorizzazione dello stesso Cobain, decide di centrare il testo sull'incapacità di molti ascoltatori di capire le parole dei testi dei Nirvana. Per fare il tutto ancora più in grande, Yankovic usa lo stesso set e parte degli attori del video originale, mentre lui impersona Cobain suonando una chitarra di gomma e ammettendo cose come ma di che tratta questa canzone? | non riesco a capire nemmeno una frase, | come si incastrano una con l'altra le parole? | vorrei che me lo dicessi tu, perché io non lo so proprio. Special guests: una capra e una mucca, più una quantità infinita di biglie. Risultato finale: epico, divertente e straordinariamente dissacrante. Una perla da pirla. Che però ha raggiunto la posizione #35 della Billboard americana a pochi giorni dalla pubblicazione. Fate voi i conti.

venerdì, settembre 20, 2013

Solange e l'afro-synth.

Alle volte ci vuole coraggio per fare musica, per fare la propria musica.
Il mercato discografico è pieno di gente di scarso talento che con il pezzo giusto riesce a sfondare, omologandosi con la moda musicale del momento.
Ed è anche pieno di gente di grande talento che decide di non rincorrere il successo, ma realizzare musica a modo proprio, correndo molti rischi, ma rispettando il proprio io.
Questa è la creatività, oggi oggetto misterioso nel mondo della musica.
La musica invece deve essere creatività, perché è arte, e l'arte è una proiezione di tutto ciò che è dentro di noi, non di quello che gli altri vogliono da noi.
La musica oggi deve essere creativa nel sound, nell'immagine, nel videoclip, nella copertina.
Se poi sei “parente di” il tuo compito è cento volte più arduo. Ma potrebbe essere cento volte più semplice se si seguisse quello che fanno tutti, specie il tuo parente più noto e di successo di te.
Solange Piaget Knowles è la sorella della più nota Beyoncé, star mondiale dell'rnb poi tramutato in pop. Perché si, il merito di Beyoncé, oltre alla sua voce indiscussa e la sua abilità di performer, sta nell'aver reso l'rnb un genere per un pubblico più ampio, accostandolo al pop di tradizionale fruizione comune.
Non siamo qui per parlare di Bee però. Solange è sempre stata chiamata la sorella di Beyoncé, e questo per lei ovviamente era un ostacolo enorme per cercare di emergere nel mondo della musica.
Poteva usarlo a suo vantaggio, diventando una seconda B, con il suo stile, il suo sound.
Solange però dopo un debutto pop (Solo Star, 2003) ha deciso di differenziarsi da tutti, cercando il suo vero io, mettendo a disposizione dei suoi ascoltatori la sua creatività.
Ottima autrice, ha co-scritto tutti i brani dell'album di debutto della sua “cugina famosa” (Kelly Rowland), dimostrando di non essere solo un bel faccino e una bella vocina.
Il percorso creativo di Solange comincia con il suo secondo album, “Sol-Angel and the Hadley St. Dreams” (2008), dove ricrea i suoni anni '60-70 della soul music, con il risultato di un album elegante, fresco, intenso, stupefacente per una giovanissima artista.
Solange non era però ancora convinta. Ed è così che decide di abbandonare la sua casa discografica per poter lavorare liberamente senza imposizioni esterne e deviazioni creative.
Solange si appoggia così ad una piccolissima etichetta di Brooklyn, la Terrible Records, per creare il suo primo EP, che serve a far capire a chi è li fuori chi è davvero Solange, e quale musica vuole fare.

Nasce così “True” (2011), un ep che riprende la black music dei primissimi anni '80, che si spoglia della dance anni '70, conservando alcuni strumenti e alcune sensazioni, ma in una dimensione delicata, calda, avvolgente ed estremamente alternativa.
Perché “True” è differente da tutto ciò che oggi sentiamo in radio, eppure è radiofonico.
Solange ci porta il vero sound afro, in atmosfere oggi assenti in qualunque altro album.
I suoi video sono un misto tra un “ego” tutto afro-american (Losing You), e una disillusione dance (Lovers in the Parking Lot).
Un mistro tra le eclettiche ridondanze black anni '80 con le sue percussioni, e lievi candori di tastierina dello stesso decennio, unione tra r'n'b e synth pop, senza sembrare qualcosa di già ascoltato.
Sono solo sette brani a comporre questo ep, ma vi accompagnano in un universo creativo così nostalgico che non ne vorreste mai uscire.
Tutto in Solange è creativo, dalla scelta del suono, dai video con questo sapore vivo ma suadente, ad un look tutto “creolo” ed old-african, per poi finire nella scelta delle cover.
La copertina originaria di True è semplicemente costituita da due strisce arancio/rosso molto forte sovrapposte, con il titolo in rilievo.
Qualcuno direbbe che è fatta in cinque minuti. Invece racchiude il significato e l'essenzialità del lavoro. Quelle due tonalità di colore racchiudono l'essenza soul del lavoro.
Invece la copertina alternativa raffigura Solange in quello che sembra un decoupage fatto su una valigia, molto vintage con i suoi tessuti, i suoi oggetti, le fantasie, entrambe opera dell'artista newyorkese Mickalene Thomas.
Il risultato di tutto è curato, attento, preciso ma con sbavature volute. La voce genuina di Solange vi avvolge, senza autotune, senza mixaggi vocali, senza la necessità di dover dimostrare di saper prendere una nota altissima, o di mostrare chissà quale caratteristica fisica.
Vi fa ballare ma non è dance, vi farà piangere ma non è soul, vi farà riflettere ma non sono ballad, vi farà ridere ma non sarà pop.
Solange è semplicemente creativa, e “True” è l'esempio per tutti coloro che vogliono fare la loro musica e sperimentare il proprio io senza dover vendersi per qualche copia in più.
So baby, is it all you've got?
Tell me if you got some more-ore
I'm thinking of some time off, off
I'm dreaming of a time that you knew me

venerdì, luglio 12, 2013

Follia È - Parte 2: KT Tunstall

Sia santificato Spotify, e ancor più i suoi consigli musicali.
Seriamente, nell'ultimo periodo ho "riesumato" letteralmente artisti di cui avevo completamente rimosso l'esistenza. Cosa un po' folle, data la pregevole bravura della maggior parte di loro. 

Probabilmente anche molti di voi avranno dimenticato colei che oggi riporterò alla luce dopo anni di immeritata oscurità. Se sette giorni fa eravamo rimasti in Italia per parlare di Raphael Gualazzi, stavolta scaliamo un fuso orario. Destinazione: Scozia, più precisamente nella città sede della più antica università della terra oltre il Vallo di Adriano, St. Andrews. Qui è nata e cresciuta una delle migliori cantanti folk-blues-country-electronic pop che la Gran Bretagna abbia mai conosciuto:

Il suo nome è Kate Victoria "KT" Tunstall.

 
Il suo marchio di fabbrica è la sua chitarra, praticamente onnipresente in tutte le sue canzoni, ma sempre originalmente conviventi con altri strumenti, dalle tastiere, al sintetizzatore, anche alla fisarmonica, senza escludere percussioni e chitarre elettriche. KT non è rimasta, peraltro, fissa nel suo classico stile folk-rock lungo tutto questo tempo, ma è riuscita a sconfinare in altri generi, adattando musica e voce all'elettronica e all'adult contemporary. Una voce che sa essere calda e sensuale, quando vuole, ma che è capace di grande delicatezza a tratti.
Risulta quindi da pazzi dimenticare (o comunque ignorare) lei e il suo repertorio, ma vediamo meglio chi è KT Tunstall e come si è evoluto il suo percorso nel tempo.

Da padre irlandese e da madre cinese-scozzese, KT non ha ereditato nulla dal punto di vista musicale, essendo impiegati nel mondo dell'istruzione. Passa i suoi ultimi anni di studio nel New England, coltivando l'amore per la musica, suonando con alcune band del posto e concentrandosi sulla stesura dei testi. Kate si fa subito notare per le sue performance in stile indie-pop, e una casa discografica inglese si offre di pubblicare una sua raccolta di canzoni, offerta accettata dopo aver tentato invano di ottenere un contratto da una delle maggiori Case americane.

Eye To The Telescope esce alla fine del 2004, ma rimane poco noto finché KT non viene invitata in uno show serale britannico per ovviare all'assenza dell'ospite principale, il rapper americano Nas. In sole 24 ore, la scozzese riesce ad arrangiare una versione abbastanza buona di quello che diventerà il suo brano più noto: Black Horse And The Cherry Tree. I pareri sul sito web dello show sono molto favorevoli, e nel 2005 la Tunstall riceve addirittura una nomination ai Mercury Prizes per il "miglior album". Quello che sembrava un disco destinato ad essere solo una piccola meteora della classifica inglese, si dimostra un incredibile scalatore: Eye To The Telescope arriva al n°3 della graduatoria e rimane in classifica per più di un anno, uscendone a metà del 2006. È anche l'anno in cui il suo nome comincia a circolare insistentemente negli USA: una concorrente di Idol, Katharine McPhee, le chiede di poter usare il suo brano d'esordio per una delle serate del talent show. KT accetta, e in meno di una settimana Black Horse And The Cherry Tree scala 50 posizioni della Billboard moltiplicando anche le vendite dell'album.
Un album sopraffino, che mescola il folk e il pop, insieme alla voce dolce e a tratti calda della cantautrice scozzese. I brani più consigliabili sono praticamente i più famosi del suo repertorio: oltre a Black Horse... ci sono la ballata romantica Other Side Of The World e Suddenly I See, più movimentata e con una buona quantità di brio.




L'album d'esordio di KT, in Italia, arriva solo al numero 37 della classifica nazionale, un'accoglienza piuttosto fredda, se si fa eccezione per il brano con cui si è fatta conoscere in tutto il mondo. Al secondo tentativo va un po' meglio in Europa, un po' peggio in America: nel Settembre 2007 esce Drastic Fantastic, che la riporta al n°3 in Inghilterra e al n°35 in Italia. Le critiche vanno da moderate a molto entusiaste, anche se sottolineano la parziale conservazione dello stile della Tunstall in questo secondo disco. I brani sono, nondimeno, estremamente gradevoli, a cominciare dal primo estratto, Hold On, che non ha nulla da invidiare per energia a Black Horse...; ci sono, comunque, altre tracce significative, tra cui Funnyman, che parla di uno dei suoi collaboratori prima di diventare un'artista di gran successo, e If Only, che la porta sulla strada del pop-rock alternativo.



Tra il 2007 e il 2010, KT Tunstall pubblica un album con brani natalizi originali (non le solite cover trite e ritrite) dal titolo Have Yourself a Merry KT Christmas, cantan insieme ai connazionali Travis in Under The Moonlight, compresa nel loro The Boy With No Name, e inoltre scrive una canzone per l'associazione per i diritti degli indiani d'America, Survival International. All'inizio del nuovo decennio, KT è vista aggirarsi per Berlino al fine di registrare il suo terzo album di inediti agli Hansa Studios, celebri per aver ospitato artisti del calibro degli U2 (Achtung Baby) e David Bowie (Heroes). All'inizio dell'autunno viene pubblicato, infine, Tiger Suit, titolo ispirato ad un suo sogno ricorrente, in cui riesce a tramortire una tigre nel suo giardino perché capisce di essere anche lei "travestita" da tigre. Nonostante le critiche largamente positive, l'album ha un successo molto moderato, arrivando nella top 5 inglese, ma precipitando fuori dalla top 40 in sole 4 settimane, quasi subito, se comparato ai suoi precedenti album. Eppure non mancano i brani che meritano: Glamour Puss mette un po' da parte la chitarra per dedicarsi a sonorità molto più pop che, guidate dal sintetizzatore, trasformano KT in un'artista più simile alle sue colleghe che sfornano successi ogni 5 minuti (ma con una qualità molto migliore rispetto a queste, ovviamente). Fade Like A Shadow, invece, è caratterizzata dall'uso estensivo del duo chitarra-xilofono, ed è un incrocio tra una melodia più reminiscente dell'infanzia ed una più adulta e consapevole.


Sono passati ormai 9 anni dal debutto sulla scena musicale di KT Tunstall, e tutto il suo percorso evolutivo è culminato, nel Giugno di quest'anno, con la pubblicazione di un album intitolato Invisible Empire // Crescent Moon, considerato come il più maturo di tutti, segnato dalla morte di suo padre e dal divorzio da suo marito. Il titolo si spiega con il fatto che l'album è stato registrato in due sessioni distinte: la prima, inoltre, racchiude brani che trattano di temi più legati alla mortalità e alla solitudine (Invisible Empire, How You Kill Me), mentre la seconda parte include tracce più eteree e riflessive sui cambiamenti che sono avvenuti nell'ultimo periodo della sua vita (Feel It All, Waiting On The Heart).

Insomma, un percorso in crescendo per la giovane artista del Fife scozzese, ormai diventata una cantante matura che produce musica di altissima qualità, ma che in Italia è stata presto dimenticata, e considerata una semplice meteora. Chi lo pensa si sbaglia di grosso.