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venerdì, luglio 12, 2013

Follia È - Parte 2: KT Tunstall

Sia santificato Spotify, e ancor più i suoi consigli musicali.
Seriamente, nell'ultimo periodo ho "riesumato" letteralmente artisti di cui avevo completamente rimosso l'esistenza. Cosa un po' folle, data la pregevole bravura della maggior parte di loro. 

Probabilmente anche molti di voi avranno dimenticato colei che oggi riporterò alla luce dopo anni di immeritata oscurità. Se sette giorni fa eravamo rimasti in Italia per parlare di Raphael Gualazzi, stavolta scaliamo un fuso orario. Destinazione: Scozia, più precisamente nella città sede della più antica università della terra oltre il Vallo di Adriano, St. Andrews. Qui è nata e cresciuta una delle migliori cantanti folk-blues-country-electronic pop che la Gran Bretagna abbia mai conosciuto:

Il suo nome è Kate Victoria "KT" Tunstall.

 
Il suo marchio di fabbrica è la sua chitarra, praticamente onnipresente in tutte le sue canzoni, ma sempre originalmente conviventi con altri strumenti, dalle tastiere, al sintetizzatore, anche alla fisarmonica, senza escludere percussioni e chitarre elettriche. KT non è rimasta, peraltro, fissa nel suo classico stile folk-rock lungo tutto questo tempo, ma è riuscita a sconfinare in altri generi, adattando musica e voce all'elettronica e all'adult contemporary. Una voce che sa essere calda e sensuale, quando vuole, ma che è capace di grande delicatezza a tratti.
Risulta quindi da pazzi dimenticare (o comunque ignorare) lei e il suo repertorio, ma vediamo meglio chi è KT Tunstall e come si è evoluto il suo percorso nel tempo.

Da padre irlandese e da madre cinese-scozzese, KT non ha ereditato nulla dal punto di vista musicale, essendo impiegati nel mondo dell'istruzione. Passa i suoi ultimi anni di studio nel New England, coltivando l'amore per la musica, suonando con alcune band del posto e concentrandosi sulla stesura dei testi. Kate si fa subito notare per le sue performance in stile indie-pop, e una casa discografica inglese si offre di pubblicare una sua raccolta di canzoni, offerta accettata dopo aver tentato invano di ottenere un contratto da una delle maggiori Case americane.

Eye To The Telescope esce alla fine del 2004, ma rimane poco noto finché KT non viene invitata in uno show serale britannico per ovviare all'assenza dell'ospite principale, il rapper americano Nas. In sole 24 ore, la scozzese riesce ad arrangiare una versione abbastanza buona di quello che diventerà il suo brano più noto: Black Horse And The Cherry Tree. I pareri sul sito web dello show sono molto favorevoli, e nel 2005 la Tunstall riceve addirittura una nomination ai Mercury Prizes per il "miglior album". Quello che sembrava un disco destinato ad essere solo una piccola meteora della classifica inglese, si dimostra un incredibile scalatore: Eye To The Telescope arriva al n°3 della graduatoria e rimane in classifica per più di un anno, uscendone a metà del 2006. È anche l'anno in cui il suo nome comincia a circolare insistentemente negli USA: una concorrente di Idol, Katharine McPhee, le chiede di poter usare il suo brano d'esordio per una delle serate del talent show. KT accetta, e in meno di una settimana Black Horse And The Cherry Tree scala 50 posizioni della Billboard moltiplicando anche le vendite dell'album.
Un album sopraffino, che mescola il folk e il pop, insieme alla voce dolce e a tratti calda della cantautrice scozzese. I brani più consigliabili sono praticamente i più famosi del suo repertorio: oltre a Black Horse... ci sono la ballata romantica Other Side Of The World e Suddenly I See, più movimentata e con una buona quantità di brio.




L'album d'esordio di KT, in Italia, arriva solo al numero 37 della classifica nazionale, un'accoglienza piuttosto fredda, se si fa eccezione per il brano con cui si è fatta conoscere in tutto il mondo. Al secondo tentativo va un po' meglio in Europa, un po' peggio in America: nel Settembre 2007 esce Drastic Fantastic, che la riporta al n°3 in Inghilterra e al n°35 in Italia. Le critiche vanno da moderate a molto entusiaste, anche se sottolineano la parziale conservazione dello stile della Tunstall in questo secondo disco. I brani sono, nondimeno, estremamente gradevoli, a cominciare dal primo estratto, Hold On, che non ha nulla da invidiare per energia a Black Horse...; ci sono, comunque, altre tracce significative, tra cui Funnyman, che parla di uno dei suoi collaboratori prima di diventare un'artista di gran successo, e If Only, che la porta sulla strada del pop-rock alternativo.



Tra il 2007 e il 2010, KT Tunstall pubblica un album con brani natalizi originali (non le solite cover trite e ritrite) dal titolo Have Yourself a Merry KT Christmas, cantan insieme ai connazionali Travis in Under The Moonlight, compresa nel loro The Boy With No Name, e inoltre scrive una canzone per l'associazione per i diritti degli indiani d'America, Survival International. All'inizio del nuovo decennio, KT è vista aggirarsi per Berlino al fine di registrare il suo terzo album di inediti agli Hansa Studios, celebri per aver ospitato artisti del calibro degli U2 (Achtung Baby) e David Bowie (Heroes). All'inizio dell'autunno viene pubblicato, infine, Tiger Suit, titolo ispirato ad un suo sogno ricorrente, in cui riesce a tramortire una tigre nel suo giardino perché capisce di essere anche lei "travestita" da tigre. Nonostante le critiche largamente positive, l'album ha un successo molto moderato, arrivando nella top 5 inglese, ma precipitando fuori dalla top 40 in sole 4 settimane, quasi subito, se comparato ai suoi precedenti album. Eppure non mancano i brani che meritano: Glamour Puss mette un po' da parte la chitarra per dedicarsi a sonorità molto più pop che, guidate dal sintetizzatore, trasformano KT in un'artista più simile alle sue colleghe che sfornano successi ogni 5 minuti (ma con una qualità molto migliore rispetto a queste, ovviamente). Fade Like A Shadow, invece, è caratterizzata dall'uso estensivo del duo chitarra-xilofono, ed è un incrocio tra una melodia più reminiscente dell'infanzia ed una più adulta e consapevole.


Sono passati ormai 9 anni dal debutto sulla scena musicale di KT Tunstall, e tutto il suo percorso evolutivo è culminato, nel Giugno di quest'anno, con la pubblicazione di un album intitolato Invisible Empire // Crescent Moon, considerato come il più maturo di tutti, segnato dalla morte di suo padre e dal divorzio da suo marito. Il titolo si spiega con il fatto che l'album è stato registrato in due sessioni distinte: la prima, inoltre, racchiude brani che trattano di temi più legati alla mortalità e alla solitudine (Invisible Empire, How You Kill Me), mentre la seconda parte include tracce più eteree e riflessive sui cambiamenti che sono avvenuti nell'ultimo periodo della sua vita (Feel It All, Waiting On The Heart).

Insomma, un percorso in crescendo per la giovane artista del Fife scozzese, ormai diventata una cantante matura che produce musica di altissima qualità, ma che in Italia è stata presto dimenticata, e considerata una semplice meteora. Chi lo pensa si sbaglia di grosso.


 

venerdì, luglio 05, 2013

Follia È - Parte 1: Raphael Gualazzi


Diario di bordo di Prudence, data interstellare: Luglio 2013.
Un nuovo tema è in vigore, trattasi della follia. L'anormale", l'estremamente inusuale; volendo portare il ragionamento ad estreme conseguenze, anche l'insolito o quello che non va di moda, al giorno d'oggi, è considerato qualcosa di folle.

Dopo un periodo di iniziale sbandamento, mi è balzato alla mente il titolo di un brano che ascoltavo spesso qualche mese fa, ma che era stato sommerso da tanti altri nuovi che scoprivo progressivamente vagabondando per le nazioni di tutta Europa. Ed è finalmente un piacere parlare di un artista del Belpaese, apprezzato in Italia come all'estero, sebbene al momento non se ne parli tantissimo per "colpa" di strategie di mercato delle case discografiche, che puntano alla sponsorizzazione di musica ben più rozza e commerciale, quasi indegna di essere chiamata con quel nome.
 
Tornando a noi, questo artista è sulla scena musicale da circa un paio d'anni o poco più. Il suo stile jazz-blues, unito alla sua duttilità vocale e alla tecnica ragtime, ne fanno uno degli astri più promettenti della "biodiversità sonora" di questo Paese. 
 
Il suo nome è RAPHAEL GUALAZZI.
 
 
A differenza di altri musicisti di cui ho parlato finora, non c'è bisogno della classica domanda "che fine ha fatto?", data la sua evidente visibilità al momento. Basterà qualche cenno biografico qui.
Raffaele Gualazzi, 32 anni a Novembre, nasce ad Urbino nel 1981, figlio d'arte di Velio Gualazzi, fondatore degli Anonima Sound. E da figlio d'arte qual è, non poteva non intraprendere gli studi al conservatorio della sua città natale. È qui che approfondisce il suo interesse e la sua passione per la musica jazz e blues, che diventeranno il core della sua produzione artistica, che mostra anche influenze dalla musica degli anni '50-'60 (Ray Charles, Chick Korea, Duke Ellington).
 
Queste colonne portanti di uno dei generi più affascinanti in assoluto saranno ispirazione per il suo primo album, pubblicato nel Settembre 2005, dal titolo Love Outside The Window, che contiene sia brani originali che riarrangiamenti di grandi classici come Besame Mucho e Georgia On My Mind. Ovviamente il successo non è stratosferico, vista l'esclusività della musica jazz, ma Gualazzi sa farsi valere già dal suo esordio, producendo composizioni di gran pregio, per giunta in lingua inglese, cosa che per un normale artista italiano è impensabile, data la repellenza dell'accostamento cantante nostrano-lingua britannica. Invece Raphael stravolge questo stereotipo sfornando una musica assolutamente godibile, e alternativa al pop ultra-commerciale in giro nello stesso periodo. Da questo album riascoltiamo Escape e A Song For Your Soul, le punte di diamante di tutta la raccolta.
 
 
 
Nei mesi successivi alla pubblicazione di Love Outside The Window, Gualazzi ottiene ulteriore visibilità grazie alla partecipazione a diversi festival musicali, come il Fano Jazz e il Java Festival a Giakarta (Indonesia). Altri eventi a cui ha preso parte, fino al 2010, l'hanno portato all'attenzione del grande pubblico, anche grazie alla cover di Don't Stop, brano immortale dei Fleetwood Mac, ripreso recentemente in una nota pubblicità di carburanti. Nel 2010 Raphael incontra Caterina Caselli, e firma un contratto con la sua prima vera casa discografica, rimanendo comunque produttore ed arrangiatore dei suoi brani, con un limitato aiuto esterno che consiste nel direttore d'orchestra Fio Zanotti.
 
Il risultato di tutto questo percorso è Reality And Fantasy, presentato a margine del Festival di Sanremo 2011, a cui Gualazzi partecipa come "nuova proposta", vincendo nella suddetta categoria grazie alla riuscitissima Follia D'Amore, che segna l'ingresso nelle sue canzoni di una piccola quantita di genere pop nell'impalcatura jazz della sua produzione. Il compromesso è talmente riuscito da portarlo, appunto, alla vittoria tra le Nuove Proposte di Sanremo 2011, oltre che a fargli assegnare il premio della critica "Mia Martini". Per questi meriti, e per ridare lustro alla nostra nazione, la RAI lo seleziona per inaugurare il nuovo corso dell'Italia all'Eurovision Song Contest, a cui mancava dal lontano 1997 con i Jalisse. Il brano è un mix italiano/inglese di Follia D'Amore, chiamato Madness Of Love. All'Esprit Arena di Dusseldorf, Raphael incanta oltre 100 milioni di spettatori di oltre 35 nazioni, arrivando primo nel punteggio delle giurie e ottavo nel punteggio del televoto, guidando l'Italia alla medaglia d'argento con 189, davanti alla Svezia con 185 e dietro l'Azerbaijan con 221. Madness Of Love entra addirittura in classifica, insieme all'album in cui è contenuta, in diverse nazioni europee, come Germania, Belgio, Austria, Olanda, Svizzera e Francia. Da Reality And Fantasy propongo, ovviamente Follia D'Amore e Out Of My Mind, brani che segnano il definitivo consolidamento del suo stile, con un pizzico di movimento e spensieratezza in più.
 
 
 
 
Di ritorno dai suoi spettacoli in tour in Italia ed Europa, il 12 Dicembre 2012 annuncia la sua partecipazione al Festival Di Sanremo 2013, seguita dall'uscita del terzo album solista, Happy Mistake. Alla rassegna canora, rivista nel format, Raphael propone due brani, intitolati Senza Ritegno e Sai (Ci Basta Un Sogno), il primo molto più movimentato e scatenato del secondo, una ballata più dolce e romantica riadattata al suo stile. È quest'ultima a passare la prima fase del televoto, per poi classificarsi al quinto posto complessivo, dietro artisti più quotati come Marco Mengoni, Elio E Le Storie Tese, Modà e Malika Ayane. Nell'album è presente, inoltre, anche uno dei brani storici della kermesse sanremese, vincitrice nel 2011, Luce (Tramonti A Nord-Est) di Elisa, in una versione ovviamente rivista in chiave blues-jazz e molto più audace rispetto all'originale.
Attualmente Gualazzi è in Francia per ottenere un successo più ampio, anche su scala europea, e per pubblicizzare i suoi lavori recenti e passati, in una sfida (un po' ad armi impari, secondo il sottoscritto) contro la musica-non-musica che va di moda da diversi anni ormai. La sfida è un po' folle (appunto), ma Raphael ha la voglia e la capacità di affermarsi come uno dei migliori artisti europei nel suo genere, e anche in assoluto.