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mercoledì, agosto 19, 2015

Percy Jackson e gli dei dell Olimpo. La maledizione del titano

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo | La maledizione del titano
Rick Riordan
Mondadori
Una pericolosa impresa attende Percy Jackson: insieme a Talia e Annabeth deve introdursi in una scuola di New York per portare al Campo Mezzosangue Angelo e Bianca, due potentissimi fratelli, eludendo la sorveglianza del vicepreside. Ma sotto le spoglie dell'aguzzino si nasconde un mostruoso emissario del perfido Crono, che rapisce Annabeth! Per salvarla, Percy avrà bisogno di tutto il suo coraggio, nonché dell'aiuto di un gruppo di Cacciatrici molto più toste di quanto immaginasse... Tra le zampate di un vorace leone, gli agguati di una non meno affamata torma di zombie e perfino la carica di un gigantesco cinghiale, il gruppo di eroi affronterà un viaggio pieno di insidie per giungere al cospetto di Crono. Ma prima dovrà battersi contro il suo Generale, Atlante, costretto da una maledizione a reggere il peso della volta celeste. Chi gli spiegherà che non era il caso di prendersi una pausa appoggiandola proprio sulle spalle della povera Annabeth? 
Nonostante sia pieno inverno, Percy, Annabeth e Talia, la rediviva figlia di Zeus, vengono convocati urgentemente dal loro amico Grover per una missione speciale: scortare al Campo due nuovi Mezzosangue appena scovati, i fratelli Bianca e Nico Di Angelo. Giunti sul posto, però, i tre semidei troveranno una brutta sorpresa ad attenderli: la presenza degli emissari del loro nemico numero uno, il Titano Crono. E nel parapiglia seguente, uno di loro finirà in grossi guai.
Terzo capitolo delle avventure di Percy Jackson e compagni, La maledizione del Titano riesce ad appassionare e a far ricredere i tanti che posson pensare che questa saga sia solo per adolescenti, e che vada ad intaccare la mitologia greca con storie comiche e di scarso spessore. Ovviamente questo pensiero nasce se avete letto con disattenzione i primi due romanzi, già molto avvincenti e ben scritti. Ma in questo capitolo trovate davvero una sterminata successione di riferimenti a miti greci, dai più importanti ai meno noti, per i quali bisogna avere una base culturale adatta, per poter capire i tanti e minuziosi riferimenti.
Molto avventuroso, i nostri protagonisti si trovano davanti a tante sfide pericolose e a delle scelte che li introducono pian piano nel mondo degli adulti. Amicizia, amore, rispetto, coraggio, ma soprattutto il tema della famiglia, sono gli argomenti che fanno da cardine nella storia, arricchita di viaggi difficili e nemici senza scrupoli.
Lo schema narrativo (cambio di stagione a parte) è praticamente identico agli altri due libri, però in questo caso alcuni affascinanti elementi hanno contribuito a ridare vitalità alla storia, soprattutto l'entrata in scena di Artemide e delle sue Cacciatrici (il personaggio di Talia, che prometteva assai bene, non mi sembra sia stato invece sfruttato fino in fondo). Miti antichi ben integrati nel tessuto della storia, e finalmente si comincia a intravedere qualche approfondimento nel rapporto fra i protagonisti.

mercoledì, ottobre 30, 2013

I Doppelgänger: tra mitologia e cinema

Cari prudenti, Halloween, è quasi vicino, anzi vicinissimo, mancano pochissime ore alla festa più inquietante dell'anno. Per l'occasione ho scelto un'argomento abbastanza creepy: i doppelgänger, che ultimamente vanno molto di moda soprattutto nei telefilm, come The Vampire Diaries, e Ravenswood.
Questo mito però ha origini ben più antiche di quanto si possa pensare. Il termine doppelgänger, deriva dal tedesco doppel ("doppio") e Gänger ("che va", "che passa", da gehen, "andare"), e indica, il fenomeno del così detto gemello malvagio, o la visione del proprio riflesso con la coda dell'occhio. E' possibile ritrovare qualche testimonianza, nell'antico Egitto, esattamente nel mito “The Greek Princess”. Il mito è una rielaborazione della Guerra di Troia secondo un punto di vista egiziano, nel quale si narra che venne inviato a Paride un Ka (doppelgänger), di Elena per sedurlo e per fermare la guerra di Troia.
How They Met Themselves D.G.Rossetti (1864)
Questo tema è giunto fino al nord Europa, e come molti di questi fenomeni paranormali, si sono venute a creare non poche leggende folkroristice, una delle tante è che una volta incontrati il proprio doppio spettrale si è perseguitati per sempre, oppure che l'incontro con la propria copia sia un semplicissimo presagio di morte imminente.
Nel corso dei secoli, scrittori e sceneggiatori ci hanno fornito molteplici interpretazioni, e hanno contribuito ad impreziosire sempre più questa leggenda.

Screencap dal film Dorian Gray (2009)
Uno degli esempi più famosi e più emblematici è “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Non ci avevate mai pensato vero? L'idea classica del doppio c'è, la cattiverie pure, la doppia personalità anche, cambia solo il modo in cui doppi vengono mostrati: uno è reale, mentre l'altro è un quadro che ha fattezze identiche a Dorian. Il tutto inoltre è accentuato maggiormente dal concetto dell'esteta, e da una filosofia di vita abbastanza fuori dalle righe, ma questo è un altro discorso.


Fan-Made The Black Swan (2010)
Anche nel mondo del cinema il tema del doppelgänger si è costruito la sua identità. Uno degli esempi più moderni, che ha attinto a piene mani dalla mitologia, e ne ha rielaborato il concetto anche sul piano psicologico è “The Black Swan” di Darren Aronofsky.
Nina, protagonista del film, è una giovane ballerina che danza in una compagnia di New York. Il suo sogno è quello di interpretare i due cigni nell'opera “Il lago dei cigni”. Il suo desiderio sembra realizzarsi quando il direttore decide di nominare lei come prima ballerina, ma ben presto l'uomo capirà che forse sceglierla non sia stata un'ottima idea, in quanto non riesce a trasmettere la sensualità e l'erotismo del cigno nero. Da qui nascerà un intenso e travagliato dibattito interiore che si concluderà in modo tragico.

E se invece i nostri doppi incontrassero il mondo della magia, dei vampiri e delle streghe, cosa ne uscirebbe?
Infinite variazioni e storie, che vanno dalla clonazione di una persona, alla creazione di una doppio, anzi di un mondo creato ad immagine e somiglianza, solo che capovolto come moralità.
Credo di avervi trattenuti abbastanza dal vostro Halloween con i miei doppelgänger. Ci rivediamo a Novembre con nuove storie e nuove avventure. 
p.s. Guardatevi attorno mentre fate dolcetto o scherzetto, perchè potreste trovare un vostro doppelgänger.

martedì, maggio 21, 2013

L'innocenza (spesso ingannevole) delle Fate.

Esiste un mondo parallelo al nostro. O meglio, alcuni credono che esista.
All'orizzonte, nei punti di confine, o sotto i nostri piedi. Un velo che separa qualcosa di magico e meraviglioso ma allo stesso tempo maligno e vendicativo. Si tratta delle Fate.
Stranamente da quanto si possa pensare, nel Nord Europa vi è una grande tradizione che le precede, riti e misteri, superstizioni e credenze.
Non tutti possono permettersi di vedere un vero e proprio abitante del regno delle Fate: ciò dipende non solo dalla loro volontà ma anche da una nostra caratteristica. Avere innocenza nel nostro cuore.
Ora vi spiegherete perché tanti bambini disegnano esseri volanti e piccoli sui loro fogli colorati.
Il loro animo è puro, innocente, trasparente.
Purtroppo gli adulti perdono queste qualità e ritornano nel “buio”, nella realtà, allontanandosi dal mondo fatato.

Ma che cosa sono le Fate? Da dove vengono?

La mitologia norvegese racconta che le larve che uscirono dal gigante Ymir si trasformarono in Elfi della Luce ed Elfi delle Tenebre, i primi buoni e felici, gli altri oscuri, malefici e abitatori del buio. La versione
islandese, invece, si ricollega alla Bibbia: Eva, mentre lavava i suoi figli, vide Dio e per paura nascose coloro che non aveva ancora pulito. Dio le chiese se fossero tutti lì e lei rispose che solo i bambini alla luce erano suoi. Così, i piccoli catturati dall'ombra divennero Elfi e Fate e crearono il popolo di Huldre.
Secondo altre tradizioni, sono angeli caduti, o spiriti pagani fermi nel “Purgatorio”, non abbastanza buoni per il Paradiso e non abbastanza crudeli per l'Inferno, ma è un'ipotesi improbabile, il mondo delle Fate è persino più antico del cristianesimo di molti milenni.

Il termine Fata deriva dall'antico “faunoe” che nella mitologia pagana indicava le compagne dei fauni, creature capaci di predire il futuro e soprassedere agli eventi umani. Ma proviene anche da “fatica”, parola che nel Medioevo era sinonimo di “donna selvatica”, ovvero donna dei boschi e del mondo naturale in genere.

Le loro terre sono nascoste ai nostri occhi, alla nostra realtà: sono parallele al mondo umano ma sempre collegate da un filo sottile. Possono svelarsi senza preavviso e stabilire un contatto che poi verrà interrotto. Non viviamo su stessi piani, anche se ci è dato vederci. Alcune Fate rapiscono gli uomini o li maledicono, a loro piacimento. Da sempre sono invidiose dei nostri sentimenti in quanto non posso sentire come noi. Vorrebbero gioire o commuoversi ma a loro è proibito, per questo spesso ci procurano guai o interferiscono col nostro destino.
Anche se creature di rozza sostanza vitale sono attratte da ogni forma di creatività: tutti gli artisti, scrittori, musicisti sono in debito con una forza sconosciuta che dona loro ispirazione. Ecco, si tratta proprio delle bellissime ed invisibili Fate.

Che il loro regno sia nel bosco o su un isola deserta al largo del mare sono sempre vicino a noi.
Avalon è probabilmente l'isola delle Fate più famosa. Si narra che il leggendario Re Artù sia stato portato qui ferito a morte per essere curato da quattro regine e ora giaccia,
con i suoi cavalieri, nel cuore di una collina immaginaria, immerso in un sonno profondo, dal quale si sveglierà quando ci sarà il bisogno di governare le sue terre.

Il regno di questi esseri misteriosi e magici è talmente vasto da non poterlo sintetizzare totalmente in poche parole. Tante sono le figure che lo abitano e tanto strani sono i loro nomi e i loro poteri.
Ma è importante ricordare una cosa: la chiave per scorgerle al confine del buio o delle ombre è l'innocenza. Aprite il vostro animo alla purezza, al sentimento chiaro e infantile che scorreva nel vostro cuore e potreste intravedere una piccola luce che vi catturerà all'istante. Quella è una Fata.
Ma attenti: ci si può smarrire facilmente.