Vasilij Vasil'evič Kandinskij, il pittore e creatore russo, più
noto come Vassily Kandinsky, è il creatore della pittura astratta. Da
studente di legge, trova poi nell’arte la sua vocazione, si stabilisce a
Monaco, città nella quale si sta cercando di abbandonare la moda simbolista e
dove fonderà il gruppo Phalanx. Questo per Kandinsky è il periodo della
sperimentazione, passa dal dipingere paesaggio scuri e ombrosi ai temi fantastici
della tradizione russa e medioevale, fino allo sperimentare con il chiaroscuro
che lo porta a creare i primi esempi di pittura astratta.
Si dedica a numerosi viaggi tra Europa e Africa, fino a stabilirsi in Alta Baviera dove nasceranno i primi lavori in cui, il contrasto fra colori accesi e antinaturalistici, tra immagini prive di volume e nuove forme e colori, lo porteranno a dipingere l’astrazione dal reale.
Nel
1910, nel suo primo acquerello astratto, predominano due colori: il rosso e l’azzurro.
Il critico d’arte Giulio Carlo Argan dirà che: “Il rosso è un colore caldo e tende a
espandersi; l'azzurro è freddo e tende a contrarsi. Kandinskij non applica la
legge dei contrasti simultanei, ma la verifica; si serve di due colori come di
due forze controllabili che possono essere sommate o sottratte e, secondo i
casi, cioè secondo gli impulsi che riceve, si avvale di entrambi affinché si
limitino o si esaltino a vicenda. Ci sono anche segni lineari, filiformi; sono,
in un certo modo, indicazioni di movimenti possibili, sono tratti che
suggeriscono la direzione ed il ritmo delle macchie che vagano sulla carta.
Danno movimento a tutto l'acquerello.
Chi si ritrova davanti ad un
suo lavoro è disorientato dal modo in cui usa la linea, essendo questa allo
stesso tempo un elemento indipendente e un limite per il colore.
Le sue opere astratte potrebbero essere raggruppate in tre gruppi che anche per
le loro denominazioni indicano il legame di Kandinskij
con la musica, si tratta infatti di "impressioni",
"improvvisazioni" e "composizioni". Impressioni
sono i quadri nei quali resta ancora visibile l’impressione diretta della
natura esteriore; improvvisazioni, sono quelli nati improvvisamente dall’intimo
e inconsciamente; le composizioni quelli alla cui costruzione partecipa il
cosciente, definiti attraverso una serie di studi. Kandinsky dopo questo
passaggio, non ritornerà mai più alla pittura figurativa.
Kandinskij, nelle sue opere,
espone le sue teorie sull'uso del colore che mostrano un nesso strettissimo tra
opera d'arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti
sullo spettatore:
- un "effetto fisico", superficiale e basato su sensazioni
momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore
piuttosto che di un altro;
- un "effetto psichico" dovuto alla sensazione spirituale che attraverso il colore raggiunge l'anima. L'effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono.
- un "effetto psichico" dovuto alla sensazione spirituale che attraverso il colore raggiunge l'anima. L'effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono.
Perciò il rosso, ad esempio,
risveglia in noi l'emozione del dolore, non per un'associazione di idee (rosso-sangue-dolore),
ma per le sue caratteristiche, per il suo "suono interiore".
Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest'effetto: il colore
è il tasto, l'occhio è il martelletto, l'anima è un pianoforte con molte corde.
Il colore può essere caldo o freddo, chiaro o scuro. Questi quattro
"suoni" principali possono essere combinati tra loro: caldo-chiaro,
caldo-scuro, freddo-chiaro, freddo-scuro. Il punto di riferimento per i colori
caldi è il giallo, quello dei colori freddi è l'azzurro.
Kandinskij, sempre in base
alla teoria secondo la quale il movimento del colore è una vibrazione che tocca
le corde dell'interiorità, descrive i colori in base alle sensazioni e alle
emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali. Egli
si occupa dei colori primari (giallo, blu, rosso) e poi di colori secondari
(arancione, verde, viola), ciascuno dei quali è frutto della mescolanza tra due
primari. Così il prorompente giallo sarà paragonato al suono di una tromba, l’azzurro,
il blu dal tono più chiaro, sarà associato al suono prodotto da un flauto, il vitale
e vivace rosso al suono di una tuba fino ad arrivare ai due
non-colori/non-suoni rappresentati dal bianco e dal nero; il primo è dato convenzionalmente
dalla somma di tutti i colori dell'iride, ma è rappresenta un mondo in cui
tutti questi colori sono scomparsi, di fatto è un muro di silenzio assoluto,
però un silenzio di nascita, ricco di potenzialità, e rappresenta quindi la
pausa tra una battuta e l'altra di un'esecuzione musicale, che prelude ad altri
suoni. Invece il nero è mancanza di luce, è silenzio di morte, è la pausa
finale di un’esecuzione musicale.
Ho voluto evidenziare questo
aspetto della creatività di Kandinsky proprio perché i colori sono quelli che
colorano le nostre giornate, che danno vita ai momenti della nostra vita e che
ingiustamente non hanno l’importanza che meritano. Adesso quando passeggiando
sentiamo il giallo calore del sole sulla nostra pelle potremo anche pensare
alla melodia che ci sta regalando.
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